Considerazioni di un tifoso professionista, di Toni Cappellari/18 – Tra passato e futuro… misteri e problemi

di Toni Cappellari

Nella settimana che più tragica non si può per lo sport milanese (calcio, basket, volley),  Cantù si riabilita contro una Virtus Bologna che però può fare ben poco con americani di quel livello. Domenica ero al Pianella,  e dire che sono stato impressionato dagli italiani è poco: Abass ha fatto una partita super, ed è un ragazzo livello scudetto se non si perde; Imbrò  ha tenuto il campo da leader; Fontecchio ha alternato cose belle a soluzioni che poteva risparmiarsi (…ma c’è l’età);  Cuccarolo ha tenuto bene il campo con rimbalzi e stoppate, infine Mazzola è il meglio dei suoi.

Potrei andare avanti con Gentile, Boise, Portannese… ma direte che sono un po’ ripetitivo. Forse è vero, ma per quel che può contare, continuerò a battermi perché gli italiani giochino di più, e non appassiscano in panchina.

Magari si pensasse a questo nei “Palazzi”, dove invece pare esplosa la “bagarre”: in Lega il Presidente Marino si è auto proposto un compenso di € 168.000 più € 35.000 di rimborsi spese: non male per due/tre giorni alla settimana, forse David Stern  sarebbe stato meno esoso. Alcune squadre hanno mostrato quantomeno un dissenso, e fra queste Sassari (Sardara assente, ha mandato il VP che si è astenuto dalla votazione), e Milano che ha votato a favore del Bilancio preventivo. ma non è più in linea con il Presidente brindisino.

Infine altro inciso, forse meno fresco, ma che tocca ahimè un evento che, cestisticamente parlando, occupò pagine e pagine nel lontano ’89: stiamo parlando di quei play-off scudetto che si chiusero con la finalissima Milano – Livorno, il canestro di Forti sulla sirena prima convalidato e poi annullato…tanti ricordano. Dopo 25 anni, il magistrato Pierfrancesco Casula ha riportato nel libro “Lessico Giudiziario Minore” una sua interpretazione sull’andamento di quella post-season, e con un copione ben preciso: Milano aiutata dalla politica su una sponda, e su quella dei “dannati” la piccola, coraggiosa Livorno, che avrebbe perso quello scudetto per una manovra ordita nei palazzi romani.

La ricostruzione però non termina qui, visto che le parole della l’allora GM Pesarese Gatti  assicurano il favoritismo pro-Olimpia anche nella semifinale che vide la Scavolini venne sconfitta da Milano per 2-0. In gara uno, a Pesaro, le Scarpette rosse allenate da Franco Casalini furono premiate da una vittoria a tavolino anche se il responso del campo era stato nettamente a favore dei marchigiani, 91-78 il risultato. Ma la gara fu caratterizzata da un episodio, la famosa monetina che, gettata dagli spalti, colpì alla testa Dino Meneghin che finì all’ospedale. I giudici accolsero il ricorso di Milano che vinse a tavolino, chiudendo poi la serie in casa e volando nella finale contro Livorno.

Secondo quanto riportato da Gatti e ripreso da Casula, furono gli ex sindaci di Milano ed esponenti del PSI Carlo Tognoli e Paolo Pillitteri a telefonare a Roma, per far convocare addirittura in un Ministero il presidente della commissione giudicante e invitarlo caldamente (ribaltando la decisione presa dallo stesso la sera prima) a emettere un verdetto in favore dei milanesi. Motivo di tanto interessamento? Non tanto il tifo per l’Olimpia, quanto il fatto che vincere il titolo era l’unica possibilità per il club di non andare incontro a problemi finanziari che ne avrebbero addirittura messo in dubbio la sopravvivenza.

Io dico la mia, con la mia esperienza, la mia credibilità e la mia professionalità: il tutto è a dir poco fantasioso. Ci furono sì dei reclami, e la sentenza fu data il mercoledì successivo, firmata da un collega di Casula, il Dott. Antonio Martone, che in quel momento era membro della Corte di Cassazione. Quanto a Pillitteri e Tognoli, il primo non l’ho mai visto ad una partita, mentre Tognoli, che invece al Palalido c’era spesso, peccato che vista la sua discrezione non avrebbe fatto una telefonata nemmeno sotto tortura. Secondo il magistrato la società era in cattive situazioni finanziaria e in caso di mancato scudetto avrebbe potuto portare al fallimento: ERRORE, visto che la proprietà prima di Pesaro e dopo Pesaro era della famiglia Gabetti, che rimase proprietaria per altri otto anni con il Dott. Gian Mario Gabetti Presidente. Caro magistrato Pierfrancesco Casula… prima di scrivere si documenti.

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