DNA Gold Review – Trento prova la fuga, in coda risalgono Trieste, Verona e Napoli

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L’undicesima giornata di DNA Gold ha incoronato l’Aquila Trento ancora capolista solitaria, con quattro punti di vantaggio sulle immediate inseguitrici (e finora non era mai successo, anche estendendo il discorso a Serie A e DNA Silver). Per la squadra di Buscaglia, successo molto importante a Barcellona, con i bianconeri che si confermano la vera bestia nera dei siciliani. Già nella scorsa stagione, infatti, Pascolo e compagni eliminarono la Sigma sia nei quarti di finale playoff che in Coppa Italia, trionfando peraltro in tutte e quattro le sfide disputate al PalaAlberti. Un dato clamoroso, considerando che il palasport siciliano è storicamente un fortino quasi inespugnabile, e invece Trento ha addirittura allungato la striscia di successi esterni contro gli uomini di Perdichizzi, imponendosi anche domenica scorsa al fotofinish. Un tap-in di Pascolo a fil di sirena ha infatti consegnato i due punti agli ospiti, bravi ad uscire molto più determinati dall’intervallo lungo con un parzialone di 0-11 che ha rimesso la gara in equilibrio dopo il +12 locale all’intervallo. E anche nel finale l’Aquila non ha tremato, spinta dal solito Pascolo (14 punti e 13 rimbalzi) ma come al solito sfruttando il contributo di tutti, sia tra gli esterni (29 punti in due per Triche ed Elder) che tra i lunghi (doppia cifra sia per Baldi Rossi che per Lechtaler). Barcellona invece incassa il secondo KO consecutivo, che ridimensiona un po’ i giallorossi dopo il filotto precedente di quattro successi. Collins e Young (4/15 dall’arco in due) non possono sempre fare pentole e coperchi, pur se supportati contro Trento dal duo Maresca-Filloy (18 punti l’ex trevigiano, 20 con 11 rimbalzi per l’italoargentino). La verità è che contro le grandi Barcellona sta pagando qualcosina di troppo sotto canestro (per ora molto sotto le aspettative Fantoni, 1 punto in 20 minuti contro Trento), ma anche le sole otto rotazioni sono forse un po’ troppo strette, soprattutto quando c’è qualche assenza (in questo caso quella di Natali). Coach Perdichizzi è abituato a vincere campionati con squadre corte (a Brindisi per esempio vinse con otto giocatori contati): ma in una stagione che oltre alla regular season prevedrà i playoff, con partite ogni tre giorni, servirebbe forse qualche alternativa in più. Anche perché gli Under che completano il roster non hanno praticamente mai visto il campo, neanche nelle situazioni di grande vantaggio. Uno dei risultati più inaspettati di giornata arriva dal San Filippo di Brescia, che l’Azzurro Napoli è riuscito ad espugnare per 68-76 dopo un tempo supplementare. Sorprende il secondo KO interno consecutivo di Brescia (che prima aveva sempre vinto di fronte al proprio pubblico), ma forse ancora di più il successo di Napoli (il primo dell’anno in trasferta): solo una settimana prima i partenopei erano stati duramente contestati dal proprio pubblico dopo la pessima prestazione contro Verona, quarta sconfitta consecutiva. Non poteva esserci miglior riscatto, su uno dei parquet più difficili del campionato e al termine di una gara in cui gli uomini di Cavina hanno ben imbrigliato l’attacco di casa (anche grazie al 4/20 da 3 della Leonessa), restando sempre incollati nel punteggio. MVP uno strepitoso Weaver con 26 punti, giocate importanti (soprattutto a inizio gara) anche dall’ex di giornata Brkic, ma tutti e nove gli uomini impiegati dal coach emiliano hanno contribuito con almeno un canestro. Chissà che un successo del genere non possa aver finalmente sbloccato quella che per ora è la squadra che ha raccolto meno nei risultati, rispetto alle aspettative iniziali. Per Brescia arriva invece il secondo KO interno consecutivo: in entrambi i casi la Centrale del Latte si è arresa dopo un overtime (come avvenuto anche a Trapani), e si può dire che la ruota stia iniziando a girare nel verso sbagliato per Di Bella e compagni: per ben sei volte Brescia aveva vinto con uno scarto compreso tra gli 1 e i 5 punti quest’anno. Oltre alla scarsa vena da fuori, contro l’Azzurro ha inciso la peggior prova stagionale di Fultz (1/5 dal campo e 7 palle perse, per un pesante -9 di valutazione), uomo chiave per le fortune della Leonessa. Si ferma anche Capo D’Orlando, che interrompe a sette la striscia di vittorie consecutive cedendo al PalaFantozzi contro la sempre più sorprendente Trieste. Gli uomini di Dalmasson conquistano il terzo successo consecutivo, ma fa impressione soprattutto il valore delle avversarie sconfitte: Torino, Barcellona e Capo D’Orlando sono tre delle squadre più accreditate dell’intero torneo, alle quali va aggiunta anche Verona (sgambettata da Ruzzier e compagni alla terza giornata). Successo meritato quello degli ospiti, sempre avanti nel secondo tempo e capaci di colpire con tanti uomini diversi non dando riferimenti precisi agli avversari. Otto giocatori vanno infatti a segno con almeno 5 punti, con l’arma del tiro dalla distanza decisiva negli ultimi due quarti (6/10 dai 6.75). L’Orlandina è invece meno brillante del solito, al di là del solito Archie (23 punti con 9 rimbalzo) e non riesce mai ad opporsi veramente all’allungo di Trieste nel secondo tempo. Molto male Basile e compagni dall’arco (17.4 %), senza riuscire a sfruttare i 17 liberi in più tirati rispetto agli avversari: uno stop dopo una striscia così lunga di vittorie ci può ovviamente stare, ma anche guardando i risultati delle dirette concorrenti resta un po’ di rammarico, per una giornata che avrebbe potuto regalare all’Upea il secondo posto solitario. Torna alla vittoria Torino, e lo fa con grande autorità dominando fin dall’inizio su Veroli, in una partita che non ha mai avuto storia (53-25 l’eloquente parziale dei primi due quarti). Nel giorno del debutto degli americani Bowers (4 punti in 18 minuti) e Steele (solo 4 minuti in campo), ancora ovviamente lontani dalla miglior condizione, è ancora il nucleo italiano a trascinare la Manital. 19 punti a testa per Amoroso e Mancinelli, il primo killer dalla lunga distanza (5/6, stesso ruolino per Evangelisti), l’altro infallibile dalla lunetta con 9 tentativi tutti andati a segno. Prestazione praticamente perfetta in fase offensiva per gli uomini di Pillastrini (privi di Wojchechovski e Zanotti, assenze di cui comunque la PMS non ha risentito nel corso del match), praticamente perfetti in tutte le percentuali di tiro oltre che dominanti a rimbalzo (32-21 il computo finale). Dopo undici giornate Torino ha sette vittorie, non potendo mai schierare il roster al completo. Legittimo che i tifosi piemontesi si aspettino un campionato di vertice, anche se l’obiettivo dichiarato della società è quello di puntare al salto nella massima serie solo nella prossima stagione. Prosegue invece il momento negativo di Veroli, che mai nelle precedenti sconfitte si era lasciata travolgere come avvenuto domenica scorsa al PalaRuffini. Primo tempo horror per gli uomini di Ramondino, inefficaci in attacco ma soprattutto in difesa (il punto di forza dei ciociari, almeno fino a un mesetto fa): tardivo il tentativo di risveglio nel secondo tempo, guidato dai 18 punti di Casella e dai 14 di un Tomassini in crescita rispetto alle ultime uscite. Curioso che il calo di Blizzard e compagni sia iniziato proprio dopo il derby perso a Ferentino, a testimonianza di come evidentemente certe partite lascino più strascichi di quanto sia lecito aspettarsi. Nel gruppo delle inseguitrici va re-inserita anche Verona, che sembra essersi messa alle spalle il periodo di crisi, con il terzo successo consecutivo ottenuto ai danni di Trapani. Una vittoria non così netta come lascerebbe pensare il punteggio (90-68 il finale), maturato soprattutto grazie al +19 della Tezenis nell’ultimo quarto. Ma rimangono due punti preziosi per la squadra di Ramagli, dominante sotto canestro (46 rimbalzi, la metà dei quali del tandem Callahan-Gandini) e brava a sfruttare la buona vena offensiva di Smith (22 punti per l’ex canturino). Note positive anche da Carraretto, che sta dimostrando maggiore efficacia partendo dalla panchina, e in generale da un attacco che (eccezion fatta per il terzo periodo) non è mai sceso sotto i 20 punti a quarto. Da rivedere soprattutto il rendimento di Taylor e Da Ros (5/19 dal campo), pedine fondamentali di un gruppo che sta comunque mostrando incoraggianti segnali di risveglio. Trapani torna invece in Sicilia con un passivo piuttosto bugiardo, con la squadra di Lardo che se l’è giocata alla pari per tre quarti: brusco il calo negli ultimi dieci minuti, maturato anche a causa della serata non brillantissima degli italiani della Lighthouse. Il solo Renzi ha infatti raggiunto la doppia cifra, assieme ai soliti Lowery e Parker (37 punti in due), che hanno fatto pentole e coperchi. Per vincere in trasferta serve qualcosina in più, anche da una panchina che continua a dimostrarsi povera di talento per la categoria (-9 di valutazione il magro bilancio messo assieme da Rizzitiello, Ianes e Bossi, nessuno di loro raggiunge i 5 punti di media in campionato). Il ritorno al Biella Forum coincide con i due punti ritrovati dall’Angelico Biella, reduce da due sconfitte di fila (entrambe maturate però in trasferta). Contro Imola l’equilibrio dura un quarto e mezzo, poi i rossoblu scavano il solco decisivo grazie all’ottima percentuale da 2 (26/38) e più semplicemente visto il grande divario tra le due squadre. L’Aget, sempre più sola in fondo alla classifica, non ha mai perso con meno di 20 punti di scarto in trasferta e sembra in crisi di identità prima ancora che di risultati. Al Biella Forum gli ospiti mettono insieme un misero 22 di valutazione totale, crollando alle prime difficoltà nonostante il cuore di Dordei e Poletti (ultimi ad arrendersi, 33 punti in due). L’Angelico invece continua a divertire il proprio pubblico con un gioco offensivo e la verve dei suoi giovani: domenica scorsa il migliore è stato Lombardi (15 punti), positivi anche Raspìno e De Vico. Importante poi, come al solito, il contributo dei due americani (realizzatori principali di una squadra che manda otto uomini oltre i 4 punti di media) in una vittoria che porta a quota sei la striscia consecutiva di vittorie interne dell’Angelico. Tra le squadre più in forma del momento c’è anche Ferentino, che contro una Jesi ancora a secco lontano dal PalaTriccoli firma il quinto successo nelle ultime sette gare (dopo lo 0/4 iniziale). A fare la differenza, l’ottima prestazione offensiva degli uomini di Gramenzi (93 punti segnati, solo contro Imola la FMC aveva fatto di meglio) maturata anche grazie al 50 % da 3. Partita a due facce, con un primo tempo favorevole agli ospiti (trascinati dal solito caldissimo Goldwire, 30 punti a segno) e la reazione di Ferentino che dopo l’intervallo ha prodotto un 54-30 che ha letteralmente rovesciato in due la gara. MVP da assegnare probabilmente ad uno scatenato Pierich (26 punti), molto bene anche Johnson (22 punti), che non sta facendo rimpiangere l’infortunato Green, ed il solito Ryan Bucci. Prosegue anche il recupero di Mosley, impiegato per 27 minuti anche se poco incisivo in attacco (2 punti, 1/7 al tiro): Ferentino è già uscita dalla zona calda della classifica, e proseguendo su questi ritmi può provare ad inserirsi nella corsa playoff. Ancora male invece la Fileni in trasferta, con la squadra di Coen che spara tutte le cartucce nel primo tempo spegnendosi alla distanza: l’assenza di Jukic, per una squadra così corta, pesa più del dovuto ma non può bastare a giustificare i 54 subiti dopo l’intervallo. Anche perché per Jesi è la terza trasferta consecutiva con più di 85 punti incassati, e con 49 punti di scarto complessivo subiti. Detto del solito arrembante Goldwire, positivo anche Santiangeli (perfetto dai 6.75) mentre Maggioli e Rocca ancora una volta si sono resi protagonisti di una prestazione alterna. Inutile poi dire che i marchigiani hanno pagato la stanchezza dei titolari (impiegati tutti oltre i 30 minuti), considerando i soli due cambi a disposizione (discreto impatto di Fallucca, male invece Gaspardo). Nello scontro salvezza del PalaFerraris, a gioire è Casale Monferrato che superando Forlì vola a +4 in classifica sui romagnoli e per la prima volta in stagione riesce a mettere insieme due vittorie consecutive. Il +20 finale è comunque decisamente eccessivo per quanto si è visto sul parquet, con una partita equilibratissima per tre quarti (con le due squadre particolarmente in difficoltà nel trovare la via del canestro) prima del 23-4 dell’ultimo periodo che ha spianato la strada agli uomini di Griccioli. Un parziale frutto anche della pochissima benzina rimasta a Forlì: Sergio e compagni hanno uno dei roster meno profondi del campionato, che le assenze di Ferguson e Ravaioli hanno ulteriormente spolpato costringendo coach Galli a utilizzare nello starting five il giovanissimo Gualtieri e i convalescenti Crow e Saccaggi. Un quadro con il quale era difficile riuscire a portarsi a casa la vittoria, nonostante i 23 punti (con 17 rimbalzi) del solito Cain, che da solo ha fatturato più della metà dei punti dell’intera Forlì (fermatasi a 45). Casale ringrazia invece soprattutto un Dillard da 23 punti, positivo anche Martinoni (16+8) che sta giocando parecchi minuti anche da 5, complici le difficoltà di Bruttini (negativo anche contro i romagnoli, 0 punti e -3 di valutazione in 15 minuti). CLASSIFICA Aquila Trento 18 Centrale del Latte Brescia 14 Upea Capo D’Orlando 14 Sigma Barcellona 14 Angelico Biella 14 Manital Torino 14 Lighthouse Trapani 12 Tezenis Verona 12 GZC Veroli 12 FMC Ferentino 10 Pall.Trieste 2004 10 Novipiu Casale Monferrato 8 Fileni BPA Jesi 8 Expert Napoli 8 Credito di Romagna Forlì 4* Aget Imola 2 *-2 punti di penalizzazione