Dual & Post Career: Giba a tu per tu con Giovanni Vildera

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Ventunesima puntata della rubrica “Dual & Post Career”.

Il protagonista è Giovanni Vildera, classe 1995 di 205 cm.

Nativo di Montebelluna e cresciuto a Padova, Giovanni inizia a giocare nel Petrarca Basket, per poi passare al settore giovanile della Reyer Venezia, dove disputa per due anni consecutivi la Finale Scudetto Under 19 e ha l’occasione di vestire per qualche partita anche la maglia della prima squadra.

L’esordio in Serie A2 avviene nel 2014 con Omegna, dove resta due stagioni per poi passare aSiena, sempre nella seconda lega.

Nel 2018 il passaggio al Biella, per poi trasferirsi a stagione in corso a Rieti, arrivando al secondo turno dei playoff con buoni numeri (12,3 punti e 5,6 rimbalzi di media). La stagione successiva resta fra i sabini con il grado di Capitano e mette insieme un’altra bella stagione conclusa a 10,7 punti, 6,5 rimbalzi e 1,4 assist di media.

Da questa stagione gioca in Serie A, con Treviso.

Questa è la nostra intervista.

Giovanni, conquistare la massima serie “a casa propria”, dopo aver girato l’Italia e guadagnato minuti e considerazione, che sensazione è?
«Conquistare la Serie A dopo tanti anni di gavetta e di fatica è molto bello e veramente soddisfacente: una bella sensazione. Poi a casa mia, cioè a Treviso che è molto vicino alla mia città, Padova, è veramente fantastico. Poter vivere questo traguardo con i miei amici e con la mia famiglia molto vicini è stupendo e spero tanto che sia solo l’inizio e ci siamo ancora tanti altri anni in Serie A».

Quali sono le differenze maggiori fra Serie A2 e Serie A, a livello tecnico e anche a livello umano e gestionale?
«Le principali differenze riguardano il livello fisico richiesto a ogni giocatore, anche se per quanto riguarda l’aspetto tecnico sono ancora più convinto che molti giocatori in A2 possono fare molto bene in Serie A. A livello umano e gestionale è diverso, perché essendoci più americani che italiani devi saperti aprire di più al loro mondo e aiutarli nelle loro difficoltà».

Da protagonista nella seconda lega a uomo squadra nella massima serie: cambia qualcosa a livello di atteggiamento mentale?
«Beh sì, cambia molto. Devi essere disposto a fare un passo indietro e metterti in gioco, guadagnarti ogni minuto, ma soprattutto essere produttivo subito quando entri in campo. Non è facile, ma sono sicuro che se non molli qualcosa di buono viene fuori per la tua carriera e cresci sicuro».

Quando hai deciso di giocare a basket?
«In realtà nasco come tennista, per una passione di mio papà. Poi, intorno a 10 anni ho scoperto il basket e a 14 ho smesso col tennis e proseguito con la pallacanestro».

Chi è il tuo mentore, la persona che più è stata preziosa, finora, per la tua carriera?
«Il mio procuratore, Lorenzo Vandoni. Sono veramente felice di averlo incontrato, perché è una persona che stimo assolutamente, anche al di fuori del mondo lavorativo, e con cui ho un rapporto bellissimo. Dal punto di vista professionale mi è sempre stato vicino, anche nei momenti più difficili, e riesce ancora adesso a darmi una mano vera e concreta nella mia carriera».

Quest’anno ti sei laureato in Scienze dell’Alimentazione. Ritieni sia importante pensare fin da subito a cosa fare dopo la carriera, a livello lavorativo?
«Sì, ritengo che fin da quando finisci il liceo è importante capire i propri interessi e non fermarsi mai. Non per forza studiando cose che non appassionano, ma bisogna sempre pensare al proprio futuro prossimo in maniera costruttiva».

Da iscritto alla GIBA, grazie alla convenzione con l’Università Telematica San Raffaele di Roma, hai avuto uno sconto sulle tasse universitarie. Qual è il tuo pensiero sull’associazione giocatori e sulle sue attività a supporto degli atleti?
«La convenzione con la GIBA è stata un elemento importante, che mi ha aiutato veramente. Mi sembra che la nostra associazione stia andando nel verso giusto, con proposte interessanti, e spero che riesca a trovare sempre più supporto per risolvere le problematiche che ci sono all’interno del nostro mondo».

Quali sono i tuoi obiettivi futuri: da giocatore e dopo la carriera agonistica?
«Ho molti progetti. Sicuramente vorrei finire il mio percorso di studi con la magistrale, così da diventare biologo nutrizionista. Poi spero di continuare a giocare ancora qualche anno e avere tempo di sviluppare tanti miei progetti».

Giba.it

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