Giovani a canestro, di Maurizio Mondoni/2 – Dal Basket al Baskin, la pallacanestro che supera la diversità (prima parte)

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Il Baskin è un nuovo sport e nel 2003 muove i primi passi a Cremona, alla Scuola Media Virgilio, che intuisce l’esigenza di partire, nel praticare lo sport, dalla persona e dalle sue abilità. L’intento è di creare, partendo dallo sport stesso, un contesto inclusivo, in cui potessero coesistere più diversità possibili, in cui ognuno potesse esprimere se stesso, le proprie capacità e abilità, mettendole al servizio del compagno, nel rispetto delle caratteristiche individuali, in condizione di pari opportunità e eguaglianza. Il Basket è il punto di partenza e da esso si estrapolano le principali regole e i fondamentali del Baskin. E’ un gioco di squadra, ricco di colpi di scena, entusiasmante ed emozionante, dove è fondamentale la collaborazione di squadra, non ci sono tempi morti e in particolare tutti possono realizzare lo scopo del gioco: quello di realizzare canestro. Da qui il nome Baskin dato dell’unione di due termini Basket e Integrazione. A questo sport partecipano persone abili e meno abili, maschi e femmine, persone con disabilità differenti. Il Baskin chiama in causa in modo diretto due universi:   –       da una parte abbiamo lo sport rappresentato dal Basket; –       dall’altra parte abbiamo l’integrazione, intesa come istanza educativa volta a perseguire l’inserimento sociale che non ha come protagonista solo persone disabili ma anche normodotati, creando quel  contesto  in cui tutti possono portare il loro contributo sviluppando una crescita collettiva di integrazione.   Il Baskin è uno sport integrante e integrato, giocatori e spettatori fanno parte di un contestodove tutti hanno la stessa importanza e la differenza in campo tra i ruoli scompare, è uno sport di tutti e per tutti, in cui tutti realmente possono essere partecipi e protagonisti.  E’ stato pensato per permettere a giovani normodotati e a giovani disabili di giocare nella stessa squadra (composta da ragazzi e da ragazze). Il Baskin permette la partecipazione attiva di giocatori con qualsiasi tipo di disabilità (fisica e/o mentale) che consenta il tiro in un canestro. In questo modo si mette in discussione la rigida struttura degli sport ufficiali e questa proposta, se effettuata nella scuola, può diventare un laboratorio di società: fondamentale è il quadro del rapporto fra sport, educazione ed integrazione. Sono queste tre dimensioni che si richiamano l’un l’altra e che hanno necessità di interagire e di comunicare tra loro per dare vita ad una trama comune, in grado di valorizzare l’uomo e di conseguenza lo sport per tutti diviene l’esito finale dell’intersezione costante di questi tre elementi. Siamo di fronte ad uno sport per tutti, che punta all’integrazione, utilizzando consapevolmente lo sport ai fini di crescita dei soggetti. Un’integrazione intesa come cambiamento migliorativo di tutti gli elementi che entrano in gioco e non soltanto di quelli più svantaggiati, un processo senza soluzione di continuità e non basta affermare che lo sport possiede obiettivi integrativi solo perché occupa utilmente il tempo di persone con disabilità. L’integrazione è al centro dello sport e della disabilità, ma non è più vista solo come finalità dello sport per le persone con disabilità, ma come una caratteristica intrinseca della stessa proposta sportiva. Lo sport integrato è concepito idealmente come aperto e fruibile da tutti, perché al proprio interno possono coesistere persone con e senza disabilità, con diverse tipologie di deficit e di menomazioni, uomini e donne, con l’obiettivo di svolgere assieme attività motorie nel rispetto delle proprie caratteristiche e possibilità, non escludendo l’agonismo, la sana competizione e l’aspirazione alla vittoria, poiché laddove esiste attività sportiva esiste spirito competitivo, spirito di sacrificio, bisogno di migliorarsi, affermazione individuale e del gruppo, sicurezza psicologica, successo e insuccesso. L’educazione riesce a utilizzare il momento sportivo a fini inclusivi senza perdere di vista le caratteristiche dello sport stesso. Bisogna partire dalla persona, dal rispetto delle sue caratteristiche, dai suoi limiti e dalle sue capacità, in modo che lo sport possa divenire davvero veicolo di valorizzazione e di cultura. Il contesto sportivo ruota attraverso la persona, l’educazione e l’integrazione e prevede la partecipazione di tutti. L’importanza al momento scolastico è fondamentale poiché la scuola, luogo principe nella realizzazione dell’incontro fra normali abilità e disabilità, è chiamata a offrire ad ogni alunno l’occasione di realizzare la proprie potenzialità, consentendogli di divenire membro partecipe e attivo della comunità sociale. Questa prospettiva consente di mettere a punto progetti, ponendo al centro  un nuovo modo di concepire e vivere lo sport, il cui obiettivo non è la vittoria a tutti i costi, ma l’offerta a tutti di una preziosa occasione di crescita, partecipazione, condivisione e valorizzazione. Bisogna partire dagli aspetti positivi del soggetto, da come si relaziona con gli altri, quali possibilità ha di comunicare e come gli altri comunicano con lui, preoccupandosi di creare le condizioni migliori affinché quel soggetto possa esprimere le sue potenzialità e comprenderne le reazioni e i comportamenti. Lo sport integrato si offre veramente come un’occasione per tutti. Il soggetto con le sue abilità o inabilità, insieme agli altri, riesce a dare il meglio di sé per il raggiungimento di un obiettivo comune: giocare, divertirsi e provare a vincere. Uno sport che non divide per categorie e che non differenzia a seconda delle persone, perché ognuno farà ciò che riesce a fare, sviluppando delle sinergie all’interno del gruppo. Lo sport integrato è quell’insieme di attività ginnastiche, di gioco, di esercizio, di movimento, svolte insieme da normodotati e da soggetti con disabilità, da uomini e da donne, dove ognuno vede valorizzate le proprie potenzialità.