Giovani a canestro, di Maurizio Mondoni/5 – Alla scoperta dell' "Alleducatore"

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L’arte di insegnare Nel mondo sportivo attuale, a livello giovanile, ruotano molte figure e personalità con ruoli diversi, che dovrebbero concorrere al benessere psico-fisico del giovane atleta: una di queste è l’allenatore. E’ assodato che la definizione di allenatore tecnico è ormai obsoleta e scontata; vi è infatti la necessità di arricchirla di connotazioni e di significati profondi in virtù dell’idea che lo sport deve far parte di un contesto di vita per i giovani. Coniugare nel mondo sportivo attuale due verbi come allenare ed educare non è stato facile, ma il termine che ne è scaturito è perfetto: Alleducatore. Educare allenando Educare–allenando significa non cadere nello schematismo e nel nozionismo; occorre rivalutare il rapporto educatore-educando, occorre conoscere differenti metodi di comunicazione, non si può far apprendere   senza sapere cosa si apprende: mai il tecnicismo deve superare la persona! Allenare è difficile, educare-allenando è ancora più difficile. Educare allenando, richiede una maturità tale che non si può acquisire in breve tempo, né leggendo un libro o partecipando a un corso di formazione per Istruttori o per Allenatori e neppure assistendo ad allenamenti svolti da altri Istruttori e Allenatori. Questa maturità si raggiunge attraverso l’esperienza, la tenacia, gli errori, l’autocritica, il confronto con gli altri, l’umiltà, il sapersi arricchire continuamente imparando dagli altri e ascoltandoli. Istruire è molto importante, allenare è significativo, educare è fondamentale. Lo sport moderno è orientato verso colui che assiste piuttosto che verso colui che vi prende parte. E’ importante proporre una cultura autentica, dove educazione-istruzione e allenamento sono in stretta simbiosi, è importante conoscere a fondo ciò che si vuole insegnare, per trasmettere e promuovere la didattica che diventa cultura attraverso le proposte operative. Anche se si conosce tutto della disciplina sportiva che si insegna e non si conoscono le persone (sotto tutti gli aspetti) a cui si insegna e non si conoscono i diversi metodi di insegnamento adatti alle diverse età, non si può pensare assolutamente di essere dei buoni Alleducatori.   Un buon Alleducatore per educare, insegnare, istruire, allenare, deve: –         essere dinamico, aperto, stimarsi di più (autostima); –         prendere posizione contro il cognitivismo e l’iperistruzione ed esaltare, invece, l’educazione piena della persona. –         conoscere le motivazioni e i diversi metodi di apprendimento dei bambini e dei giovani; –         programmare gli interventi e conoscere come si educano e sviluppano le capacità e le abilità motorie, la tecnica e i fondamentali della disciplina che insegna; –         pensare che i bambini e i giovani non sono dei contenitori da riempire con esercizi, schemi e tattiche, ma sono persone che hanno diritto di decidere, di sbagliare, di provare a vincere e a perdere; promuovere la loro creatività e fantasia motoria, aiutarli a scoprirsi, costringerli al pensiero, proporre loro “situazioni-problema da risolvere” e non fornire loro subito soluzioni predeterminate da ricordare; –         motivare, gratificare, non trasmettere ansia e stress, tenere alto il livello di attenzione durante la lezioni e gli allenamenti; –         essere autorevole, credibile, innovativo, paziente, simpatico, leader; –         conoscere il proprio ruolo all’interno del gruppo o della squadra e credere nella bontà del proprio lavoro; –         mettere la propria sapienza al servizio degli altri per “farli crescere”; –         essere in grado di dimostrare, spiegare, correggere al momento giusto; –         essere un modello tra i tanti modelli che il bambino, il ragazzo, il fanciullo, l’adolescente incontra durante l’età evolutiva e dai quali deve cercare di “prendere” quello che gli serve per  formare il proprio carattere e la propria personalità. –         conoscere rapidamente il gruppo a disposizione, essere in grado di  “leggerlo” e gestirlo; –         essere un buon comunicatore, farsi accettare, accettare gli altri pur rimanendo se stesso in ogni occasione; –         educare l’agonismo, inteso come voglia di confrontarsi e da non confondersi con antagonismo (vincere a tutti i costi); l’agonismo deve essere vissuto come esperienza di crescita individuale e di consapevolezza; –         capire che istruire e allenare non significa solo insegnare le tecniche esecutive di un gesto o di una disciplina o affinarle, ma anche vivere assieme, stabilire dei legami affettivi e delle relazioni profonde che vanno al di là del puro gesto tecnico; –         insegnare attraverso ladidattica e non attraverso il didatticismo; la didattica di insegnamento deve essere una provocazione al pensare, occorre passare dal semplice al difficile, dal conosciuto allo sconosciuto; il didatticismo è una ricetta che non costringe a pensare, la didattica, invece, è animata dalla riflessione, dal pensiero, dalla meditazione e dalla verifica.; –         trasmettere cultura (e non solo sportiva) ai propri atleti. La cultura è la sintesi armonica delle conoscenze di una persona, abbinate alla sua sensibilità e alle sue esperienze. La cultura motoria esportiva è la sintesi armonica delle conoscenze di una persona, abbinate alla sua sensibilità e alle sue esperienze motorie e sportive. L’etica è il vivere e l’applicare tutto ciò in modo corretto. Le Agenzie che devono trasmettere cultura ed etica sono la   famiglia, la scuola e la società sportiva.   Se un Alleducatore funziona, i giovani avranno un grande rispetto per lui, si sentiranno a loro agio, apprenderanno bene, lo ammireranno e daranno il meglio di loro stessi. Il gioco, il gioco-sport e lo sport sono diritti primari per i bambini, per i ragazzi e per i fanciulli. Oggi l’insegnamento del gioco e dello sport ha bisogno di Educatori veri che aiutino a produrre “senza forzare la mano” e fin dove è possibile, non solo bravi giocatori o campioni, ma anche in futuro cittadini generosi, pazienti, audaci, forti, flessibili, intelligenti, creativi, disciplinati e ribelli contemporaneamente, attenti, coraggiosi e con una corretta cultura  motoria e sportiva!.

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