Il basket in trincea/3 – Thanksgiving

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Il giorno del ringraziamento, tipica e sentita festa USA, spesso determina strage di tacchini. Da questa parte dell’oceano invece, ed in Italia specialmente, il ringraziamento, fra la fine di Novembre e le feste natalizie, viene riservato a diversi allenatori. La prassi è ormai consolidata e, mancando la tradizione del thanksgiving nella cultura italiana, la frase ricorrente è: “non mangerà il panettone”.

Quest’anno, stante la crisi economica (non dimentichiamo che un esonero comporta il più delle volte un nuovo ingaggio) la consuetudine appare un pò frenata, ma molti rumors, anche in piazze importanti, si cominciano a sentire e spesso le fiducie riconfermate nascondono il non aver completato il giro d’orizzonte o non aver ancora individuato una alternativa convincente.

In questo momento le panchine più chiacchierate sono tre: Varese che ha preso un brodino battendo in casa l’ultima in classifica e facendo un’importante aggiunta al roster, Roma che vincendo in casa con la sempre più sconcertante Milano ha rimesso in carreggiata Dalmonte e Napoli, al piano di sotto, che pur manifestando fiducia a Cavina, si pone domande sul da farsi.

In precedenza aveva aperto le danze Mazzon a Venezia, sostituto da Markovski. Lasciamo perdere le serie minori. Basterebbe chiedere ai pochi allenatori disoccupati il numero di colloqui intercorsi con GM interessati a sondarne disponibilità, costi ed umori, per capire la profondità del fenomeno.

Certo in questo periodo si comincia ad avviare anche il mercato di riparazione dei giocatori che, paradossalmente, pone meno problemi. Infatti i regolamenti consentono, al contrario di quanto avviene per gli allenatori, di acquistare e cedere contratti con conseguente minor aggravio di spese. Probabilmente la norma di “tutela” imposta dagli allenatori per avere maggiori elementi di dissuasione al temuto esonero merita una riflessione e forse anche una modifica.

Ricordo che questa norma fu introdotta parecchi anni fa a seguito del fatto che un allenatore, che oggi è anche il procuratore della maggior parte degli allenatori italiani (Virginio Bernardi) arrivò a collezionare tre panchine nello stesso anno. Fu giudicato un eccesso e quindi, in realtà per favorire la categoria che finisce quasi sempre l’anno (beati loro) con zero disoccupati, fu stabilito che un allenatore esonerato non potesse più lavorare, almeno in italia, visto che all’estero l’associazione degli allenatori italiani non può fissare e neanche indurre le regole. In epoca di flessibilità del lavoro un bel privilegio.

Ma torniamo al mercato. Quello dei giocatori dicevo. Solitamente le settimane a cavallo tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre sono fatte per parlare, per sondare le opportunità che si presentano. Infatti i giocatori (per fortuna) non sono macchine ed il contesto nel quale operano spesso incide sul loro rendimento. Voglio dire che uno magari in una squadra non trova gli affiatamenti, la collocazione, le motivazioni giuste mentre, cambiando team riesce ad integrarsi meglio ed il suo valore aggiunto al gruppo aumenta di molto. Sono sottili le alchimie che determinano la qualità di una stagione e spesso neanche il più esperto allenatore o GM è in grado di valutare compiutamente tutti gli elementi che concorrono a determinare un rendimento, che, negli sport di squadra, non è mai assoluto, ma relativo.

Dunque è logico che, prima di iniziare il trasferimento dei giocatori le società, specialmente quelle che hanno perplessità sulla posizione dell’allenatore, temporeggino ed attendano le definitive (che definitive non sono mai) decisioni in merito, pur rimanendo vigili nel registrare quanto potrebbe accadere e chi potesse rendersi disponibile.

Insomma momenti di vigile attesa prima che inizi il consueto valzer: “Godi fanciullo mio, stato soave, stagion lieta è codesta e la tua festa ch’anco tardi a venir non ti sia grave”.