L’angolo di Cece/4 – Americani: consigli per gli acquisti

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Una sera di luglio di qualche anno fa, nella splendida Bormio, “capitale” un tempo del basket estivo, ho avuto il piacere di assistere ad una lezione di Bruno Arrigoni al corso per allenatori nazionali. L’ex gm storico di Cantu’ (da questa stagione alla Granarolo Bologna), stava spiegando come si forma una squadra, da cosa partire nella costruzione, quali errori non fare ecc. E visto che lui è riconosciuto da tutti, non solo nel nostro paese, uno dei più grandi esperti del mercato americano, non poteva mancare una domanda su come facesse a scovare sempre americani così forti e sconosciuti.

E con la suo solita modestia e humor che lo contraddistinguono, la risposta di Arrigoni la ricordo ancora ora: “Ricordatevi che potete informarvi e vedere tutti i video che volete, ma gli americani nuovi sono come una scatola di cioccolatini, finché non la scarti non sai se sono buoni o no”. Ovviamente questa battuta che riduce quasi alla sola “fortuna”  la presa del giocatore giusto, non da la giusta importanza al lungo e complesso lavoro di scouting e di conoscenze che ha permesso per anni a Cantù di stare ai vertici del campionato lanciando nomi nuovi e con un budget ridotto rispetto agli altri. Tra questi “colpi” è doveroso citare Shaun Stonerook, arrivato in Brianza 24 enne da una quasi sconosciuta squadra belga e bandiera per tre anni dei successi di coach Sacripanti insieme ai connazionali McCullough, Thornton e Hines.

Quindi ecco uno dei primi segreti per cercare il colpo nel mercato a stelle e strisce : seguire gli altri campionati europei. E non parlo ovviamente delle ricche Spagna, Grecia e Turchia (ora forse anche la Germania). Un costante monitoraggio di quello che avviene in leghe meno conosciute come appunto Belgio, Ungheria, Svezia, Finlandia ad esempio, spesso può regalare splendide sorprese. E non basta spesso farlo a fine stagione se vuoi arrivare prima degli altri e risparmiare qualche euro. Nelle società più importanti questo lavoro di scouting video e aggiornamento viene fatto costantemente durante l’anno, anche andando a seguire le partite più importanti (come le final four di Coppa o le finali play-off )direttamente dal vivo. Perché per ridurre il rischio dello “scartare”, è importante anche informarsi direttamente non solo sulle caratteristiche tecniche, ma anche caratteriali del giocatore, conoscere i pregi ma soprattutto i difetti che, piccoli o grandi ci sono sempre. Ho parlato di mercato europeo perché per esperienza diretta nei miei anni di vice coach a Pavia in Legadue, spesso abbiamo pescato i nostri giocatori americani in quei campionati per questioni di budget e anche per il piacere di cercare il “colpo”. A volte con poco successo ma tante altre andando a segno invece, grazie anche all’abilità e al fiuto degli affari del nostro presidente e gm Bianchi.

Ma tiriamo un attimo le fila del discorso dei giocatori a stelle e strisce e facciamo un passo indietro. Dal punto di vista economico penso di poter dire che gli american players si dividono in quattro categorie crescenti di mercato. Cominciamo il nostro viaggio dalla prima di queste, cioè quella di atleti appena usciti dal college e quindi a digiuno da qualsiasi esperienza fuori dagli Usa. Il prezzo è più basso (a parte ovviamente i giocatori di primissima fascia finiti nei giri Nba), ma anche i rischi di adattabilità ad una pallacanestro diversa da quella Ncaa (esempio 35 secondi per ogni azione d’attacco) e alle pressioni di essere subito leader sono alte.

Un esempio concreto di questi problemi di gioventù è stato per me David Logan, talento offensivo e dote atletiche super ma, nonostante i 17 punti di media poche doti di leadership e in realtà con un ruolo diverso rispetto a quello atteso di playmaker  (altro rischio dello “scartare”) . Infatti sono state necessarie alcune stagioni tra Israele e Polonia per far emergere il talento della guardia di Chicago, ora all’Alba Berlino ma che ha vestito anche le prestigiose canotte di Maccabi e Pana. Per David l’approdo a Pavia era in assoluto la prima volta “fuori” dagli States e ricordo ancora la sua malinconia nelle prime serate italiane, in cui l’esigenza principale era dotarlo di una rete internet per “combattere la saudade” di famiglia e fidanzata.  Per pescare nel folto mercato delle division Ncaa, occorrono sicuramente ottime conoscenze dirette che si possono stringere anche ad uno degli eventi più importanti che si tiene in primavera, al termine delle final four, cioè il Pit, ossia Porthsmouth Invitational Tournament. In questa manifestazione di quattro giorni, sono invitati a partecipare 64 tra i migliori giocatori di college senior (cioè che sono alla fine della loro carriera scolastica) e da parecchi anni richiama i più importanti scout NBA ed europei. E il gruppo di general manager e coach (i pochi che non siedono in panchina in quella parte per noi chiave della stagione) è manco a  dirlo capitanato da Bruno Arrigoni. Ho sentito parlare con così tanto entusiasmo alcuni amici-colleghi che sono stati a questo evento full-immersion di basket di college che sinceramente vorrei provare a parteciparvi una volta, anche se ora non mi occupo direttamente di basket senior. Ma la fame di basket non manca mai !

e visto che si parla di Usa…To be continued next week, and happy thanksgiving day ! !!!

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