Legadue “Number Wall” – Gli spettri della Legadue ai raggi X

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Se proprio dovessi cominciare con una citazione questo quinto appuntamento di Number Wall, non esiterei un attimo nel tirare in ballo un mio vecchio amico barbuto di nome Karl Marx. Che in calce al suo bravo Manifesto del Partito Comunista, disse che la sua brava teoria era vista come “uno spettro che si aggira per l’Europa”.

Ebbene, forzando un tantino il paragone, si potrebbe dire lo stesso di due pedine quasi in ombra per un pò di tempo, ma oggi mortifere sulla scacchiera di questa Legadue: Forlì, Ferentino e Brescia. Squadre spauracchio, col vento in poppa, sono le mine vaganti che nessuno, almeno in questo momento, vorrebbe ritrovarsi nei paraggi. Hanno i loro limiti, è fuori discussione, e il campo mi è testimone. Così come il campo però ci parla di squadre con un enorme potenziale, magari inespresso, e che oggi potrebbe essere esploso, forse definitivamente.

Come dimostrarlo? Con i numeri, e collegando qualche dato interessante…anche per “rincuorare” gli amici di Pistoia, Casale e Trieste, che vuoi per trend opachi, vuoi per fatti societari, o vuoi per il peso del pronostico a favore, non saranno entusiasti di avere tra le mani queste autentiche bombe ad orologeria.
Ma non perdiamo tempo, e in maniera schemtica, vediamo per ciascuna chi e cosa va da un pò di tempo a questa parte, per fulgorini e rondinelle.

BRESCIA, IL CAMMINO – Il quintetto, messo in piedi con manovre stellari dell’ultimo minuto, è probabilmente tra i più consistenti, se non il più forte dell’intera Lega. E se i nomi di Giddens o di Brkic in particolare, noti ai più rispetto a Barlos o la scommessa riuscita Jenkins, potevano già rassicurare gli spettatori baincoblù sul tasso di spettacolo da ammirare al San Filippo, i tanti prospetti della panchina garantivano che la crisi, almeno per quest’anno, era una pagina da poter voltare senza traumi. In realtà la CdL non aveva proprio sfigurato nelle prime giornate: steccato l’esordio a Jesi, scalpi di prestigio con Trieste e Scafati, poi uno stop con la Juior infine Veroli, Verona e Ferentino messe in fila. Dalla 9a alla 13a però un mini-crisi per gli uomini di Martelossi, da quattro sconfitte su cinque partite: forse la presunzione di poter domare chiunque, intanto l’equilibrio del campionato e il gioco a tutto braccio di formazioni sollevate dall’incubo retrocessione (Imola, Capo d’Orlando, Forlì), riportava la Leonessa nel mucchio. Osserviamo però dal successo di Barcellona un trend diverso, con tre successi consecutivi, e che complici i tonfi del quartetto di testa, oggi fa vedere la testa a due sole lunghezze.
COSA VA: Partiamo dalla produzione offensiva, che supera stabilmente gli 80 punti (101 alla Sigma, 81 per la Bitumcalor, 99 rifilati alla Fileni – 4a di lega), e con un tasso di aggressività che in termini di falli subiti la porta oggi a ridosso delle grandi con quasi 20 falli subiti. Ma i miglioramenti si vedono soprattutto nelle percentuali al tiro: una media di quasi il 58% da 2 rispetto al comunque ottimo 52% media, mentre dall’arco si supera abbondantemente il 39% (39,8), contro il 30,6% delle prime 10 giornate. In attacco poi troviamo efficienza e coralità: le palle perse, che spesso superavano quota 20 (3 volte 21, 2 volte 22), da sei giornate a questa parte non superano le 16 (12,5 di media, 4° di lega), mentre gli assist, con un valore complessivo mediocre, di appena 82 nelle prime dieci uscite, registra oggi un bel 102 con quattro partite in meno (17 di media, oggi 4° di lega a 12,5). Resta elevato il tasso di atletismo, con 23 stoppate rifilate nelle solite, ultime sei, staccando tutti nella classifica di specialità a quota 2,7.
CHI VA: al di là dei picchi che fanno registrare comunitari e americani (contributo medio tra i 50-65 punti con tanti rimbalzi e falli subiti), cosa comunque non da poco visto il rischio sempre associato alla scelta degli stranieri, la svolta è stata data dal rafforzarsi di quello che per molti era il punto debole della Centrale del Latte: la panchina. Non viene da lì, ma poteva apparire come corpo estraneo allo starting-five il prospetto Juan Fernandez: il fiore all’occhiello del vivaio Olimpia, figlio d’arte, ha dalla sua proprio le ultime tre gare a tutta, contro Barcellona, Trento e Jesi (18,16,18 punti con 21 assist smistati, 8/15 dall’arco e 2,4 palle recuperate). Segue, stavolta dalla panca, l’ex Assigeco Federico Loschi, anche lui classe ’90, con due doppie cifre (10 e 14 punti contro Barcellona e Jesi), e scelte al tiro chrirurgiche che oggi gli assicurano il 64% da 2 e il 41,5% da 3 in stagione. In crescita anche Gino Cuccarolo, con Jesi al suo primo ventello di valutazione con 35′ di utilizzo, 6 rimbalzi e 4 palle recuperate, mentre aumenta anche lo spazio del gioiellino di Biella Eric Lombardi, con 41ì nelle ultime due gare, 4 assist e 10 rimbalzi.

FORLI’, IL CAMMINO – Dalla polvere agli altari. Non c’ metafora migliore per spiegare gli ultimi sei-sette mesi dalle parti di Via Zuelli: la retrocessione in DNA, l’incubo del fallimento, poi i chiarimenti anche aspri, infine un tandem come Ario Costa e Sandro Dell’Agnello per la rifondazione. Con tanti elementi interessanti, da Tessitori via Sassari ad un nucleo di italiani solido (Natali e capitan Borsato), fino alle scelte azzeccate degli stranieri, con il rinnovo di un top-player come Roderick, il super-innesto di Todic, e le scommesse Spencer e Musso, che possiamo ritenere riuscite dopo un periodo di assestamento potremmo dire fisiologico, chi prima come Bernie, abituato in una squadra a guidarla con carta bianca, chi poi come Bo, dopo un avvio a tutto gas. Soltanto tre partite vinte nelle prime dieci (di cui due successi nelle prime tre, Veroli e Barcellona sul neutro di Cefalù), la Le Gamberi si è ripresa con il successo nel derby sull’Aget, e da lì solo Verona ha saputo fermare la truppa Fulgor: cinque vinte nelle ultime sei, e piena zona play-off.
COSA VA: L’attacco ha pianto molto nelle prime dieci, con un picco di 94 contro Barcellona, poi 4 volte sotto gli 80 e 4 volte sotto i 70. Tutt’altra musica negli ultimi sei impegni: 83,5 di media, inclusi i 60 del disastro al PalaOlimpia contro la Scaligera. Forse una conseguenza di un valore assist che nelle ultime sei, dagli appena 9, è salito a 14,3. Anche in difesa però non si scherza, ed è diminuita la media dei falli commessi: 14 nelle ultime 5, 19,6 in precedenza.
CHI VA: Spencer, dopo una fase a vuoto di tre partite, è tornato nelle ultime 5 a macinare, offrendo rimbalzi (high di 7 contro Brescia), raddoppiando gli assist (3,7 contro contro gli 1,9 nelle prime 11), per non parlare delle tante incursioni da piccolo di mestiere (14,2 punti sui 14,9 ); Musso, che aveva sfruttato al meglio l’appannarsi di Spencer, ha superato la fase di assestamento, con quasi 10 di media nelle ultime 5 e due doppie cifre di valutazione nelle ultime 4, favorite soprattutto dal suo gioco a tutto campo. Roderick e Todic si contendono la leadership ma convivono alla perfezione, ma sono gli italiani delle rotazioni ad offrire la spunto: partendo da Nicola Natali, dai 16,5 di utilizzo nelle prime 9, sfiora i 25′, con tre doppie cifre nelle ultime quattro, e oltre 15 di valutazione nelle ultime 4, aggiustando la mira per un validissimo 58% da 2 e 41% da 3. C’è poi il golden-boy Tessitori, che ha la partita della sua vera stagione contro Capo d’Orlando, alla 10a, quando partito dalla panchina come sesto in copertura di Soloperto, è in testa alla Le Gamberi che prova il tutto per tutto nel quarto quarto, e con mano calda, presenza in difesa e sotto-canestro, chiude 12+10 rimbalzi in 15′. Da quel momento, anche per lui minutaggio che si è impennato, da 5,1 nelle prime 8 a quasi 23 nelle ultime 6: a cascata sono cresciuti i punti (10 contro 2,1) , i rimbalzi (6,3 contro 0,7) e la valutazione (11,5 contro 0): un campionato a due facce.

FERENTINO, IL CAMMINO – Se la regular season fosse partita sei giornate fa, la FMC si ritroverebbe in testa, assieme a Forlì. Ma una matricola, per quanto sotto la pressione di una cittadina focosa ed esigente, può incappare in qualche errore, può metterlo in conto. Non c’è una promozione da conquistare. Ma quando ci si mette anche la sfortuna, vedi Righetti, allora la piazza, come il suo capitano in corsa, non ci stavano più. Non ci potevano stare. Risultato? Una tendenza negativa da brividi, con 9 sconfitte nelle prime 10, è stata fatta a pezzi con una tabella di marcia identica alla squadra di Dell’Agnello: cinque nelle ultime sei, quattro in striscia ancora aperta.
COSA VA: Ma cosa è successo? Tutto rivoluzionato? Beh, la scommessa El-Amin, ma non tanto, è stata silurata, con il più umile Hamilton, mentre Gramenzi, da vecchia volpe della categoria, ha riorganizzato la squadra, cercando di lavorare su tre aspetti: percentuali miglior; più difesa, più assist. In altre parole, più squadra, ed è quello in cui è riuscito il coach dei trionfi di Teramo: traducendo in numeri, quasi il 68% da 2 nelle ultime 4 portando la media al 58,6%; ci sono poi le palle recuperate, 15 nelle ultime 6 contro 11 scarse; infine gli assist, 8,3 negli ultimi quattro impegni, più stabili in doppia cifra rispetto all’altalena delle prime 11.
CHI VA: Innanzitutto Delroy James, che schiaccia, corre, ma ha poca tecnica, mano quadrata, per un rendimento da ottovolante, peggio di un elettrocardiogramma da infarto. Almeno fino alla sfida contro Scafati, tra le mura amiche: da quel momento tabellini da paura, e se nelle ultime cinque le quattro vittorie arrivano con un Delroy dalle cifre imperiali (23,5 punti nelle ultime 4), scovata la chiave di una squadra forte anche di un Guarino più che padre nobile, un lungo silenzioso come Ekperigin (che completa le distrazioni in tagliafuori di DJ), ed un esterno più concreto e mano farfallone come Hamilton. Ma se ci fate caso, tutti i minutaggi degli italiani sono cresciuti: Gurini che sfiora i 30′ con Pistoia, high stagionali per Parrillo, Basei e Tomassini, che sempre nelle ultime 4 superano i 15′ di media. E se non è questo il campionato degli italiani…