NBA Stories/10 – Tim e Bill, nati per vincere

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Photo: nbadoctors.com

Per una volta non scriviamo di schiacciate, tiri a fin di sirena, difese o attacchi, o almeno non scriviamo solo di questo.

Oggi parliamo di emozioni, di incontri che ti lasciano il fascino dell’assoluto, generazioni che s’incontrano e si rispettano, perché il basket è rispetto prima di tutto.

Tim Duncan e Bill Russell, tra i lunghi più vincenti della storia, due grandi uomini prima che atleti.

S’incontrano e registrano una conversazione, una sorta di intervista che uno fa all’altro. E’ visibile l’emozione e il rispetto che corre fra i due, parlano ovviamente di basket, ma anche di vita, si confrontano e ci regalano emozioni.

Uno è l’uomo venuto dai Caraibi l’uomo simbolo della più grande franchigia sportiva degli ultimi 15 anni i San Antonio Spurs. Quattro titoli vinti (‘99, ‘03, ‘05, ‘07), tre volte MVP delle finals e due volta MVP assoluto, ma i premi sono l’ultima cosa se si vuol descrivere l’ex nuotatore, divenuto la più forte ala grande di sempre.

Dall’altra parte c’è Bill Russell, non c’è termine migliore per descriverlo che “rispetto”. Il rispetto che tutto il mondo NBA prova per lui, un icona reale, un punto di riferimento per l’intera comunità afro d’America; Garnett pianse quando lo incontrò per la prima volta.

Il più vincente di sempre: 11 titoli, 8 consecutivi, record mai battuto, uomo simbolo dei Boston Celtics, l’uomo della rivalità più importante di sempre, quella con Wilt.

Uomo che ha conosciuto il razzismo sulla propria pelle, lui giocava che tornava a casa e trovava il suo giardino pieno di carta igienica, appunto bianca, come a voler dire “noi non ti vogliamo”, lui che passava le notti a ripulire il suo giardino, tutte le notti, senza lamentarsi mai, e andava poi a giocare. Alla fine ha vinto lui contro l’imbecillità, ma Bill non ha mai perso.

Ha perso l’amore della sua vita, sua moglie che gli è stata sempre al fianco. Quello è stato un colpo duro per Russell ma ha superato anche quello, e ora più che ottantenne, pur dimostrando 25 anni in meno, è lì, ad ogni finale NBA, pronto a consegnare il premio.

Ecco chi sono i due uomini seduti l’uno di fronte all’altro, in una stanza dove parlano di tutto. Il basket li ha fatti conoscere e gli ha uniti, esistono poche persone che si possono definire straordinarie in quella stanza. Ce n’erano due.

È il silenzio il marchio di fabbrica dei due, poche parole ben misurate. Ma il guardarsi negli occhi, rispettarsi e dire “Siamo due icone dello sport Americano, abbiamo vinto tutto. Ma questo è secondario”.

 

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