Obiettivo Basket, di Giancarlo Fercioni/36 – NBA in TV: …e quanto sono ricchi i cugini d'America!

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Hanno cominciato quelli ricchi, quelli bravi, quelli con più esperienza: insomma è cominciata l’Nba.  Anche televisivamente il gap è considerevole e non solo per i budget che sono direttamente proporzionali e proporzionati all’interesse e gli interessi, ma anche per la logica e i metodi di lavoro.
Professionalità al 100%, ma anche poca flessibilità in caso di problemi. Gruppi di lavoro inimmaginabili per noi italiani: quando abbiamo fatto i  Nba McDonald Open, gli Nba Europe Live Tour i nostri budget erano un terzo dei loro, e producevamo il segnale principale, il World Feed , mentre loro solo le partite nei quali giocavano le loro squadre. Non parliamo del personale di produzione ( Producer, Assistenti, Registi ) che era un decimo del loro mentre i tecnici erano “solo” il doppio. Sto parlando di eventi avvenuti negli ultimi 15 anni ma, guardando le produzioni che arrivano da oltreoceano, mi sa che le cose non sono cambiate molto.
E’ importante  imparare quello di buono che fanno e saper scartare ciò che non è adatto al nostro basket. Intanto sfatiamo la leggenda che le configurazioni di telecamere siano esageratamente diverse dalle nostre: certo il concetto di plusvalore, del maggior valore di alcune partite rispetto altre, lo sanno applicare.
Da noi purtroppo non è così, se viene stabilito che una fase di campionato o coppa viene prodotta con tot telecamere, quelle rimangono anche se la partita è (sulla carta) più importante. Gli unici a codificare questa cosa sono quelli dell’Eurolega che, in caso di particolare appeal dell’incontro, con l’etichetta di Game of the Week, richiedono alle televisioni coinvolte un maggiore impegno in termini di apparati tecnici e umani.
Ma le partite di regular season non vedono eserciti di cameraman e giornalisti, bensì un lavoro ben organizzato, con assistenti specializzati che collaborano con i vari tecnici, registi e giornalisti. Il tutto avviene poi in impianti degni di questo nome, con spazi, strutture e luci adatti sia al pubblico sul posto che quello da casa.
Difetti? Forse un eccessiva lunghezza del torneo che porta ad inevitabili affaticamenti e successivi infortuni e nello specifico anche la frammentazione delle singole partite con chilometrici tv time outs che spezzano il ritmo dell’incontro e la concentrazione di tutti.
Però che meraviglia il poter lavorare con tecnici che conoscono , tutti, il basket. Da noi, dove abbiamo cameraman bravissimi e altrettanto validi tecnici, purtroppo, dobbiamo selezionare poco alla volta chi conosce lo sport in questione per ottenere il migliore dei prodotti possibili.