PlaNetBasket/3-Special Basket e Special Coach

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Per chi non conosce la realtà Special Olympics,sezione basket,leggendo questa intervista ne sarà sicuramente  incuriosito,i ragazzi dei “lacci rossi” non fanno solo le sfilate ad inizio partita con i campioni della serie A,sono veri e propri atleti che girano l’Italia,abbiamo pensato di affrontare l’argomento con un allenatore di questa disciplina in cosatante ascesa,Marco Matteini. Marco,raccontaci in breve chi sei , il tuo percorso di avvicinamento al volontariato in ambito sportivo e come mai hai scelto il basket Nel 2009, grazie ad un amico, sono entrato a far parte di un gruppo di volontariato per i ragazzi disabili, il GAH. L’impatto con la disabilità mi ha cambiato la vita; ho scoperto che i ragazzi cosiddetti “disabili” sanno trasmettere, almeno a me, delle emozioni fortissime, a differenza dei cosiddetti “normali”. Prima di conoscere il GAH vedevo la disabilità con i preconcetti che la società le attribuisce: pietismo, compassione, discriminazione, paura; ho scoperto invece quanto ci sia bisogno di “normalizzare”, del fatto che certi atteggiamenti, reazioni e comportamenti li hanno esattamente come tutti gli altri, in quanto PERSONE! In questo gruppo, da molti anni, fa la volontaria Laura Di Taddeo, una delle altre allenatrici e mie compagne di avventura. In quel periodo la squadra di basket di Vivere Sport (che esiste dal 2001, e di cui fanno parte molti ragazzi del GAH) cercava un allenatore ed io ho colto l’occasione al volo. Fin da piccolo la mia più grande passione è sempre stata lo sport, tutto lo sport e quindi da Gennaio 2010 faccio parte di questo gruppo un po’ particolare ma estremamente unito e coinvolgente.   Diciamo che tra regole complesse e movimenti che coinvolgono la coordinazione di tutte le parti del corpo,non è una cosa facile approcciarsi a questo sport per atleti con difficoltà molto diverse tra loro..Ci sono dei metodi d’allenamento particolari?Quanto ancora dev’essere sviluppata la metodologia in una disciplina piuttosto giovane come questa? Il Basket è uno sport estremamente complicato, soprattutto per persone con disabilità. Ci sono tante regole, bisogna giocare di squadra (quindi, in un certo senso, pensare anche per gli altri) e coordinare il movimento fisico con il pensiero di cosa si deve fare con la palla in mano; non è affatto scontato! C’è da dire che è un grosso allenamento per coordinare i pensieri con il movimento e devo dire che tutti i ragazzi del roster sono migliorati col passare degli anni, e non poco! Gli esercizi che facciamo durante gli allenamenti sono propedeutici allo sviluppo di abilità che sono presenti ma magari sono nascoste, ad esempio il camminare indietro, o il fare lo slalom…

Alcuni riescono meglio su una cosa, altri su un’altra, ed è chiaro che non si può pretendere da tutti un esercizio fatto in un certo modo.

Per quanto riguarda le metodologie ci sono alcuni trucchi, molto semplici a dire il vero: è importante dare un comando alla volta, dare dei riferimenti concreti (es. fai come faccio io oppure vai sulla riga bianca) e soprattutto essere chiari quando si spiega una cosa. Loro sono molto ricettivi e molto più intelligenti di quanto si possa pensare.

Una cosa sola è certa al 100%: il divertirsi insieme, quello è l’obiettivo comune!

Da un paio d’anni a questa parte noi partecipiamo alle competizioni di Basket unificato, vale a dire che il quintetto in campo è composto da 3 disabili e due “partner” (normodotati); questa nuova formula ha aiutato i ragazzi a migliorare in maniera netta: i partners sono delle guide in campo per loro e svolgono un lavoro fondamentale ma non per nulla facile; devono dare il buon esempio (e non è facile per loro, anche perché sono degli atleti a tutti gli effetti, con tutte le emozioni che una partita comporta…) DSC_0132 gggg   Le vostre competizioni sappiamo che vi portano a viaggiare anche lontano,quest’estate per esempio le finali nazionali addirittura in Sardegna,immaginiamo che le trasferte siano divertenti ma anche molto impegnative…

Esatto, lo scorso Maggio abbiamo disputato i Giochi Nazionali Special Olympics nella splendida location del Tanka Village (resort a quattro stelle) di Villasimius! Un posto meraviglioso per un’esperienza meravigliosa. Il villaggio è stato invaso da circa 1000 atleti provenienti da tutta Italia per competere in molte discipline, tra cui il basket nel quale abbiamo conquistato un terzo posto nel torneo di basket unificato e un secondo posto nella categoria “giochi speciali”, vale a dire percorsi di vario tipo, con obiettivi precisi da raggiungere.

Personalmente è stata una delle esperienze più belle ed emozionanti della mia vita.

Abbiamo vissuto come in un’ Olimpiade: la cerimonia di apertura, con tanto di sfilata, i pasti nel mega buffet del villaggio, incontrare per strada gli atleti delle altre squadre e tanto altro. Devo dire che non è stato troppo impegnativo, i ragazzi erano accompagnati dai genitori (anche loro super emozionati) e poi credo che se fai una cosa con passione, la fatica non la senti.

Le trasferte fanno crescere come gruppo e l’affiatamento, nel gioco di squadra, così come nell’amicizia, è importantissimo!

Durante l’anno ci spostiamo principalmente tra Piemonte e Lombardia ma quest’anno andremo anche a Reggio Emilia e poi concluderemo alla grande con i Nazionali a Venezia!

Devo dire che il nostro gruppo è speciale e lo si vede proprio dalle trasferte: le altre squadre arrivano col pulmino da nove posti, solo con atleti e allenatore, noi dobbiamo prenotare un pullman perché siamo sempre tra 20 e 30 persone, tra tifosi e parenti vari!

Dopo aver accompagnato diverse volte gli atleti speciali a sfilare o a giocare ,in concomitanza con eventi di basket pro,sei diventato un sotenitore della PMS Torino in DNA Gold,non manchi mai alle partite casalinghe,solo divertimento o anche aggiornamento tecnico ?

Si, sono tifosissimo della PMS Torino e l’appuntamento con le gare casalinghe al PalaRuffini è immancabile. Grazie al consiglio di un amico, nonché partner di Vivere Sport, ho fatto l’abbonamento e mai scelta fu più azzeccata.

L’8 Dicembre noi di Vivere Sport abbiamo fatto un’esibizione contro gli amici del Pandha durante l’intervallo della partita tra PMS e Veroli. E’ innegabile dire che l’emozione di scendere in campo davanti a oltre 3000 persone, per gli atleti e anche per gli allenatori è stata fantastica; essere lì dove di solito ci sta il “Pilla” è stata una sensazione che non dimenticherò facilmente.

Per quanto riguarda la parte tecnica, diciamo che si può prendere spunto su alcune cose, come ad esempio il tipo di riscaldamento che viene fatto prima di ogni partita. Per il resto lo spunto che si può cogliere credo che sia riguardo ad alcuni movimenti da insegnare ai nostri atleti, anche perché la velocità è troppo diversa e quindi tante cose non sono applicabili. DSC_0177 ggg   In qualità di Coach non puoi che essere un estimatore di Stefano Pillastrini,grandissimo allenatore che sta facendo benissimo,credi che sarebbe utile se accettasse di dirigere simbolicamente un allenamento dei tuoi ragazzi,magari portandosi dietro qualcuno dei suoi giocatori? Non solo sarebbe utile, sarebbe un sogno se coach Pillastrini potesse dirigere un nostro allenamento con qualche suo giocatore. Ovviamente se ci sarà una possibilità che questo accada saremo ben felici di coglierla al volo!   Abbiamo sperimentato personalmente le differenze tra il basket “normale” e basket “special”,abbiamo capito che ci sono più cose in comune di quello che potrebbe sembrare,a quando un esperienza come allenatore “tradizionale”?Sappiamo che una delle tue colleghe(anzi capi allenatore)fa entrambe le cose… Si, ci sono diverse cose in comune, ad esempio la competizione, l’impegno massimo che c’è anche nello special basket ma credo che, rispetto al basket “normale”, ci sia più sportività; i nostri ragazzi, pur tenendoci tantissimo a vincere e a fare bella figura, riconoscono sempre i meriti agli avversari e credo che purtroppo non sia una cosa così scontata… Erica Violante, insieme a Laura Di Taddeo fondatrice della squadra di basket di Vivere Sport, allena anche nel basket “normale” ed è tecnico nazionale Special Olympics; inutile dire che per quanto mi riguarda lei, come Laura sono un grande esempio da seguire, soprattutto per la voglia e la passione che ci mettono dopo ormai quasi 13 anni di esperienza alle spalle; in questi 4 anni ho imparato tantissimo da loro. Ci tengo a dire che tutti noi siamo volontari e credo che questo renda tutto più bello, in quanto facciamo tutto quanto solo e semplicemente perché ci piace farlo, senza altri vincoli che, a mio modo di vedere, toglierebbero spensieratezza e divertimento a questa esperienza…

Riguardo a una possibile esperienza come allenatore “tradizionale” non la vedo come un’ipotesi in questo momento, anche perché non ho molto tempo a disposizione e devo comunque dire che quello che mi regalano i miei ragazzi mi soddisfa, e non poco!

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 Un “special” grazie a  Massimo  www.maxwell972.com per le foto all’interno del Pala Ruffini di Torino

 

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