Serie A, 22ª giornata: l’MVP è Stanley Okoye

Serie A, 22ª giornata: l’MVP è Stanley Okoye

Dominio di Okoye contro Avellino e quarta volta stagionale in cui un giocatore di Varese si aggiudica l’MVP

di Marco Arcari

La Pallacanestro Varese piazza il colpo di giornata superando una Avellino smarritasi dopo le Final Eight fiorentine. I varesini tornano al successo dopo le due sconfitte consecutive – a Pistoia e Trento – e lo fanno con un primo parziale (26-14) che indirizza sostanzialmente la gara nonostante i tentativi di rimonta irpini. Mattatore dell’incontro è Stanley Okoye, autore di una prestazione a tutto tondo: 26 punti (3/4 da due, 6/8 da tre), di cui dodici solamente nei primi 10′, 8 rimbalzi, 2 recuperi e 3 assist, per una valutazione complessiva di 36, la migliore fatta registrare in questo ventiduesimo turno di LBA.

Se Varese è una squadra ostica – forse ancora incostante, ma dal buon potenziale -, Okoye ne è indubbiamente il go-to-guy: l’ala classe 1991 è il giocatore che riesce a fare da collante tra le due fasi e a sobbarcarsi responsabilità offensive importanti con ottime percentuali di realizzazione, specie da oltre l’arco dei 6.75 (42.1% di media) e a cronometro fermo (81.0%). Contro Avellino, Okoye è praticamente una sentenza dal perimetro, trovando anche una tripla allo scadere dei 24” nel momento più complicato per Varese e con Avellino che ormai aveva impattato nel punteggio dopo essersi trovata sotto anche di diciotto lunghezze. Il 6/8 da tre punti non è un caso, poiché fa quasi il paio con il 5/9 realizzato contro Trento una settimana fa e conferma come Okoye abbia pochi passaggi a vuoto al tiro pesante (0/5 all’esordio stagionale contro Venezia, 1/9 a Brescia, 0/6 a Cremona le uniche tre occasioni in cui l’ala ha sparato a salve).

Da Avellino parlano di Okoye come di un uomo in mezzo ai bambini nel match contro la Sidigas. Visione forse ingiusta, specie per i compagni dell’ala che hanno disputato una buonissima partita, ma che comunque dà la misura di quanto sia forte il numero undici biancorosso: fisicamente e atleticamente di un – e forse più – livello superiore, tecnicamente in costante miglioramento e capace di aggiungere nuove frecce nella propria faretra, difensivamente abile a farsi rispettare ma con ancora buoni margini per trovare continuità di rendimento anche in questa fase. Con il suo decisivo apporto, Varese conquista una vittoria che la proietta a soli 4 punti dalla zona Playoffs con ancora otto partite da disputare. In quattro punti, attualmente, sono raccolte ben cinque squadre e il posto a disposizione nella griglia di post-season è solamente uno – Torino, Sassari e Bologna sono a quota 24 punti, mentre le prime quattro in classifica sembrano già certe di un posto ai Playoffs – perciò per i varesini sarebbe il coronamento di un sogno al quale comunque non bisogna rinunciare prima del tempo.

Ci chiediamo, invece, cosa succeda ad Avellino. Al netto di problemi fisici che hanno flagellato Fesenko e qualche altro giocatore, il recupero di Lawal (7 minuti a Varese, dopo i 14 giocati contro Brindisi) rimane comunque un’arma offensiva importante, ma qualcosa sembra essersi incrinato in una squadra che, fino a due settimane prima delle Final Eight, giocava una delle migliori pallacanestro in Italia. Le critiche piovute su coach Sacripanti all’indomani della Coppa Italia fiorentina sono esagerate e, in parte, ingiustificate. Pino è un allenatore come pochi altri in Italia e forse su gara secca non sarà perfetto ma non è nemmeno lo scemo di turno da far passare come capro espiatorio della situazione. Avellino ha tutto per rimettersi in carreggiata – è comunque 2-2 nelle ultime quattro giornate, manco stessimo parlando di uno 0-4 – e potrebbe farlo già nel prossimo turno, quando ospiterà Milano al PalaDelMauro. Ritrovare il Fitipaldo assistman, trovare alternative a Leunen e Rich nei momenti di maggiore difficoltà, responsabilizzare ulteriormente un Wells tornato su buoni livelli di rendimento. Fatto ciò, la classifica potrebbe tornare a sorridere ben più del terzo posto attuale, con il primo che dista a sole 4 lunghezze.

Non ce ne vogliano i tifosi delle altre squadre, sempre – e giustamente – pronti a far notare come l’MVP debba essere un altro giocatore rispetto a quello scelto in questa rubrica, ma è inevitabile evidenziare due cose. La palma di MVP, per definizione, viene assegnata tramite una variabilità di criteri che differisce da sport a sport; nel singolo evento, però, ci si riferisce solitamente al “giocatore della partita” ed è chiaro allora che, come accade per l’EuroLeague, tale giocatore debba appartenere alla squadra che esce vincitrice dal singolo match. Ecco perché, finora, le nostre scelte hanno premiato giocatori appartenenti a squadre che, in quel turno, avevano trovato la vittoria.

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