Simone Giofrè: “Quello che abbiamo ottenuto ce lo siamo meritati, nessuno ci ha regalato niente”

Il direttore sportivo della Happy Casa Brindisi è intervenuto nella rubrica di Andrea Zerini & Co. Dalle stagioni complicate alla Virtus Roma, passando per il progetto del college arrivando fino ai successi con Brindisi

di Marco Muffatto
simone giofrè

Simone Giofrè ha partecipato ad una chiacchierata su Little Talks, pagina gestita dal cestista di Napoli Andrea Zerini, Raffaele Camerini e Stefano Strillò, abbiamo raccolto per voi le parti interessanti dell’ intervista.

Nonostante il tuo ruolo abbiamo notato che sei sempre a contatto con la squadra, com’è?

Si sto in panchina con lo staff tecnico, sono sempre con loro, è piacevole, è emozionante c’è anche grande tensione che sia con la capolista o che sia con l’ultima. Poi chi gioca lo sa, quando sei veramente mentalizzato ogni partita è importante.

Com’è Brindisi all’indomani della vittoria a Milano contro l’Olimpia?

La gente è impazzita e ne ha ragione , mi sembra uno step abbastanza unico nella storia della New Basket Brindisi. Dobbiamo fare del nostro meglio per mantenere il più possibile queste posizioni di classifica, innanzitutto ci fa piacere se riusciamo a continuare questo percorso qua. All’inizio non era nostro obiettivo dover competere per la prima posizione, ci siamo trovati sicuramente per caso perchè non era nelle aspettative, ma non siamo li per caso perchè onestamente con grande orgoglio mi sento di dover dire  senza presunzione che quello che abbiamo ottenuto ce lo siamo meritati, nessuno ci ha regalato niente.

Simone puoi raccontarci la tua esperienza a Roma e i motivi per cui le strade si sono separate cosi presto?

La mia esperienza è stata di due anni e tutte due stagioni complicate. La prima dell’autoretrocessione della Virtus Roma in A2 e la seconda ancora più complicata in quanto a fine giugno siamo stati estromessi dal campionato e riammessi ai primi di agosto. Quindi tutto luglio non abbiamo potuto operare sul mercato perché c’era stato un ritardo nel pagamento della rata FIP. Pertanto nella prima stagione la prima squadra che ho fatto, soprattutto per gli italiani, non ho potuto tanto scegliere, ma ne è venuta fuori comunque una buona.

La seconda invece siamo arrivati tardissimo sul mercato. Non per una scelta societaria, ma per una questione regolamentare e una riammissione tardiva. Sono state quindi due stagioni complicate, ma un’esperienza assolutamente positiva dal punto di vista professionale. Ho avuto la possibilità di lavorare con ottimi collaboratori, in completa autonomia, con una grande sinergia di intenti con il Presidente l’ingegner Toti. Abbiamo ottenuto comunque il secondo anno dei buoni risultati come i play off e le final8 di Coppa Italia. Poi ci siamo separati nel 2017 perché avevamo diverse idee con il club.

 

Ci racconti l’esperienza di Simone Giofrè come CEO del College Basketball Camp?

È una mia creazione nata nel 2000, avendo fatto dei camp quand’ero giovane negli Stati Uniti. Volevo portare quest’idea anche in Italia, collegando il progetto con delle università americane, quali Georgetown University di Washington e UCLA di Los Angeles. L’esperienza è rivolta ai ragazzi dai 12 ai 19 anni, i quali vivono due settimane nei college americani, inseriti in un camp di basket composto da 300 ragazzi, immergendosi in una mentalità differente da quella italiana.

L’arrivo di una superstar come Belinelli nella serie A, può far crescere il movimento italiano, o è solo un fiore all’occhiello del mercato della Virtus Bologna?

Di sicuro è il fiore all’occhiello, ma dev’esser brava la LegaBasket a far sì che Belinelli, ma anche i vari Teodosic e Rodriguez, vengano utilizzati per rendere più appetibile il movimento della pallacanestro, al di fuori di esso. Negli anni è stata una mancanza del nostro movimento il fatto di farci conoscere da più gente possibile, e bisogna migliorare questo aspetto.

D’Angelo Harrison già potenziale MVP della stagione dopo sole 12 giornate?

Tutti sapevamo che era un bomber, noi abbiamo tenuto conto di questa caratteristica, poi in lui abbiamo visto anche delle doti di leadership che cercavamo, abbiamo quindi scommesso su di lui. È un giocatore che aspetta che la partita vada verso la sua direzione, poi quando la partita entra nel vivo lui c’è sempre. È un giocatore tanto fisico, sia davanti che dietro, quindi sia in difesa che in attacco è difficile da contenere se ti punta e difficile da attaccare quando ti difende.

 

Cosa manca a Brindisi per essere la Sassari del triplete del 2015?

Noi non siamo una squadra per competere per lo scudetto, e nemmeno per i primi cinque posti.

La nostra forza dev’essere nel migliorare ogni singolo giocatore che abbiamo in rosa, migliorando di conseguenza come squadra. I ragazzi devono motivarsi a fare subito questo ulteriore step, per poter ambire a stare nella parte alta della classifica il più possibile.

Ci racconti la tua esperienza del 2013  con Varese?

A Varese quella squadra è chiamata la squadra degli indimenticabili. Cambiammo 9/10 della squadra, occupando la prima posizione del campionato dalla prima all’ultima giornata. Uscimmo in semifinale di gara 7 contro Siena, con rammarico per l’infortunio di Dunston e la finale di Coppa Italia sempre contro Siena.

Qual è stato il giocatore più difficile da firmare l’estate scorsa?

Il colpo più lungo e complesso è stato Derek Willis, in quanto era sotto contratto anche per la stagione corrente con la squadra tedesca di ULM. Ma a causa delle restrizioni di fondi dovute al Covid, i tedeschi sono usciti dal contratto con Willis. Appena saputo, si sono precipitate tante squadre, cercando di accaparrarselo. Di conseguenza per portarlo a casa ho fatto pressione sul giocatore, cercando di convincerlo che Brindisi fosse il posto giusto per lui e anche per la famiglia, riuscendo infine a piazzare il colpo.

Foto M.Longo / Ciamillo-Castoria

Quanto conta l’aspetto umano per Simone Giofrè quando va firmare un giocatore?

È un aspetto primario, per dare un’identità alla squadra, servono uomini prima che giocatori ed è molto più difficile trovare uomini, che giocatori. Prima di stringere l’accordo con i giocatori si fanno delle interviste, insieme a Frank Vitucci, in cui cerchiamo di capire il lato umano del giocatore.

Che margini di crescita ha Riccardo Visconti?

In lui vedo la voglia di migliorarsi e di diventare un giocatore di alto livello, cosa che potrà realizzare solo con grande dedizione al lavoro. Se avrà voglia di migliorarsi, potrà puntare alla nazionale tranquillamente.

Per un dirigente come Simone Giofrè è più difficile la gestione degli uomini o dei soldi?

Sicuramente l’aspetto umano, ad esempio quando i giocatori hanno problemi personali, non puoi saperlo. Devi avere sensibilità come essere umano nel trattare e riferirti ai ragazzi, cercando di approcciarti nella maniera corretta.

Giri per il mondo per scoutizzare giocatori o guardi video?

Noi dirigenti andiamo negli Stati Uniti tre volte all’anno, per tre eventi ai quali non possiamo mancare, in cui assistiamo a delle partite. Purtroppo vicino a Brindisi oltre a noi non ci sono squadre che giocano competizioni europee, dunque mi risulta difficile vedere dal vivo giocatori diversi da quelli di serie A.

Di conseguenza attraverso i video cerchiamo di capire quali giocatori potrebbero fare al caso nostro, ma la cosa migliore è assistere dal vivo, per vedere anche alcune cose che nei video non si possono percepire.

C’è un rimpianto per un colpo mancato?

Quasi ogni estate manco circa 40 colpi, e quasi mai il giocatore che prendi è il primo della lista, ma non ho rimpianti perché sono contento di quelli che prendo. Anche il decimo giocatore della squadra è cercato e voluto, ogni giocatore che prendiamo è funzionale alla squadra.

simone giofrè
Photo credits Happy Casa Brindisi FB
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