Speak&Roll, di Franco Montorro/21 – Monetine o non monetine… vincono i più forti

di Franco Montorro

La Gazzetta dello Sport si (pre)occupa di un libro scritto da un ex magistrato che sosterrebbe l’ipotesi di una pesante interferenza politica a favore dell’Olimpia Milano, sulla giustizia sportiva, nei playoff 1989. Quelli della monetina in testa a Meneghin a Pesaro in semifinale e poi ci fu la famosa gara decisiva a Livorno, con il canestro annullato a Forti ecc. ecc.

Il commento della Rosea alla vicenda mi è apparso opportuno, preciso nel rievocare le vicende ma – come dire? – un po’ troppo vivace, veloce, piccato a difendere poi quello che non c’era ragione di sostenere. Solo che a volte bisognerebbe riportare tutto ad un certo livello di ragione e di neutralità ed allora sì, certo che l’ipotesi del complotto socialista appare assurda (beh, certo non erano anni specchiati), per una squadra fortissima e che non avrebbe vinto quel titolo se nell’ultima azione incriminata Fantozzi avesse dato la palla per tempo a Forti, senza sprecare almeno un palleggio inutile in più. Scetticillo, il piccolo demonietto innocuo che ogni tanto mi fa da grillo parlante, mi suggerisce anche che in quell’occasione Milano giocò la parte conclusiva con uno che avrebbe dovuto essere fuori per cinque falli, già… Ma passiamo oltre.

Sì, Meneghin fu colpito da una monetina a Pesaro, una delle tante forse ricevute in carriera. Una delle poche o forse l’unica che lo mise K.O. e mica perché quel tifoso della Scavolini l’avesse scagliata con forza erculea. Perché andava bene così e per carità nessuna giustificazione alla stupidità e alla violenza.

Altra deviazione: la Gazzetta sostiene che se negli ultimi anni le monete non volano più nei palasport lo si deve anche a quella vicenda; io temo che sia anche perché considerando il valore dei tondelli monetari e il loro peso, cento lire e un euro non siano la stessa cosa, se intendete cosa voglio dire senza fare troppo il cerimoniere involontario della crisi.

Ma torniamo all’ipotesi del complotto e guardiamo come in quel periodo, facciamo 1983-1993 abbiano vinto il titolo Roma e Virtus Bologna, la stradominante Milano, Pesaro e poi Caserta. Dobbiamo andare a vedere la composizione dei governi dell’epoca? No, grazie, vincevano le più forti nei palazzetti lasciando stare il Palazzo.

In quanto a Meneghin, andrebbe riletta la sua versione dei fatti sullo scudetto 1984, “condizionato” – lo si può dire – dalla sua espulsione in Gara2 a Bologna e dalla successiva squalifica, racconto fruibile sul libro scritto pochi anni fa in collaborazione con l’ottimo Flavio Vanetti. Espulsione e squalifiche meritate, nonostante la ricostruzione di SuperDino che contiene molti errori; e senza bisogno di scomodare la socialista Milano e la comunista Bologna. Io c’ero e vi garantisco che quella sera i provvedimenti degli arbitri e in seguito del giudice sportivo furono perfettamente rispettosi delle leggi. In politica, allora, e l’abbiamo scoperto dopo, non accadeva altrettanto. Ma nel basket vinceva il migliore.

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