Speak&Roll, di Franco Montorro/24 – Il “caso” Pozzecco: niente condanne né assoluzioni

di Franco Montorro

Al primo raduno azzurro per gli Europei 1999, un lunedì, pochi giorni dopo la conquista del decimo scudetto di Varese, mi presentai con una finta copertina di Superbasket. Il titolo era “La Stella e il buco nero”, la foto di un Pozzecco diciamo visto da dietro durante i festeggiamenti per il titolo e lascio tutto il resto alla vostra immaginazione.

Il Poz poi fu tagliato da quella spedizione d’oro e solo cinque anni dopo, ai Giochi di Atene, ripreso un posto nei dodici, riuscì a mettersi al collo una medaglia a cui lui teneva forse più di altri. In quell’anno, la sua gestione da parte del C.T. Recalcati fu perfetta, così come quella del capitano Galanda, che ad ogni inizio allenamento – su direttive del coach – lasciava sfogare per dieci minuti l’estro del playmaker, con grande divertimento di tutti, per poi riportarlo nel suo ruolo di giocatore e stop. Compito che Pozzecco assolse benissimo e rimangono storiche le sue parole subito dopo la straordinaria gara di semifinale contro la Lituania: «Scrivete di me quello che volete, ma non dite che stasera non ho difeso».

Tre episodi sulla teoria e la pratica dell’eccesso, vissute e applicate da Pozzecco in tutta la sua vita cestistica, in maniera così eclatante da diventare l’unico personaggio vero del basket italiano, almeno negli ultimi 15 anni. Ce ne sono stati di più bravi e di più famosi, nessuno di così universalmente amato ed oggi rimpianto. Perché la pallacanestro italiana che pure ha perso giocatori di classe ma non di particolare impatto mediatico, mi riferisco pur con tanti distinguo a quelli della NBA, soffre anche per l’assenza di elementi come Gianmarco. Chiedo scusa, per la carenza, perché lo show di domenica sera, nella gara fra Varese e Milano, ha riproposto le appena citate teoria e pratica dell’eccesso. da parte di uno, solo, in un mondo sempre più uniforme e grigio.

Non c’è condanna né assoluzione per Pozzecco, che ha sbagliato e lo ha ammesso subito dopo, interprete di una scena belluina che per chiunque altro sarebbe sembrata quantomeno sgradevole. Non per il Poz, ancora stella in un movimento che è finito in un buco nero.

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