[Throwback Thursday] ESCLUSIVA BASKETINSIDE: intervista a Marcelo Damiao, a 15 anni da Eurobasket '99

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Ciao Marcelo, e grazie per l’attenzione concessaci. Partiamo con le domande, che non possono che vertere soprattutto sulla memorabile impresa di Parigi Bercy… [youtube https://www.youtube.com/watch?v=DQpOQtgUrTw] L’EUROPEO E LA NAZIONALE Sono passati ormai 15 anni dallo storico Oro Europeo del 1999… Quali le sensazioni legate a quello straordinario successo? Prima di affrontare il torneo, c’era già in voi la consapevolezza di poter portare a casa una medaglia storica? Quali credevate fossero le vostre chances? Quale l’obiettivo dichiarato? Ci tengo a dire che la cosa più bella in assoluto di quella che poi è stata una grande soddisfazione per il movimento italiano è stato il fatto che fossimo davvero una bella e grande famiglia. Sin dai primi raduni assieme 2-3 anni prima, c’era stata una sintonia speciale, e col tempo il gruppo si è formato ed affiatato tanto. L’obiettivo per noi era strappare un biglietto per le Olimpiadi. Tutto quello che è venuto dopo è stato tanto di guadagnato e soprattutto frutto del nostro sudore in campo. Lo spirito di squadra è stato un fattore fondamentale in quella cavalcata, lo spogliatoio era davvero speciale. Puoi raccontarci un aneddoto o un episodio emblematico relativo a voi ed a quel periodo? Eccome se ce ne sono di aneddoti… Uno emblematico penso sia questo: eravamo ancora ai raduni (quindi prima dell’Europeo), a Milano, e l’albergo era proprio sotto all’Hollywood (locale in Corso Como). Una volta, dato che il giorno seguente non ci sarebbe stata la sessione di allenamento mattutina, avevamo pensato, approfittando della vicinanza, di uscire e goderci la serata. L’Hollywood di Milano (src: hotelvittoriamilano.it/) Eravamo io, Andrea (Meneghin), Galanda, Chiacig, Poz, Sandrino (De Pol): 5/6 di noi, ci eravamo preparati ed eravamo pronti ad uscire. Stavamo aspettando l’ascensore per andare quando, all’apertura delle porte, comparve Boscia col sigaro in bocca, e ci fece: “Aloooooooooora. Dove andate!? Tutti a letto!“. Ci aveva fatto l’agguato! Poco male, pensammo noi: verso l’una se ne sarà andato a dormire e ritenteremo. E invece no: aveva piazzato Paolo Bellati e Matteo Boniciolli di vedetta nei corridoi uno da una parte e uno dall’altra per non farci uscire. Eravamo ai piani alti (dall’ottavo al decimo) e non c’era per noi alcun modo di spostarci. Sono rimasti lì fino a tardi, fino alle due, e quindi alla fine eravamo andati a letto.

Boscia Tanjevic
Boscia Tanjevic (src: fiba.com/)
E’ stato carino il modo in cui ci hanno beccati. Ci abbiamo provato altre volte con Boscia nelle tappe successive, ma lui è sempre stato bravo a predicare concentrazione e massima attenzione, sempre con l’obiettivo della vittoria finale. Scherzi a parte, vorrei spendere una parola per Tanjevic: un maestro, che prima vedeva il lato umano   e  poi quello tecnico. Chiunque ci abbia lavorato sa (e ne ho parlato anche di recente con Oscar): Boscia  ha e  ha sempre avuto questa abilità di creare un rapporto vero con il giocatore, un rapporto di tipo padre- figlio, che fa la differenza.     Come fu vissuta all’epoca la rinuncia al Poz nel roster dalla squadra? Che effetto ebbe il taglio sullo spogliatoio? Pensando a Gianmarco poi, avresti mai pensato che finisse a fare l’allenatore? Gianmarco è un genio, è uno che va preso cosi. La persona che lo ha saputo gestire meglio è stato Charlie (Recalcati). Poz è sempre stato estroverso ed è uno di quei giocatori che ti può far vincere una partita o te la può far perdere, con i suoi assist geniali e passaggi che tu non ti saresti mai aspettato, alla Magic Johnson proprio. Lui era quel tipo di giocatore, e ha sempre avuto una personalità forte ed un carattere vincente. Ha avuto degli scontri con i membri dello staff (Dino Meneghin, Boscia, etc.), ma quello che voglio sottolineare è che, nonostante gli accesi scambi di vedute e le litigate, il rispetto che c’era e c’è sempre stato tra le parti in causa era davvero enorme.
Poz ai tempi di Varese
Poz ai tempi di Varese (src: laprovinciadivarese.it)
Boscia volle mettere la squadra ed il collettivo dinanzi al singolo. Non averlo con noi è stato da un lato un peccato, dall’altro il saper di dover sopperire alla sua mancanza ed al suo talento (quei 10 punti e 4 assist che avrebbe potuto fare a occhi chiusi) ci ha caricati ancora di piu’ di responsabilità e ne siamo usciti ancora piu’ uniti come squadra. Per ciò che riguarda invece la carriera da allenatore, ti devo dire che per come è stato un regista per tutta la  vita (interpretando la pallacanestro in un modo ben preciso), pensavo già all’epoca che sarebbe potuto  diventare coach. Le sue capacità interpretative del gioco e la sua intelligenza cestistica erano e sono decisamente un valore aggiunto che ne avrebbero fatto un buon insegnante. Pur non essendo storicamente  un grandissimo difensore, riusciva ad esempio a rubare una quantità enorme di palloni, spesso poi ai lunghi:  è questa furbizia e malizia cestistica a cui mi riferisco. A dirla tutta poi, pensavo che anche Carlton sarebbe  diventato un allenatore.   Partiamo ora con una carrellata relativa a quei compagni d’avventura speciali. C’è un ricordo particolare legato a Gek Galanda? Un aneddoto o qualcosa che abbia riguardato voi due che ti va di condividere? Gek è stato il mio compagno di stanza storico da sempre, per 10 anni, in tutta la trafila con le nazionali giovanili da quando sono venuto in Italia. Ci trovavamo spesso a discutere insieme delle partite, una memorabile che affrontammo insieme fu quella della mega-litigata con la Grecia in Semifinale nell’Europeo U22 in cui alla fine ci classificammo terzi. La mattina della semifinale dell’Europeo che poi vincemmo, ci svegliammo entrambi prestissimo (uno indipendentemente dall’altro) e quindi ci ritrovammo a parlare. Mi ricordo che gli dissi come se fossimo riusciti a vincere sarebbe stato un traguardo importantissimo, tornare in finale, tornare a medaglia. Lui mi guardò e mi disse: “Bambino… Anzi no, uomo nero… Oggi vinciamo. Stessa cosa in finale poi. Vinciamo noi.”, allora io gli chiesi: “Me lo garantisci?” e lui rispose affermativamente e mi fece persino scommettere 100.000 Lire, che poi alla fine fortunatamente ha vinto lui.
Galanda esulta per l'oro a Eurobasket '99
Galanda esulta per l’oro a Eurobasket ’99 (src: facebook.com/)
Qualcosa invece che ti viene in mente relativamente al Baso (tuo compagno anche già a Reggio)? Damiao BasileDa quando sono arrivato a Reggio, pur essendo Gianluca un ragazzo veramente pacato, silenzioso e sulle sue, abbiamo subito avuto un grandissimo feeling. Ad un Mondiale in cui partecipammo insieme eravamo i piu’ giovani a roster, e questo ci avvicinò ulteriormente. Un ricordo emblematico di lui fu quando vincemmo Gara 2 contro Treviso prolungando la serie e a fine partita ci fu il tempo di abbracciarsi prima di venire travolti da un suo fratello ed un suo cugino (che era venuto da Firenze). Volevamo rialzarci ma non facemmo in tempo prima che arrivassero anche i tifosi e quindi ci ritrovammo sommersi a festeggiare.   Un episodio che vuoi condividere legato invece al Menego (Andrea Meneghin)? Un episodio che riguarda il Menego (e non solo) è il seguente: spesso Andrea giocava a carte in ritiro. Una volta eravamo a Biella ed eravamo in 8 in stanza mia e di Gek, con Sandrino, Andrea, il Baso e il Poz che giocavano a carte. Mentre giocavano avevamo ordinato, in modo tranquillo, qualche “birra d’accompagnamento”. Quando la ragazza del servizio in camera bussò per recapitarcele, eravamo sovrapensiero ma fummo sorpresi dal veder comparire con lei 16 birre (il doppio di quante ne avevamo ordinate) e Marco Crespi! Per fortuna andò bene, dopo averci minacciato di riferire a Boscia, il coach chiuse un occhio e si fece promettere che non ci saremmo ubriacati e si tenne questo piccolo segreto per sé.
Andrea Meneghin si tuffa per un recupero
Andrea Meneghin si tuffa per un recupero (src: sport.it/)
  Qualcosa invece che ci vuoi dire che ti leghi particolarmente  a Carlton Myers? Di Carlton voglio solo dire questo: voglio ringraziarlo di averlo potuto conoscere come giocatore, come amico e come fratello.
Carlton Myers in Nazionale (src: foros.acb.com/)
Carlton Myers in Nazionale (src: foros.acb.com/)
Ed infine gli ultimi due: Gregor Fucka e Sandro De Pol? Che dire di Gregorone? Sono sempre stato colpito dalla sua infinita dedizione: il suo chiodo fisso era lavorare, lavorare, lavorare: allenarsi e migliorare. L’unica cosa che voleva fare, piu’ che divertirsi o altro, era giocare a pallacanestro. Davvero un esempio incredibile per tutti noi.
L'airone Gregor Fucka
L’airone Gregor Fucka (src: cefabasket.net/)
Stessa cosa Sandrino; lui e Gregor erano i primi ad entrare in palestra e gli ultimi a lasciarla: entrambi avevano questa mentalità slava di approccio e dedizione al lavoro, che ci ha spesso ispirati come squadra e che ha permesso loro di arrivare dove sono poi arrivati nelle rispettive carriere. Su Sandrino non posso non menzionarti questo: il bellino di Trieste.
Sandrino De Pol:
Sandrino De Pol: “il bellino di Trieste” (src: quellikeilbasket.it/)
LE STAGIONI IN ITALIA Nella tua carriera italiana hai militato in diverse squadre, curiosamente spesso tornando a giocarci in diverse tappe. Quale e’ il primo ricordo che ti viene in mente degli anni in ciascuno dei club (ovvero Fortitudo, Varese, Reggio e Cantu’)? Cosa vuoi condividere su ognuna delle esperienze?
Marcelo alla Effe
Marcelo alla Effe (src: archiviofoto.unita.it/)
Fortitudo In Fortitudo ho passato 9 anni, lì mi sono formato come giocatore e come persona: poche società avrebbero fatto ciò che han fatto loro, ovvero andare a prendere un ragazzo sconosciuto dal Brasile, portarlo in Italia e formarlo in quella maniera. Devo solo ringraziare i presidenti come Palumbi, Seragnoli e tutti gli allenatori come Marco Calamai, Pillastrini (il primo a farmi esordire con la prima squadra, per me una emozione grandissima), Sergio Scariolo, Piero Skansi, tutti… Varese
Damiao a Varese
Damiao a Varese (src: varesenews.it/)
Per fare esperienza, mi mandarono ad un certo punto a Varese (con Cecco Vescovi che fece il viaggio  opposto)… Quando arrivai lì avevo 20 anni, e Gianmarco (il Poz) invece ne aveva 22. Eravamo una banda  di matti. Ci siamo divertiti tantissimo: li ho conosciuto tutti i ragazzi, abbiamo approfondito l’amicizia, ed abbiamo costruito un legame davvero speciale. Eravamo un gruppo unico e questo ha contribuito a far si che arrivassimo in Gara5 a Bologna ad un passo dall’approdare alle semifinali, con due affermazioni nette negli episodi precedenti della serie che non erano da tutti… Pensavo di rimanerci a lungo ma invece, per una serie di situazioni e scambi, alla fine mi ritrovai senza squadra. Fu allora che…  
Damiao a Reggio
Damiao a Reggio (src: geocities.ws/)
Reggio Emilia …Fu proprio allora che, mentre mi allenavo, fui approcciato da Max Menetti e dal grandissimo Dado Lombardi, che mi disse perentoriamente: “Vieni a giocare per me e ti faccio diventare un giocatore. Ti faccio diventare il più grande stoppatore ed il miglior difensore di tutta la Serie A.“. E’ il piu’ grande motivatore che io abbia mai incontrato, e ci faceva giocare tranquillamente. Ed alla fine ha avuto ragione: quella stagione fui tra i 10 migliori rimbalzisti, il miglior stoppatore e il quarto per recuperi del campionato. Cantù
Damiao a Cantu'
Damiao a Cantu’ (src: databasket.com.br/)[/c
aption] Cantù è stata una parentesi bellissima della mia vita: sono andato via dalla Effe perchè non avevo spazio. Dopo un buon biennio, volevo giocarmi le mie chance. Siccome il roster in Fortitudo era composto da 16 validissimi giocatori e lo spazio era quello che era, era addirittura capitato che fossi finito occasionalmente in tribuna, così mi dispiaceva e mi scocciava perchè volevo giocare. A me sono sempre piaciute le sfide. Questa era la situazione quando mi arrivò una telefonata di Dan Gay, col quale ho sempre avuto e ho tuttora un rapporto speciale e fraterno di amcizia. Erano a -8 dalla penultima, è vero che c’era ancora tutto il girone di ritorno, ma l’impresa sembrava a dir poco impossibile. Mi avrebbe però permesso di giocare da gennaio a fine stagione in maniera consistente, che era esattamente ciò che volevo. Dan mi anticipò che la società stava trattando per Matt Santangelo, ed infatti noi saremmo stati gli unici due innesti, con l’allenatore che era recentemente cambiato ed era un giovanissimo Pino Sacripanti. Accettai la sfida ed eravamo noi due nuovi, Dan, Antonello Riva (allenatore in campo), Ansaloni, Bootsy Thornton (che vi posso rivelare sia andato vicinissimo al taglio proprio quando stavo arrivando io, all’epoca era ancora “grezzo” anche se poi sarebbe diventato un grande giocatore) e gli altri. Alla fine ce la facemmo: facemmo il miracolo ed eravamo salvi già a 3 giornate dalla fine. Come mi aveva detto Pino, la sfida era adatta per me e mi sarei rilanciato anche in ottica Nazionale. Purtroppo, nonostante fossi gasatissimo, ebbi un serio infortunio al collaterale del ginocchio proprio all’ultima giornata e persi la chance di partecipare agli Europei del 2001. Nonostante ciò, Cantù premiò il mio grande impegno con una estensione biennale di contratto. NBA Recentemente Thiago Splitter e’ diventato il primo brasiliano di sempre ad aggiudicarsi un titolo NBA, cosi come Marco Belinelli il primo italiano. Traguardi importanti per due giocatori rappresentanti delle due nazioni alle quali sei legato. Cosa puoi dirci su entrambi? E’ una soddisfazione meritatissima, per entrambi. Io so bene il dramma che ha vissuto Thiago con la sua famiglia (ndr, la giovane sorella cestista Michelle deceduta a 19 anni per una leucemia – qui un’intervista dal sito Spurs dove il centro neroargento la ricorda), cosi come il “culo” che si è fatto Marco con tutti che gli dicevano di lasciar perdere e quasi gli remavano contro, con la stampa a sfavore, e tutto. Se lo sono proprio meritato, e voglio fare loro tanti complimenti! [caption id="" align="aligncenter" width="411"]Splitter e Belinelli campioni NBA con gli Spurs Splitter e Belinelli campioni NBA con gli Spurs (src: tabmathletics.com)
Parlando di Italiani in NBA, e ricollegandoci al discorso di quel fantastico gruppo azzurro di anche tu facevi parte, al di là del fatto che i tempi fossero diversi, c’è qualcuno di quel gruppo che secondo te avrebbe potuto tentare il salto oltreoceano per misurarsi con i professionisti a stelle e strisce ed avrebbe avuto qualche possibilità a riguardo? In realtà di nomi ne avevamo eccome: Gek, Gianluca, Andrea, Carlton ma anche Gregor (i Clippers lo volevano fortemente con un contratto da 5 anni prima che andasse a Barcellona) sicuramente hanno avuto reali chance di finire li.
Gek Galanda fronteggia Tim Duncan
Gek Galanda fronteggia Tim Duncan (src: sport.it/)
Hanno però compiuto una scelta: hanno preferito restare vicino alla famiglia ed in Europa dove comunque avrebbero trovato più spazio. Sicuramente loro avrebbero potuto competere ed affermarsi a quei livelli, dopo aver condotto come un gruppo di gregari l’Italia ad un argento olimpico (quello del 2004) in cui nessuno credeva. Tornando al discorso NBA ed Americani, un’ulteriore conferma delle possibilità italiane è data dal fatto che, a Sidney 2000, in quanto campioni in carica a livello Europeo dei quali tanto avevamo sentito parlare, noi eravamo l’unica squadra che gli USA volevano incontrare e battere a tutti i costi. Hai seguito Bruno Caboclo? Cosa puoi dirci su di lui? Lui è nato a Campinas, dove sono nato io. Se gli danno il tempo di ambientarsi, farà bene. Ha iniziato a giocare a pallacanestro solo 3 anni e mezzo fa, e guarda dove è arrivato. In NBA a questi aspetti come margini di miglioramento e futuribilità sono molto attenti.
Bruno Caboclo
Bruno Caboclo (src: globoesporte.globo.com/)
Ti dirò di più: segnatevi i due nomi che sto per darvi. Si tratta di due prospetti che provengono da qui e che sentirete prestissimo (2 o 3 anni al massimo) accostare al mondo NBA: Wesley Senna (2.08m) e Victor Silva (2.04m). Teneteli d’occhio per i prossimi draft. Con questa chicca di scouting sui prossimi due talenti brasiliani, ti salutiamo Marcelo. Grazie mille per la tua grande disponibilità e per l’intervista, e complimenti per la tua carriera! di Valerio D’Angelo

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