Allarme Covid-19 per Cantù, la squadra non è ancora partita per Treviso

Situazione complicata per la formazione di coach Pancotto.

di Daniele Tagliabue, @Danyboy1991

Fulmine a ciel sereno in casa Pallacanestro Cantù. Come riporta il quotidiano La Provincia nell’edizione odierna a firma Luca Pinotti, la Pallacanestro Cantù non è ancora partita per Treviso dove nella giornata odierna alle ore 19.00 è previsto l’incontro con la De Longhi. I motivi sono ben spiegati: oltre al lungodegente Smith, con l’americano risultato ancora positivo in settimana e quindi out, le preoccupazioni riguardano alcuni casi di probabili #Covid19. Così come aveva già comunicato la società Venerdì 23 Ottobre “a seguito del manifestarsi di sintomatologia compatibile con infezione da Covid-19 in tre componenti del gruppo squadra, l’attività agonistica è momentaneamente sospesa”, la situazione non si è per nulla migliorata e dopo aver effettuato Venerdì i tamponi obbligatori a 48 ore dall’incontro le nubi attorno a una possibile disputa dell’incontro si sono prepotentemente alzate. Oltre ai tre giocatori con sintomi (Pecchia, La Torre e Bayehe) infatti, nella giornata di ieri la febbre è salita in modo strano anche a Johnson e Procida alzando i campanelli d’allarme. Nel frattempo dal laboratorio è arrivata la comunicazione dal laboratorio analisi che “cinque giocatori sono stati dichiarati non negativi.

Non essendosi neanche allenata, la situazione diventa quindi davvero complicata. La società solo nella mattinata odierna avrà l’esito definitivo sui tamponi e una volta in mano deciderà il da fare. Stando a quanto riportato la volontà sembrerebbe quella di non recarsi a Treviso, evitando un rischio concreto di focolaio che metterebbe in pericolo anche gli avversari. Regolamento alla mano però, solo in caso di sette positivi in squadra il rinvio diventerebbe ufficiale, mentre quelli del club brianzolo sarebbero al più tanto sei (i cinque citati più Smith). La formazione di Pancotto rischia così di trovarsi in un caso clamoroso, che potrebbe portare i lombardi a scegliere volontariamente di perdere 20-0 a tavolino evitando il lungo viaggio, mettendo la salute davanti al risultato del campo.

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