Artiglio del diavolo, la cura-Caja che ha guarito Varese

Con le cinque vittorie consecutive, la Varese di “Artiglio” Caja è la squadra più in forma del momento

di Manuel Berti, @ManuelBerti

Si sa, l’Artiglio del Diavolo è noto per la cura dei dolori grazie alle sue proprietà analgesiche e anti-infiammatorie, proprio come Attilio “Artiglio” Caja è la medicina per la salvezza varesina. Una medicina amara, somministrata lentamente, ma che alla fine ha sortito i benefici sperati con una zona retrocessione ormai lontana (+8 su Cremona) e una squadra che ha ritrovato la sua vera faccia e la sua dignità.

31907434574_ff0880c242_mPRIMA – Una Varese tramortita e al tappeto quella raccolta dall’Artiglio, una Varese reduce dal peggior girone di andata dalla stagione 2007/2008 (sì, quella della retrocessione) colmo di figuracce, sconfitte cocenti (vedi Cantù) e pesanti (vedi Cremona). Ad onor del vero, Caja sedeva già sulla panchina di Varese durante lo scontro diretto al PalaRadi, come era già head-coach con Venezia, Torino, Brindisi, ma come detto la cura è stata lenta e difficoltosa. I primi bagliori in Europa (con Usak e Rosa Radom), poi la vittoria scaccia-crisi a Caserta fino al filotto iniziato con la vittoria casalinga con Pistoia, culminato con il successo al PalA2A contro la lanciatissima Orlandina.

DOPO – Tre mesi di lavoro, tanto in palestra quanto nella testa di ogni singolo giocatore, a riprova del fatto che una sua anima questa squadra ce l’aveva, 33498068826_833491e65a_mandava solo trovata. Un’anima dapprima nascosta sotto una mole di palle perse, di pessime difese e di clamorosi blackout, poi ritrovata con il carattere che i soldati di coach Caja (Ferrero su tutti) hanno saputo gettare sul campo, infuocando nelle ultime domeniche tutta Masnago. Una metamorfosi che tutti hanno toccato con mano e che hanno saputo apprezzare, una trasformazione sul piano mentale che fa forse addirittura mordere le mani per quanto si sarebbe potuto fare meglio prima. Ed ora, a una sola vittoria dalla definitiva tranquillità, è lecito anche guardarsi avanti con la consapevolezza di chi ha rischiato tanto e di chi non può permettersi di gettare tutto nuovamente alle ortiche come due anni fa. Perché il pubblico di Masnago ha appena ricominciato a divertirsi e non vuole certo già fermarsi.

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IL CONFRONTO – I numeri non sono tutto, ma dicono tanto. Dicono che nelle prime sei gare della gestione Caja (parliamo solo di LBA), la media di punti segnati si aggirava intorno ai 73 mentre quelli subiti a 83 e dicono soprattutto che nelle successive cinque (quelle del filotto per intenderci) queste cifre si sono di fatto invertite: 82 fatti e 74 subiti. Un caso? Ovviamente no, perchè la rinascita di Varese fonda le sue basi nella metà campo difensiva, trasformando quella che era una delle difese più penetrate nel punto di forza attraverso il quale riversarsi nella metà campo offensiva. In quella metà campo dove il cambio di passo di Maynor si è fatto sentire: 4.1 assist di media nelle prime sei, 7.2 nelle ultime 5, limitando le perse e dando ordine alla squadra, sapendo che alle proprie spalle ci sarebbe stato quel giovincello del “Bullo” a garantire minuti di esperienza e di sostanza. Insomma, il lungo inverno biancorosso sembra essere ormai alle spalle e il sole è tornato a splendere ai piedi del Sacro Monte, ma ora spetta a capitan Cavaliero e compagni a tenere lontane le nuvole.

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