Buscaglia incontra i tifosi: regolamento, gestione squadra e curiosità.

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Buscaglia Maurizio

Ieri sera, la Dolomiti Energia Trento, in collaborazione con il Trust, ha organizzato un incontro fra l’allenatore della squadra, Maurizio Buscaglia, ed i propri tifosi. Un pubblico numeroso e attento ha interagito con competenza, ponendo domande sugli argomenti più vari, passando dai dettagli del regolamento, a curiosità sulla propria squadra.

Buscaglia ha parlato per più di 90 minuti, rispondendo ad ogni singola domanda, aggiungendo alla padronanza dell’argomento, la simpatia che lo contraddistingue da sempre.

Le prime domande si sono incentrate su dettagli regolamentari, legati a fatti accaduti all’Aquila negli ultimi incontri: il fallo tecnico, lo sfondamento, il fallo antisportivo. Le spiegazioni del coach partivano da una disamina nel dettaglio del regolamento, arrivando alla propria personale opinione sui fatti specifici. Filo conduttore di ogni singola analisi è stata la filosofia di fondo del Trento, che aborre ogni forma di “furbizia” e fa della correttezza il proprio punto di forza: quasi sempre Buscaglia ha sposato l’interpretazione arbitrale, sottolineando la preparazione dei fischietti nostrani. “Il basket ha un regolamento molto dettagliato e alcune delle nostre regole possono trarre in inganno un profano”

Buscaglia

Ha parlato a lungo della gestione dei tempi all’interno di una partita, di come le altre squadre cerchino spesso di rallentare i nostri portatori di palla, prima che oltrepassino la linea di centrocampo, riducendo il tempo a disposizione per organizzare una giocata; di come, nell’intero Campionato Serie A Beko, quasi i due terzi delle azioni si concludano negli ultimi 6 secondi disponibili; di come i giocatori debbano modificare lo schema iniziale, in base al tempo disponibile per arrivare al tiro.

Buscaglia ha raccontato di come, negli ultimi anni, calcio e basket si siano molto avvicinati, come gestione degli spazi e del gioco in velocità, ormai è normale vedere un allenatore di calcio che segue il basket, e viceversa.

Rispondendo ad una domanda sugli americani, ha sottolineato come, per Trento e per i propri giocatori italiani, sia una novità assoluta avere 5 americani in roster. Le differenze regolamentari e le piccole difficoltà d’ambientamento sono state affrontate fin dal primo giorno, tutti insieme, ed ora il gruppo è affiatato e coeso. Anche l’ambiente del palazzo e della città hanno aiutato in questo processo; la frase: “Qualcuno è addirittura arrivato a definire Trento una città ‘calda’.” ha provocato una risata diffusa nel pubblico, abituato a convivere con la definizione dei trentini un po’ freddi e distaccati.

Buscaglia

Nel finale della chiacchierata, si è parlato di alcuni aneddoti legati alla passata stagione. Particolarmente curioso quello relativo a B.J. Elder, durante gara quattro delle semifinali playoff a Torino: B.J. era infortunato e non avrebbe giocato, ma la squadra voleva tenerlo nascosto fino all’ultimo, quindi il giocatore è entrato in panchina vestito con la tenuta da riscaldamento. Unico dettaglio le scarpe, che, invece di essere quelle da gioco, erano un paio di All Star. Subito lo staff  è intervenuto ed ha simulato un massaggio ai piedi, in modo da poter sfilare le scarpe al giocatore, mantenendo ancora per qualche minuto la convinzione che Elder avrebbe giocato. Il racconto di questa piccola malizia ha divertito il pubblico in sala, che ricordava la tensione di quella partita e la suspense per cercare di capire se B.J. sarebbe entrato o meno in campo.

Un tifoso storico ha concluso la serata con una domanda maliziosa, sempre inerente le semifinali playoff dell’anno scorso: “Al posto di Pillastrini, avresti chiamato un time out nell’ultimo minuto di gara cinque?”. Buscaglia, col sorriso sulle labbra, ha risposto: “Non lo so, in quei momenti, con 4.500 tifosi urlanti, non ero sicuramente lucido, ricordo l’ultimo time-out che abbiamo chiamato noi, durante il quale parlavo nelle orecchie dei giocatori, uno per uno, per via del rumore. E dubito mi abbiano sentito comunque.”. Come dire che, in quei concitati momenti, era davvero difficile essere lucidi e che, un time-out non avrebbe cambiato, comunque, molto.