Cento di queste stagioni – Sasha Danilovic, il campione diventato Leggenda

Nel giorno del suo compleanno, riviviamo la stagione più significativa di Danilovic in maglia Virtus Bologna.

di Massimo Mattacheo, @MaxMattacheo

Estate ’97, la Virtus si presenta al via della nuova stagione con grandi ambizioni e una squadra molto forte e competitiva per potere vincere su tutti i fronti. Nel mercato c’è stato il grande ritorno di Sasha Danilovic, lo Zar, reduce da un’esperienza in NBA che non lo ha soddisfatto e desideroso di rimettersi in gioco da assoluta star. Lo fa per soldi Sasha, certo, ma i soldi non sono tutto: la possibilità di confrontarsi con la Teamsystem Bologna, cresciuta negli anni e diventata ora la prima rivale della Kinder lo affascina non poco, anche perché la stella della squadra di Skansi è quel Carlton Myers che aveva già dimostrato di potere competere con Sasha.

Danilovic si presenta diverso rispetto alla sua prima esperienza in Virtus: rimane un fuoriclasse ma non è più il catalizzatore principale dell’attacco della Vu, non è il giocatore che segna 25 punti di media come nei suoi primi anni a Bologna. E’ maturato, Sasha, ha migliorato la selezione dei suoi tiri e per certi versi è ancora più efficace. Quello che non ha perso è il suo innato killer instinct, che lo ha portato negli anni a essere riconosciuto come uno dei giocatori più decisivi del Vecchio Continente.

Alla guida di quella squadra c’è Ettore Messina, che Sasha conosce bene perché i due avevano già vinto insieme nella prima esperienza virtussina di Danilovic. La Supercoppa italiana, il primo trofeo della stagione, è solo l’antipasto di quello che sarà il leit motiv dell’intera annata: la Teamsystem vince la partita e toglie alla Kinder il primo trofeo stagionale. Il derby di Bologna è il meglio che il basket italiano e non solo possa offrire: saranno diverse le battaglie tra le due squadre, e non mancheranno nemmeno i momenti di tensione.

La Virtus è una corazzata, Messina riesce a gestire un gruppo di campioni basando i suoi successi sulla difesa, che si rivela essere la migliore del campionato: al termine della regular season in campionato, la Virtus è prima e si assicura il vantaggio del fattore campo in tutte le serie di playoff. Ma alle sue spalle, la Teamsystem si conferma essere squadra di grande valore e conclude la stagione al secondo posto, lasciando presagire una serie di sfide bellissime nei playoff.

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Nel frattempo, si è disputata la Coppa Italia, a Casalecchio di Reno: la Kinder padrona di casa sembra la logica favorita del torneo, ma in gara secca nessun pronostico è scontato. E infatti la squadra di Messina cade in semifinale sotto i colpi dei grandi rivali: Sasha e compagni vedono vincere la Teamsystem in casa propria, Myers alza la Coppa e cresce in Danilovic il desiderio di rivalsa.

Il momento di massima tensione stagionale tra le due squadre si manifesta poco dopo, quando si trovano a sfidarsi nei quarti di Eurolega, per garantirsi un posto alle Final Four. La prima gara si gioca in casa della Virtus, la squadra di Messina imposta la partita su un punteggio basso non concedendo nulla ai grandi rivali. Nei minuti finali si consuma la vergogna: scoppia una rissa in campo, Danilovic e Myers sono tra i più partecipi e la gara si concluderà con 10 espulsi. Per gara 2 verranno squalificati Myers e Fucka per la Teamsystem, Savic e Abbio per la Kinder. La squadra di Messina si imporrà nella seconda gara chiudendo la serie e volerà verso la conquista del trofeo, ottenendo un grande risultato.

Nei playoff, nonostante un logorio fisico che si fa accentuato, con le caviglie che non sopportano più il gioco di Sasha, che per questo motivo annuncerà il ritiro a 30 anni, dà il meglio di sé: in gara 4 dei quarti di finale contro la Roma di Attilio Caja (che non lo sopporta), Danilovic mette a segno 47 punti. E’ una prestazione celestiale, la migliore di sempre per lui in Italia, di fronte a un pubblico in cui un ragazzo lo insulta dall’inizio alla fine e in cui i tifosi romani lo etichettano come ‘zingaro’ con uno striscione apparso al palazzetto. In semifinale la Kinder si sbarazza di Varese in quattro partite e accede alla finale: di fronte, manco a dirlo, si trova la Teamsystem, capace di regolare in tre gare quella Reggio Emilia che sorprendentemente aveva eliminato Treviso nei quarti di finale.

La Kinder è una squadra stanca e logora, arrivata all’appuntamento clou della stagione dopo un anno massacrante e in gara 1 questo si vede: la partita è una battaglia, nessuna delle due vuole cedere nulla all’avversario. A 81 centesimi, con la Kinder avanti di 1, Rivers si presenta in lunetta ed è glaciale: la Teamsystem vince gara 1 in trasferta, mettendo la serie sui binari giusti grazie ai 34 punti di Myers.  In gara 2, in trasferta, Sasha è maestoso e segna 30 punti, ma si arriva nuovamente ad un finale in volata: la Kinder impatta la serie vincendo per 78-76 nonostante i 33 punti di Rivers per la Teamsystem. Salta nuovamente il fattore campo nel terzo atto della serie, con la squadra di Myers capace di violare nuovamente il parquet dei grandi rivali per 76-69: Danilovic gioca una brutta partita come tutta la squadra e la Teamsystem si garantisce la possibilità di avere il match-ball scudetto di fronte al proprio pubblico.

Con l’inerzia completamente a favore della squadra di Skansi, gara 4 si mette fin da subito sui binari giusti per la Teamsystem: in una partita a basso punteggio, il 54-41 con cui Myers e compagni si presentano negli ultimi minuti sembra potere essere il preludio alla conquista di un tricolore tanto atteso. Ma la mossa di Messina di cambiare la difesa nelle ultime azioni paralizza completamente l’attacco di casa, incapace di segnare un singolo punto da lì alla fine e costretta a subire un parziale di 13-0 per il 59-57 finale con cui la Kinder porta la serie alla bella, in casa. Anche in questa partita Danilovic è deludente, ma grazie a Rigaudeau le Vu Nere ottengono un successo fondamentale.

Si arriva così al 31 maggio 1998, data che deciderà la supremazia di una delle due squadre sull’altra: la Teamsystem ribatte colpo su colpo e riesce a mantenersi spesso in vantaggio nel punteggio. Sasha, logorato dalla stagione, non è in giornata e non riesce a segnare, ma la Kinder fa del gruppo la sua forza e arriva nel finale ancora in partita. A 30 secondi dalla fine, dopo il libero sbagliato da Fucka, il punteggio dice 72-68 per gli ospiti: Sasha riceve palla e si alza da 8 metri, con Wilkins che commette l’errore di abbassare il braccio sul suo tiro. Canestro buono e fallo, la Kinder impatta la partita a quota 72, la successiva persa folle di Rivers rimanda ai supplementari l’epilogo della partita.

Autore fino a quel momento di 11 punti con basse percentuali, Danilovic domina l’overtime mettendo a segno 9 dei 15 punti della squadra, la Teamsystem non si è ripresa dallo shock del canestro del serbo a pochi secondi dalla fine e vede sfuggire dalle mani lo Scudetto. Myers, autore di 27 punti in quella gara, rimane impietrito in panchina, i tifosi della Virtus possono esultare: il double (campionato e Eurolega) è completato.

Per Danilovic, oltre alla grande soddisfazione per la vittoria, la gloria eterna: con il suo tiro, anzi Tiro da 4 punti, a Bologna verrà ricordato per sempre.

Noi lo omaggiamo così, nel giorno del suo quarantasettesimo compleanno. Tanti auguri Sasha!

 

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