Da Ascoli a Milano: la lunga strada di Nedovic verso l’Olimpia

Da Ascoli a Milano: la lunga strada di Nedovic verso l’Olimpia

Nedovic torna dunque in Italia dove aveva segnato i primi canestri della sua vita.

di La Redazione

I geni erano quelli giusti: Il padre Sladjan è stato un grande giocatore di pallamano – e per questo Nemanja Nedovic ha vissuto in Austria e in Italia – come lo zio Predrag. Ma il problema era trovare lo sport giusto in cui cimentarsi. Il primo tentativo ovviamente fu con la pallamano, disciplina di grande tradizione in Serbia, ma Nemanja cambiava ruolo spesso e un giorno scelse di fare il portiere. “Mia madre era in tribuna, una pallonata mi colpì in testa: a fine partita mi disse che la mia esperienza con la pallamano sarebbe finita quello stesso giorno”. Viveva ad Ascoli a quei tempi perché il padre ero lo straniero di San Benedetto del Tronto. Provò con il calcio, perché era lo sport più popolare ad Ascoli e seguiva il campionato italiano, Alex Del Piero era il suo giocatore preferito, poi con il calcio, ma il suo futuro sembrava potesse essere in piscina. “Mi offrirono di nuotare per la Federazione italiana”, ha raccontato a EuroLeagueTv. Ma declinò la proposta. Quando toccò per la prima volta il pallone da basket, capì di aver trovato la propria strada. “E’ diventato la mia vita fin dal primo momento. Nessuna pressione dai genitori, mi hanno lasciato fare quello che volevo. Penso sia stata la scelta giusta”.

Nedovic torna dunque in Italia dove aveva segnato i primi canestri della sua vita, sulla scia della miglior stagione della carriera in EuroLeague. Nell’ultima stagione è stato tra i primi 10 per tiri da tre segnati, punti, falli subiti, nei primi 15 anche in canestri e tiri liberi segnati più assist. Ha segnato 16.8 punti di media e 4.8 assist. Decisamente l’anno della sua esplosione, alla terza stagione in Spagna, la seconda a Malaga dove l’anno prima aveva vinto l’Eurocup battendo in finale Valencia, ovvero la sua prima squadra iberica, un posto dove le cose non erano andate troppo bene. Viene da una stagione in cui probabilmente ha giocato la miglior partita della sua vita, a Istanbul contro il Fenerbahce, 31 punti, 36 di valutazione per la storica impresa dell’Unicaja contro gli allora campioni uscenti. Non è stata una prestazione imponente solo per i punti ma forse ancora di più per come ha mandato a canestro i compagni, i lunghi dentro l’area o gli esterni per il tiro da tre (in quella gara ebbe 8 assist e 8 falli subiti)

Nedovic cominciò a fare sul serio come giocatore di basket al rientro in Serbia quando venne arruolata nelle giovanili della Stella Rossa con cui debuttò anche in prima squadra e poi nelle giovanili serbe diventando presto un prospetto con potenziale NBA. All’Eurocamp di Treviso misurarono a 103 centimetri il suo stacco da terra da fermo. L’atletismo è impressionante per un giocatore europeo. Nel 2012 ha lasciato Belgrado per andare a Vilnius dove ha debuttato in EuroLeague segnando 9.8 punti per gara. E così a fine stagione venne scelto dai Golden State Warriors (via Phoenix Suns). Durante la telecronaca del draft di ESPN venne ribattezzato come il “Derrick Rose Europeo” per la velocità e l’abilità nell’attaccare il ferro.

I Warriors erano in procinto di trasformarsi nella più grande squadra del mondo. Avrebbero vinto il primo titolo di questo ciclo nel 2015. Nedovic arrivò nel posto giusto ma nel momento sbagliato. Steph Curry e Klay Thompson stavano esplodendo. Lui era un rookie che doveva dimostrare tutto. Riuscì a giocare solo 24 partite. Altre le giocò nei Santa Cruz Warriors dell’attuale G-League. Al debutto segnò 31 punti. Ma tutta la sua stagione fu condizionata da questa sorta di avanti e indietro tra la NBA e la lega minore. L’anno seguente venne rilasciato prima che cominciasse la stagione e rientrò in Europa, a Valencia. Al termine si trasferì a Malaga giocando un anno con Mindaugas Kuzminskas. La stagione successiva proprio contro Valencia vinse l’Eurocup insieme a Jeff Brooks. E infine la sua stagione-boom in EuroLeague con la quale si presenta a Milano.

I Warriors erano in procinto di trasformarsi nella più grande squadra del mondo. Avrebbero vinto il primo titolo di questo ciclo nel 2015. Nedovic arrivò nel posto giusto ma nel momento sbagliato. Steph Curry e Klay Thompson stavano esplodendo. Lui era un rookie che doveva dimostrare tutto. Riuscì a giocare solo 24 partite. Altre le giocò nei Santa Cruz Warriors dell’attuale G-League. Al debutto segnò 31 punti. Ma tutta la sua stagione fu condizionata da questa sorta di avanti e indietro tra la NBA e la lega minore. L’anno seguente venne rilasciato prima che cominciasse la stagione e rientrò in Europa, a Valencia. Al termine si trasferì a Malaga giocando un anno con Mindaugas Kuzminskas. La stagione successiva proprio contro Valencia vinse l’Eurocup insieme a Jeff Brooks (MVP di gara 2 di finale). Oltre a tutto questo, ha giocato due Europei con la Serbia (2013 e 2015) e vinto l’argento olimpico a Rio de Janeiro nel 2016. Infine la sua stagione-boom in EuroLeague con la quale si presenta a Milano per giocare due ruoli, playmaker con licenza di segnare e guardia con la capacità di giocare anche per i compagni.

FONTE: Uff. Stampa Olimpia Pall. Milano

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