Danilo Gallinari: “Chiudere la carriera con Milano? Sarebbe perfetto”

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FIBA.com

Intervistato sulle colonne de La Repubblica il Gallo ha ripercorso le ultime Olimpiadi e non solo

CAPITOLO TOKYO 2020

“Sentivo che si sarebbero qualificati battendo la Serbia. Una settimana dopo Sacchetti mi ha chiamato, avevo appena finito di giocare, venivo dal ko in gara 6. Mi si è accesa la luce: le Olimpiadi, anche senza pubblico, sono incredibili e memorabili. In palestra hai al fianco il numero uno al mondo di judo, martello o boxe e il più forte pallavolista del pianeta. Vedi fare esercizi che neppure immagini, trovi atleti strepitosi visti solo in tv. Passeggi e trovi Jacobs, che conosco e seguivo, Greg Paltrinieri e Federica Pellegrini, leggende del nuoto”Un’esperienza unica con ragazzi speciali, in campo e fuori. Al villaggio eravamo divisi in sei per camerata. Con me c’erano Pajola e Tonut, forti e gran personaggi. Questo gruppo ai giochi di Parigi potrà fare la storia”.

PARIGI 2024

“Vedremo. Avrò 36 anni, se mi chiamano sarò lì per dare il massimo. Magari per la rivincita con i francesi”

PARTITA DA RIGIOCARE

“Gara 7 con Denver contro i Lakers di Kobe Bryant, Blake e Gasol. Ho giocato bene sei partite, quella l’ho tappata. Poi, ripenso alla sconfitta con l’Italia a Torino. Ci giocavamo le qualificazioni per Rio contro la Croazia. Sono uscito per falli, ricordo un arbitraggio strano. E i quarti con la Lituania per l’Europeo 2015”.

CAPITOLO NBA

“Il momento più difficile sono stati i fischi al Madison Square Garden a New York. Scelta dei Knicks, avevo diciannove anni. Ma ho capovolto l’amarezza: è stata la motivazione che mi ha spinto a dare tutto me stesso. Sono orgoglioso dei miei tredici anni in America, record per un italiano, e dei sette a Denver”.

IL DREAM TEAM PERSONALE

“Larry Bird, idolo di mio padre Vittorio, Michael Jordan, Danilovic, Ginobili. In difesa piazzo proprio il mio papà, per reggere e dare botte. Nel roster metto anche Chris Paul, Iguodala, Young e Bogdanovic”.

CHIUDERE A MILANO?

“Sarebbe perfetto. Ma devono esserci le gambe. La testa ti fa pensare che puoi fare tutto, poi il corpo dice altro. Vedremo”

IL FUTURO

“Farò la spola tra Italia e Stati Uniti. A Denver abbiamo vari interessi, mio fratello Federico studia Sport management. Io di certo non farò il coach: se chiudi vuoi goderti la famiglia. Se alleni lavori il doppio e segui quindici ragazzi. Mi piacerebbe fare il procuratore, come mio padre”