Delfino: “Decidere quando smettere mi dà la carica per continuare”

Delfino: “Decidere quando smettere mi dà la carica per continuare”

Il giocatore della FIAT parla ad un sito spagnolo.

di La Redazione

Carlos Delfino sembrava che dovesse ritirarsi sei anni fa quando una frattura allo scafoide in una trasferta a Oklahoma City lo ha costretto di fatto a quattro operazioni e tre anni di stop. È stato intervistato da malagahoy.es e alla fine ha risposto anche a domande sul suo possibile ritiro  che a 36 anni sono più che legittime.

Non potrà esserci contro Unicaja per uno stiramento occorsogli negli ultimi minuti della sfida. Però “personalmente sono contento perché non vedevo l’ora di sentirmi parte di una squadra che lavora giorno dopo giorno per arrivare ad un risultato”. Torino sta avendo delle difficoltà ma essendo una squadra nuova è normale: poi il fatto che Larry Brown ha dovuto operarsi negli USA ha rallentato il lavoro della squadra.

Senza coach Brown che ci ha scelti e ci ha voluti siamo come una nave che non è guidata dal suo capitano. Lo aspettiamo!

Il giornalista ha poi voluto sapere come ha fatto la FIAT a convincere Delfino a vestire la maglia gialloblu: “Mi ha chiamato Larry e mi ha assicurato che avrei giocato una stagione intera. Per uno come me che viene da anni pieni di infortuni e senza continuità vedere la sua fiducia riposta in me mi ha convinto”.

Oltre a Larry Brown che lo ha accolto a Detroit l’anno dopo la vittoria dell’anello, anche se all’inizio giocava molto poco, c’è un altro allenatore caro a noi italiani con cui Delfino ha avuto a che fare, Sergio Scariolo. “Eravamo insieme al Khimki e voleva poi portarmi al Real Madrid. La sua carriera è opposta a quella di Larry Brown in quanto ha vinto tutto tra Europa e nazionali e ora ha voluto provare la carta NBA. Potrà seguire le orme di Messina e tra qualche anno fare il capo allenatore di qualche franchigia, perché no?”

Poi parla della sua relazione con Nocioni e Ginobili, due “guerrieri” con cui ha potuto crescere fin dalle giovanili nazionali fino all’oro di Atene 2004 e l’ultima corsa a Rio de Janeiro 2016, quando lui ha giocato poco per infortunio ma ha consolidato i rapporti con i due “vecchietti”.

E poi uno sguardo al suo possibile ritiro:

Essere in grado di decidere quando sarà l’ultima volta che tirerò una palla è la motivazione più grande che mi spinge a continuare. Sono tornato per una promessa fatta a mia nonna nelle sue ultime ore di vita. Quando non mi divertirò più allora smetterò. Ma amo troppo questo sport…

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