[ESCLUSIVA] Bruno Cerella: ”La cosa fondamentale è la dedizione al lavoro e la costanza. Venezia per me è come una seconda casa”

[ESCLUSIVA] Bruno Cerella: ”La cosa fondamentale è la dedizione al lavoro e la costanza. Venezia per me è come una seconda casa”

Il numero 30 dei Campioni d’Italia ci ha raccontato della sua carriera e della sua vita fuori dal campo dove con la sua associazione SLUMS DUNK sta creando dei progetti mirati a migliorare la vita delle persone che vivono in zone disagiate in Africa

di Marco Muffatto

Il numero 30 dei Campioni d’Italia ci ha raccontato della sua carriera e della sua vita fuori dal campo dove con la sua associazione SLUMS DUNK sta creando dei progetti mirati a migliorare la vita delle persone che vivono in zone disagiate in Africa. Ecco le sue parole in esclusiva per Basketinside.com

Ciao Bruno intanto grazie che ci concedi un po’ del tuo tempo anche sotto le feste, volevo intanto ripercorrere con te un po’ la tua carriera, sei da tanti anni in Serie A e comunque sei partito facendo tanta gavetta  partendo dalla C2 e arrivando, poi anche fino alla convocazione in Nazionale, c’è tanta strada in mezzo come si arriva a questi risultati?

“Per me una cosa bella ed importante è stato venire in Italia, perché quando sei giovane e vai lontano da casa sei te stesso senza magari il giudizio di altre persone e il percorso di crescita personale è tuo, ogni scelta ogni giorno che sia giusta o sbagliata è tua, quindi essendo lontano dalla famiglia mi sono messo in gioco, anno dopo anno sono cresciuto dal punto di vista cestistico e così cominciai a scalare le categorie. Passando dalla C2 a Massafra e Salerno, in B2 a Potenza dove abbiamo vinto il campionato la B1 a Potenza per poi fare il salto di qualità in Serie A a Teramo dove ho fatto diversi anni. Penso che la cosa fondamentale sia la dedizione al lavoro perché ci sono stati tanti giovani, quando avevo 14/15 anni, che erano fenomeni, però poi non hanno tenuto con la testa, perché alla fine penso che nello sport l’80% è la testa. Il talento ci deve essere, ma se tu hai talento e non hai la testa è molto raro che ci arrivi e che ti mantieni, quindi penso che sia stata fondamentale la dedizione al lavoro, la costanza, ma soprattutto anche l’ essere lontano da casa e vivere la mia vita da solo.“

Bruno Cerella

 

Grazie a questo lavoro sei arrivato a vincere gli scudetti a Milano e poi qui a Venezia hai vinto una FIBA Europe Cup ed un altro scudetto, hanno avuto due valori diversi vincere in due realtà diverse?

“No, non è la stessa cosa perché si vivono esperienze diverse, ma anche i diversi trofei vinti in una stessa squadra sono sempre esperienze diverse, attraversi diverse difficoltà che condividi con nuove persone e con nuovi tifosi in una città diversa. Quindi per esempio i festeggiamenti a Venezia sono stati una cosa molto bella e l’aver vinto un altro scudetto, dopo due anni è stata una cosa molto bella sia per la Città che per noi,  è importante perché ricordiamoci Venezia non è una squadra che ha vinto venti scudetti nella storia, no? E sappiamo anche i primi che sono stati tanti anni fa, quindi vincerne due in tre anni è una stata una cosa magnifica. Quindi ogni esperienza è diversa, anche quest’anno sarà diverso, ci sarà qualcosa che ci porteremo dentro, però la cosa particolarmente bella per me è essere riuscito a giocare questi ultimi dieci anni della mia carriera, o meglio i 10 anni della mia carriera nelle due migliori squadre del momento.”

Ti chiedo un confronto tra l’esperienza in coppa dove siete saliti di livello e la situazione  in campionato dove al momento non si riesce a trovare un equilibrio, adesso avete ripreso a vincere l’ultima partita in trasferta e andate verso la fase finale di andata mentre in Europa avete a tratti dominato, cosa può esserci che non si ”allinea” tra due competizioni?

“Sono due competizioni secondo me diverse dal punto di vista fisico perché magari in Europa troviamo gente più grande, che a volte ci fa più comodo a noi come squadra, però ritengo che comunque la nostra sia una cosa più mentale che altro. E’ difficile, giocando ogni 2-3 giorni, resettare il cervello e andare magari fuori casa,soprattutto a vincere in campi difficili come sono nel campionato italiano, dove magari abbiamo trovato difficoltà con la squadra che mettevano l’energia al primo posto dove c’era una settimana per loro per preparare la partita, arrivavamo noi e inconsciamente la prendi un po’ leggera e dopo non riesci a rimontarla. Io penso che  per il talento che abbiamo e per dove ci meritiamo di essere, dobbiamo essere la squadra che fa la partita di Reggio Emilia, non dico tirare col 60% altre come abbiamo fatto, ma almeno dal punto di vista mentale dobbiamo essere su quella strada li, che ti permette di vincere di 10 e non di perdere allo scadere. Per come siamo costruiti noi siamo una squadra per competere ad alti livelli e per l’organico che abbiamo, non non penso che meritiamo di essere dove siamo però i risultati parlano.”

Bruno Cerella

 

A proposito di organico e roster lungo,  sono tanti anni che sei qua in Italia, quest’anno sono arrivati i giocatori importanti per il campionato italiano come Teodosic, Rodriguez, sono tornati Goudelock e Dyson, come la vedi per il movimento italiano e cosa possono dare al nostro campionato?

“Quando si alza il livello penso che per il movimento sia bello e per le persone che seguono lo sport oggi abbiamo le due squadre di Bologna in Serie A che sono competitive, come hai detto tu tante squadre si sono rinforzate e hanno portato giocatori di valore. Questo comporta che il movimento italiano diventa più appetibile agli occhi di tutti ed è bello es importante perché si vede la crescita. Però io penso che il lavoro grosso in Italia va fatto partendo dai settori giovanili, e non soltanto scommettendo sulle squadre di Serie A.”

Si può dire in un certo senso che Venezia sia la tua seconda casa a questo punto della carriera e del tuo percorso?

“Si, anche perchè la mia prima casa è Milano dove ho la mia residenza, però io sono cresciuto dai 18 anni fino più della metà della mia vita in Italia, quindi oggi posso dire che le mie radici, sono Argentina, ma la mia casa è l’Italia. E’ il posto che io ho scelto per per vivere dove sono cresciuto e mi sono realizzato dentro e fuori dal campo, dove sto seguendo dei sogni, dei progetti,  e quindi Venezia è un posto che mi ha segnato ed è di sicuro la mia seconda casa.”

Da facebook

A proposito di progetti, la tua associazione SLUMS DUNK, me la puoi descrivere, spiegando bene cosa state creando lì e cosa andrete a creare perché ho visto che ci sono ulteriori lavori in corso.

“L’idea della nostra associazione non è quella di cercare talenti in giro per il mondo, ma è quella di creare dei progetti che possano migliorare in parte la la vita di queste persone in queste comunità, quindi l’idea è quella sì che si deve costruire campi da basket, le facilities e quant altro per permettere giocare basket, ma la formazione di giovani allenatori, è una cosa importante e il coinvolgimento di tante ragazzi che non hanno possibilità di fare sport è fondamentale  perché in questo modo li tiriamo fuori dalla strada, dalla criminalità, dalla droga e dalla prostituzione, perché sappiamo a cosa sono esposti loro. La cosa più bella che abbiamo noi come associazione è il fatto di creare progetti a 360 gradi di educazione sportiva, scolastica e sulla salute. In questo modo noi riusciamo a lavorare insieme di squadra con altre organizzazioni a livello internazionale ed è proprio questa è l’idea coinvolgere i ragazzi e ragazzi da diverse realtà nelle nostre attività sportive che servono come strumento per educare o accompagnare la crescita di questi giovani. Ad oggi abbiamo 2 basketball accademy in Zambia e 2 in Kenya, e un progetto iniziato da poco in Argentina, e poi abbiamo dei progetti più spot diciamo, sul territorio italiano mirati molto agli extracomunitari nelle zone diciamo più degradate dell’Italia. Siamo contenti perché ad oggi i progetti crescono e negli ultimi anni abbiamo avuto 40-42 tra ragazzi e ragazze con borse di studio per merito sportivo. Questa è una cosa bella ed è una conseguenza del lavoro che abbiamo fatto E non è una cosa che abbiamo pensato all’inizio , è solo il frutto del lavoro e di questo ne siamo molto contenti.”

Ho visto che anche un paio di ragazzi siete riusciti a portarli qui anche per meriti sportivi personali.

”Si, due sono negli Stati Uniti nei College in California, e tramite NBA without borders si sono fatti vedere e uno è qui in Italia (a Novipiù Campus) mentre altri che hanno delle borse di studio sono sempre in Kenya, ma vivono dentro le scuole private. Sono ragazzi che, venenendo da paesi cosi emarginati, non si potrebbero permettere di continuare gli studi, quindi lo sport gli crea questa opportunità ed è molto interessante.”

Bene, ti fa molto onore, perchè comunque non è facile con l’impegno che avete durante l’anno, a livello sportivo, trovare anche del tempo per dedicare il tuo tempo prezioso extra cestistico a persone che hanno veramente bisogno, quindi fa veramente onore a te, alla tua associazione e a Tommy Marino che ti da una grossa mano.

“Ti ringrazio e spendo una parola dicendo che secondo me la cosa giusta degli sportivi è cercare fuori dal campo dei progetti che ti mantengano sempre vivo e che ti facciano crescere, perché la nostra vita è divisa in due alla fine, c’è un durante e dopo la pallacanestro, e questo a prescindere che sia una cosa benefica ti permette di formarti dal punto di vista umano, ti permette di conoscere tante persone e di fare una cosa bella. Quindi io sono consapevole che qualsiasi sportivo, si può impegnare per avere progetti belli che siano essi di beneficenza o di business al di fuori dal campo.“

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