[ESCLUSIVA] D’Angelo Harrison: “Brindisi l’opportunità giusta al momento giusto. Non ci poniamo limiti…”

La guardia americana, grande protagonista con la maglia della Happy Casa Brindisi, si è raccontata a cuore aperto sulla carriera, vita personale e molto altro.

di Matteo Andreani, @matty_vanpersie

D’Angelo Harrison e la Happy Casa Brindisi, un amore scoppiato sin da subito. L’americano, grande protagonista in stagione tra LBA e Basketball Champions League, si è voluto raccontare tra esperienze personali, tatuaggi… e soprattutto pallacanestro.

Alaska, Missouri City, Houston e St. John’s. Una giovinezza movimentata e sicuramente
molto importante dal punto di vista delle esperienze. Com’è stata la tua giovinezza a livello sportivo?

“Ho vissuto in Alaska fino a quando avevo tre anni quindi non ho grandi ricordi. Ci sono tornato da più
grande e ho visto la mia casa di quando ero bambino riportandomi alla mente alcuni flashback del passato.
Ho cominciato a giocare a basket da più grande però mi piace pensare che i miei primi passi li abbia
mossi lì. Anni indimenticabili ai Red Storm in cui essere stato uno dei migliori realizzatori è un grande
onore.”

A livello personale? Sei molto legato a tuo fratello anche a causa delle vicende familiari…

“Assolutamente si. E’ tutto per me e ciò che faccio è per lui, il mio punto di riferimento. Ha scontato
10 anni di prigione e ora è finalmente libero. Indosso il numero 7 perché lui mi ha detto di farlo, mi
porta fortuna e non ho intenzione di cambiarlo.”

Steve Lavin è stato un personaggio chiave per te.

“Prima pensavo solamente a segnare quanti più punti possibili ogni singola partita. Era il mio primo
pensiero. Ho capito con il passare degli anni, maturando come persona e come giocatore, che non
era necessario essere il top scorer, ma fare tutto ciò di necessario per vincere la partita di squadra:
assist, rimbalzi, recuperi, difesa. Esperienza e maturità.”

Sei laureato in comunicazione. Quanto è importante la vita al di fuori dal basket? Che avresti
fatto se non fossi diventato un professionista?

“Sicuramente se non avessi intrapreso la carriera da giocatore professionistico, mi sarebbe piaciuto
specializzarmi come sports analyst. Tutt’ora studio gli avversari giorni prima della partita, punti di
forza e punti deboli per arrivare preparato alla partita sotto ogni punto di vista. Sinceramente però
non ho idea senza basket la mia vita cosa sarebbe e cosa sarebbe stata.. mi ha salvato la vita la
pallacanestro.”

Poi l’arrivo in Europa. Turchia, Russia, Francia ed Israele. Dal Usak Sportif nel 2015, al Maccabi Rishion LeZion nella scorsa estate, che giocatore è diventato oggi D’Angelo Harrison?

“Il basket è sempre basket in qualsiasi posto in cui si giochi. Che sia Israele o Italia è molto
stimolante giocare contro grandi avversari. E’ questo ciò per cui ci alleniamo ogni giorno:
competere al massimo livello ed è questo ciò a cui ambisco.”

La finale contro il Maccabi Tel Aviv in Israele, in cui hai segnato 38 punti, è stata una
prestazione pazzesca. Credi che quella partita ha permesso di farti conoscere al grande
pubblico europeo?

“Non lo so, ma sicuramente non aver vinto il titolo è qualcosa che mi porto dentro. Avrei preferito
segnare meno punti e alzare il trofeo con i miei compagni.”

Poi D’Angelo Harrison ha firmato per Brindisi. Hai ricevuto molte offerte, non solamente dal’Europa?

“Era l’opportunità giusta al momento giusto dopo il finale di stagione in Israele. Ho parlato con
management e coaching staff e ho preso la migliore decisione per me e per la mia carriera in una
squadra competitiva che partecipa anche a una Competizione FIBA.”

Brindisi sogna grazie alle prestazioni di D’Angelo Harrison. Dove può arrivare questa squadra? Che sia la grande sorpresa in un campionato di grandi potenze con Olimpia Milano e Virtus Bologna?

“Non abbiamo limiti o obiettivi prefissati. Sappiamo che giocando insieme, come stiamo facendo,
possiamo superare qualsiasi ostacolo. Andiamo avanti con fiducia”

Descrivimi il tuo rapporto con Frank Vitucci e con i tuoi compagni di squadra. Hai legato con
qualcuno in particolare?

“Un rapporto onesto e diretto, così come deve essere tra coach e giocatore. Mi trovo bene con lo staff. Krubally è stato già mio compagno a Le Portel in Francia per cui ci conosciamo da più tempo e abbiamo maggiore feeling, penso che si veda in campo e dalle nostre esultanze. Il fatto che lui abbia firmato prima, mi ha motivato ancor più ad accettare l’offerta di Brindisi. Un gruppo eccezionale di bravi ragazzi e giocatori di pallacanestro.”

Per quanto riguarda la città di Brindisi e la sua tifoseria? Che ne pensi?

“Mi piace molto questa città, si vive di pallacanestro. Per noi è davvero strano giocare senza tifosi. So
quanto il pubblico di Brindisi sia caloroso, ho visto foto, video e sentito racconti della gente di qui e degli ex
giocatori. Non vedo l’ora di poter condividere con loro queste emozioni”

Hai numerosi tatuaggi, qualcuno ha un significato particolare per te?

“Sono il giocatore di basket più tatuato di sempre. Penso basti così per rendere l’idea. Ognuno ha un
significato particolare per me”

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