[ESCLUSIVA] Daniele Cavaliero: “Gara 3 è stata speciale, 600 triestini a Casale Monferrato è un ricordo che terrò dentro per tutta la vita”

[ESCLUSIVA] Daniele Cavaliero: “Gara 3 è stata speciale, 600 triestini a Casale Monferrato è un ricordo che terrò dentro per tutta la vita”

Abbiamo intervistato la guardia triestina protagonista nella decisiva gara 3 che è valsa il ritorno in Serie A della squadra giuliana dopo 14 anni.

di Marco Novello

E’ ancora emozionato Daniele Cavaliero, alla fine ha mantenuto quella promessa fatta nel lontano 2004 riportando la squadra della sua città nella massima serie dopo 14 anni di assenza. Con lui abbiamo ripercorso alcuni momenti chiave della stagione dell’Alma, di seguito vi riportiamo le parole che il numero 18 biancorosso ha rilasciato ai nostri microfoni.

9 maggio 2004, Trieste vs Napoli, di tempo ne è passato davvero molto da quel giorno basti pensare che in quella partita affrontavi Cittadini da avversario mentre oggi siete compagni di squadra. Che ti ricordi di quella vittoria purtroppo dolorosa e dei giorni a venire?

Ricordo nitidamente due cose; la prima è la grandezza della Curva Nord ed ora che son più grande lo posso comprendere meglio. Dei tifosi che al posto di tempestarci di insulti organizzano una grigliata per la retrocessione, una cosa che rimarrà sicuramente negli annali. La seconda, invece, mi ricordo che finita la partita sono andato a trovare mia nonna, come facevo spesso dopo le partite giocate in casa, dicendole che ero contento che avesse assistito alla nostra ultima vittoria. Lei però, che quasi mai quell’anno era venuta a vedere partite di Serie A, era andata via a metà partita perché eravamo sotto nel punteggio pensando che fosse lei a portarci sfortuna

Come sappiamo Trieste venne dapprima retrocessa e poi fallì; tu incominciasti la tua carriera da pro girovagando per lo stivale. Come sarà tornare a calcare i parquet di Serie A nuovamente con la maglia alabardata? Ritorni un po’ il ragazzino di 14 anni addietro?

Beh sono tornato ragazzino già la prima volta che ho rimesso piede dentro all’Alma Arena. La serie in cui giochi conta fino ad un certo punto, quando ho giocato poi la prima partita dei Play-Off davanti a questo pubblico è stata un’emozione indescrivibile. C’è senza dubbio la fierezza e l’orgoglio di rappresentare di nuovo la propria città nella massima serie, ma mi era bastato comunque giocare davanti alla mia gente

Parlando poi di questa stagione la inizi ai box per un infortunio, ma l’Alma ha fuori pure Da Ros e Bowers per un breve periodo quindi siete corti a rotazioni, nonostante questo 11 vittorie in fila e nuovo record societario. La squadra inoltre nelle difficoltà si esalta dimostrandosi solida e compatta. Grazie a questo incredibile avvio avevate capito, nello spogliatoio, che questa potesse essere la stagione giusta per il ritorno in Serie A?

Mah, più che aver capito che fossimo da Serie A, noi avevamo già un grande obbiettivo in testa sin dal primo giorno che ci siamo visti. Ovviamente si le difficoltà ci sono state e penso che questi imprevisti iniziali ci abbiano aiutato a giocare ed a cavarcela senza giocatori importanti fuori per infortunio. La lunghezza, la profondità della nostra squadra unita alla qualità dei ragazzi che uscivano dalla panchina ha fatto la differenza

A Verona giunge il primo stop, davvero rocambolesco con un buzzer proprio a filo di sirena. Inizia così il vostro periodo più buio, sconfitta nel derby, sconfitta a Bologna ed a Treviso; fuori casa insomma non si vince più. I disfattisti, o per dirla alla triestina i “no se pol”, cominciavano a farsi sentire; voi come vivevate la situazione all’interno del gruppo?

Certamente la situazione all’interno del gruppo in un momento difficile è sempre complicata da capire realmente quando si vivono quei momenti. Eravamo più demoralizzati noi, stavamo più male noi in quel momento e non andavamo ad ascoltare i mugugni esterni. Ci tenevamo così tanto che quello che accadeva al di fuori dello spogliatoio non era poi così importante perché ne soffrivamo già abbastanza; però è stato in quel momento che abbiamo capito il carattere di questa squadra. Ci siamo guardati tutti negli occhi ed abbiamo visto che alla nostra destra ed alla nostra sinistra c’erano uomini che avevano voglia di spendersi per raggiungere l’obbiettivo che ci eravamo prefissati

Il secondo derby perso ha alimentato ancora di più questi dubbi tra i vostri sostenitori, ma da quella sconfitta però avete tenuto un ritmo infernale caratterizzato da 13 W ed 1 L. E’ stata proprio la sconfitta contro gli odiati, sportivamente parlando, cugini che vi ha fatto ritrovare la compattezza di inizio stagione?

Sicuramente ritengo la partita persa in casa contro Udine estremamente importante perché ci ha fatto capire che eravamo vulnerabili pure tra le mura amiche. Abbiamo compreso come non dovessimo dare nulla per scontato perché pure noi in casa potevamo perdere e non è facile metabolizzarla quando per tutto l’anno hai sempre vinto davanti ai tuoi tifosi, figurarsi perdere una partita così importante. Non chiedetemelo a me poi che sono triestino ed una partita così l’ho sentita e molto. In quel momento lì poi con grande umiltà ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo assimilato la lezione che nulla doveva esser dato per scontato nemmeno le partite davanti ai nostri tifosi e questo poi ha fatto la differenza. Vincere l’ultima della regular season a Montegranaro e poi il 12 a 1 nei play off è senza dubbio un percorso da grande squadra

Infine gara 3, un esodo giuliano che non si vedeva da tempo, 600 tifosi che si son fatti circa 600 km per sostenervi. Partita da incorniciare visto che è coincisa con la tua miglior prestazione stagionale ed è pure valsa il ritorno in Serie A. E’ stata, in carriera, la tua miglior partita/la tua vittoria più bella?

Ho avuto la grande fortuna di giocare tante partite; molte sono andate bene, altre sono andate male; mi ricordo bene anche altri match importanti giocati in Serie A, ma questa è speciale, non tanto per la mia prestazione quanto per quello che la squadra ha saputo esprimere sul campo. Poi diciamocelo, 600 persone a farsi 600 o 700 km sapendo che poi bisognava farsene altrettanti per tornare a casa, perché non tutti hanno la possibilità di prenotare alberghi o altro, ma sono venuti comunque in un sabato sera caldissimi perché ci credevano e credevano in noi ecco questo mi ha reso veramente orgoglioso. Mi porterò dentro questo ricordo per tutta la vita. Girarmi dopo un mio canestro o quello di un compagno o dopo una palla recuperata e vedere dietro la nostra panchina tutta quella gente, quel muro rosso, che esultava era davvero pazzesco!

Non c’è una settima domanda però sento di aggiungere qualcosa per concludere questa intervista. I ringraziamenti sono d’obbligo, perché personalmente, da triestino, mi hanno reso estremamente felice vivere queste stagioni e questi play-off. Quindi un grande ringraziamento al nostro allenatore, Eugenio Dalmasson, ma in generale a tutto lo staff e a quelle persone che dietro le quinte hanno aiutato la squadra in un modo assolutamente incredibile e determinante. Poi ovviamente tutti i giocatori dal primo all’ultimo, da quello che ha giocato di più, da quelli che finiscono sulle copertine come i Green o i Da Ros o i Bowers fino ad arrivare ai nostri giovani, Schina, Deangeli, Babich, Milic, Giustoli che ci hanno dato una mano tutto l’anno. Non si può poi non citare il nostro Capitano, Andrea Coronica, a cui auguro una splendida carriera anche se non sarà facile non averlo più vicino in campo sapendo però che potremo contare sempre su un Capitano come lui. Come dimenticarsi poi di Lollo Baldasso, che si durante i Play-Off ha giocato di meno, ma ci ha dato una grande mano durante tutta la stagione; Juan Fernandez che pur di aiutarci ha giocato su una gamba sola, Alessandro Cittadini sempre presente anche col mal di schiena, Giga Janelidze, Bobo Prandin, Federico Mussini e Federico Loschi, veramente non so come ringraziarli in maniera doverosa però lo faccio sinceramente con tutto il cuore. Grazie veramente a tutti ragazzi!

Noi ne approfittiamo per ringraziare Daniele e l’ufficio stampa di Alma Pallacanestro Trieste per il tempo dedicatoci per questa intervista.

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