[ESCLUSIVA] Gianmarco Pozzecco: “Quest’estate non è stato un pezzo da Poz! Il rapporto personale è più importante delle vittorie…”

Gianmarco Pozzecco ha parlato a cuore aperto del suo rapporto con la Dinamo Sassari e la Sardegna, passando per i suoi aneddoti da giocatore e la sua amicizia con Marco Belinelli.

di Matteo Andreani, @matty_vanpersie

Gianmarco Pozzecco, Coach della Dinamo Sassari, si è raccontato in esclusiva a BasketInside. Tanti i temi affrontati tra cui ovviamente il “caso” dello scorso Giugno, passando per le sue esperienze e i suoi aneddoti da giocatore e confidando cosa sia per lui essere un Allenatore.

Quest’estate c’è stata una sorta di telenovela per qualche giorno, con protagonisti la Dinamo Sassari e Gianmarco Pozzecco. Hai detto che i giornalisti hanno ingigantito la cosa e detto cose non vere. Si è parlato di divergenze di mercato… C’è stato qualcosa che ti ha infastidito particolarmente di quei giorni?

“Vorrei raccontare bene quello che è successo quest’estate… però prima desidererei precisare una cosa. Io ho un ottimo rapporto con tutti nel mondo della pallacanestro, da chi è meno o più necessario… dal giornalista al presidente, ad un allenatore ecc. Io ho sempre avuto la consapevolezza che qualsiasi persona sia necessaria in questo mondo, per questo rispetto tutti. Se uno commette un errore, la volta dopo si riparte da 0, non c’è stato e mai ci sarà nessun pregiudizio da parte mia. Ho sempre preso le mie responsabilità, mai tirato indietro su questo, quindi

Quindi

“Da un paio di giorni ci stavamo confrontando io e il Presidente. C’era il rischio concreto che si divorziasse, ma avevo detto a tutti che la cosa non era stata ancora decisa. Mi è dispiaciuto leggere che il matrimonio tra me e Sassari fosse già finito, quando non era assolutamente vero. Mi aveva fatto arrabbiare che fosse stato etichettato come il solito colpo da pazzo di Gianmarco Pozzecco, cosa non vera in questo caso. Se un matrimonio finisce, non è per forza colpa di qualcuno che impazzisce, può capitare… non era così in quel caso. Il “personaggio” Poz può indurre le persone a pensare che ci sia sempre qualcosa dietro, ma a 48 anni sono più riflessivo, paziente e sono una persona migliore. Sono stati giorni di grande sofferenza, sia da parte mia che da parte del presidente Sardara… lo ammetto onestamente. Alcuni punti di vista differenti ci potevano far separare ma sono contento che sia finita così, per il bene di tutti e in particolare della Dinamo Sassari.”

Com’è ora il rapporto tra Coach Gianmarco Pozzecco e il Presidente Sardara?

“É un rapporto estremamente migliorato e più forte. C’è più rispetto e più consapevolezza che una volta che si dice una cosa è quella. Abbiamo avuto la percezione di essere sempre stati molto schietti uno nei confronti dell’altro, oggi c’è una complicità che è nata grazie proprio a quella famosa settimana. Riflettere molto ci ha fatto bene, mi guardo indietro e considero quello che è successo estremamente utile a livello personale più che come Coach. Non mi interessa essere un grandissimo allenatore, non che mi darebbe fastidio (ride ndr.), ma mi sento oggi molto migliorato.”

E il rapporto tra Gianmarco Pozzecco e la Sardegna, in particolare l’ambiente Dinamo?

“Io mi sono sempre sentito tanto amato in Sardegna, ad eccezione dei primi momenti, dove nessuno si aspettava cosa potesse succedere, me compreso. Il sardo non ha pregiudizi, ma ha bisogno di capire chi ha di fronte. C’è voluto poco perché la gente si affezionasse a me e viceversa, però il Covid-19 ha creato un’enorme dramma togliendo il rapporto umano, non solo durante la partita con i tifosi, ma proprio durante la quotidianità. É tutto così “arido”, quindi non so dirti se qualcuno ha cambiato il pensiero nei miei confronti, ma credo di aver un bel rapporto con la Sardegna.”

Hai sempre avuto un rapporto speciale con le isole…. Sardegna e Formentera in particolare. Che trovi di simile e di differente tra le isole?

“In tutte le isole se tu hai rispetto, considerazione e affetto nei confronti degli isolani, i veri abitanti del posto, riesci ad avere un rapporto idilliaco con loro. Hanno un cuore immenso e ti fanno sentire parte di loro. Se parliamo di Formentera, è “nata” negli anni 50 ed era praticamente inabitata… e quindi se entri nel cuore di chi abita lì, raramente ti senti così bene altrove.”

Tornando a parlare di Basket giocato. Tutti i giocatori con cui ho avuto modo di parlare, ti descrivono come un Coach – fratello, per ultimo Achille Polonara. Credi che questo sia il modo con cui allenerai per il resto della tua carriera? Ti vedi in futuro come un Coach alla Messina – Obradovic, per citare alcuni allenatori molto severi ed esigenti?

“Le parole di Achille sono il più bel complimento a livello personale che possa ricevere. Non voglio, come dicevo prima, diventare per forza un super coach. Come dice Tania, la mia fidanzata, il rapporto con i giocatori mi condiziona completamente, è un rapporto più importante della vittoria e della sconfitta. Spero di non vedermi in modo diverso nel futuro. Potrebbe succedere che con lo stress ecc. qualcosa si cambi, ma vedremo. Obradovic è un Coach durissimo in palestra, ma fuori dal campo è un tipo che se incontra un giocatore in discoteca gli paga da bere… è il top questo per me, anche se ognuno ha un tipo di leadership autentica.”

Tutti parlano di Olimpia Milano e Virtus Bologna per la lotta scudetto, non è che sotto sotto credi nello sgambetto a queste due super potenze?

“Io onestamente odio il fatto di apprezzare di non essere favoriti per poi essere una sorpresa. In Italia tutto ciò si pensa abbia grande senso… nessuno vuole essere favorito, nessuno vuole dire che la sua squadra sia più forte. 2 anni fa prima di giocare i Playoffs contro l’Olimpia Milano, avevo detto che non eravamo sfavoriti. Alcuni avevano interpretato ovviamente a loro comodo, ma avevo detto che eravamo al 50-50 per me. Non posso pensare, per il rispetto dei miei ragazzi, che non ho una squadra forte… non mi piace definirmi sfavorito. Se i ragazzi si allenano bene, giocano bene, meritano il mio rispetto e non rifiuto la pressione di dire che possiamo vincere contro una squadra che dicono sia più forte di te.”

Domani affronterete la Virtus Bologna, che ha appena fatto il grande acquisto di Marco Belinelli. Cosa pensi di questo colpo? Ovviamente stiamo parlando di “epoche” e contesti differenti, ma tu hai rifiutato la Virtus Bologna dopo aver indossato la maglia della Effe…

“Si ho letto anche io queste cose. Marco è una persona eccezionale, siamo stati compagni di squadra quando lui era un ragazzino e anche oggi abbiamo un bellissimo rapporto. Marco ha vinto tantissimi trofei che ti possono far vivere su un piedistallo… ma lui non è cambiato di una virgola. Ha 34 anni e una personalità, un carisma che non aveva prima. Ha la stessa donna da una vita, è cresciuto come persona e tornerà a vivere a San Giovanni Persiceto sicuramente, per questo ha scelto la Virtus. Questa scelta ha una logica… se voleva tornare doveva per forza scegliere la Virtus Bologna o l’Olimpia Milano, per le sue ambizioni. La mia e la sua scelta non sono minimamente paragonabili, poi la Fortitudo non ha logicamente la stessa forza economica della Virtus oggi.”

Qual è il giocatore che ti ha impressionato di più in queste 2 anni a Sassari? E chi pensi sia migliorato di più?

“Devo essere sincero… menzionare un giocatore solo sarebbe riduttivo e ingiusto. Io e la società siamo orgogliosi di aver fatto crescere talenti puri come Pierre, Polonara, Thomas, Cooley, Spissu, Bilan, Vitali ecc.. Viviamo con grande enfasi quello che è il miglioramento dei giocatori… vedi le prestazioni di Bilan con la Croazia e Pierre con il Fenerbahce ad esempio.. Il miglioramento del giocatore è una cosa che ci sta tanto a cuore e che permette di esprimere tutto il potenziale al giocatore stesso.”

Parlando di Europa. Un trofeo è già stato vinto. Ora l’ambizione è quella Champions League che lo scorso anno è stata portata via con non poche polemiche

“Continuo a ripetere che la parte più bella è vincere… quello che ti da più soddisfazione sicuramente, ma la parte più importante è avere una base solida per una società come la Dinamo. Abbiamo dei personaggi estremamente abili a far sì che questo accada, dagli sponsor allo staff, a tutti. Siamo sempre stati competitivi in qualsiasi competizione, questa è la parte più importante e quello che tiene vive il sogno della gente per mantenere accesa la speranza di vincere qualsiasi trofeo.”

C’è un giocatore, nelle file della Dinamo Sassari o in un’altra squadra, in cui si rivede Gianmarco Pozzecco?

“No…(ride ndr), ma non per un fatto tecnico. Di giocatori bravi ce ne sono tantissimi… da Spissu che per me è un fenomeno, a Pajola e Baldasso che sono bravissimi. Il problema è un discorso legato alla personalità. Oggi non c’è spazio per la follia, io andavo spesso fuori dalle righe, chiedere a Varese con me e Meneghin. Gli stranieri li prendevano in base alle nostre capacità… raramente succede questo oggi, perché oggi tutti i giocatori devono essere uguali e avere le stesse opportunità. Quella volta era molto differente, la differenza tra un Meneghin e il sesto uomo era abissale, a parte il fatto che lui era il più forte di tutti, ma oggi non è così.”

Parlando del Poz giocatore. C’è un aneddoto particolare che ti andrebbe di ricordare? Sei stato un personaggio incredibile che forse mai prima si era visto nel basket italiano, anche fuori dal campo.

“Ce ne sono tantissimi (ride ndr). Io ad esempio non facevo mai pesi. Quando tutti in quell’ora si allenavano con bilancieri e robe varie, io leggevo la Gazzetta, era la mia ora di relax. Poi ti posso raccontare anche questa. In nazionale avevamo l’abitudine di darci una botta sui maroni a caso, senza un minimo di preavviso e ti giuro che faceva malissimo. Una volta in amichevole, passa Zanus Fortes (ride ndr.) e mi prende in pieno. Io, arrabbiatissimo, mi volevo vendicare subito. Mi giro e do una manata fortissima sulle parti basse di quello dietro a me… peccato fosse Coach Boscia Tanjevic. Di fronte a me, Dino Meneghin, impassibile che piangeva dal ridere. Mi sono girato da Boscia e mi sono scusato come se nulla fosse… anche perché è una persona che ho sempre adorato. Ho fatto mille cazzate, ma non sono mai stato un pezzo di …”

Khimki Mosca, Zaragoza, NBA, prima con il training camp poi contro gli Spurs di Duncan e Robinson nel McDonald’s Championship, ecc… Qual è un ricordo del Gianmarco Pozzecco versione internazionale?

“Le vittorie sono quello che ti descrivono di più… io ho vinto poco lo ammetto. Ma se parlo di me stesso, faccio riferimento ai rapporti che ho instaurato con le persone. Ho giocato 2 anni a Mosca col Khimki. Lì per mille motivi hai un tassista personale, anche perché credo che in quella città sia indispensabile. Il mio si chiamava Boris. Sono convinto che so lo chiamassi oggi, 13 anni dopo e gli chiedessi l’acqua, lui mi risponderebbe che sarebbe da me fra 48h. Una persona adorabile. Una volta suo figlio è rimasto coinvolto in un grave incidente stradale mentre aspettava l’autobus. Una macchina gli è piombata addosso a folle velocità. Io ho fatto di tutto per aiutarlo e ora fortunatamente sta bene. Ci legò tantissimo questa vicenda e lo ricordo con grandissimo piacere. I rapporti umani sono la cosa più importante di tutto e quello che resta veramente.”

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