[ESCLUSIVA] Giulio Iozzelli: “Finalmente, anche alle Final 8 si respira basket!”

Il direttore generale del Pistoia Basket parla ai nostri microfoni della Coppa Italia e delle ultime novità che potrebbero mutare la futura Serie A.

di Pietro Pisaneschi, @Doppia_P

Le Final 8, oltre che un’importante competizione con una coppa in palio, segnano anche un fondamentale momento d’incontro e confronto con tutti gli addetti ai lavori che gravitano intorno a questo strano pianeta chiamato pallacanestro. Allenatori, giocatori in attività o meno, procuratori, giornalisti e, naturalmente, dirigenti delle varie squadre italiane non perdono l’occasione di assistere a quattro intensi giorni di basket e tessere rapporti di collaborazione o semplice amicizia. Giulio Iozzelli, direttore generale del Pistoia Basket, è uno degli spettatori d’eccezione della kermesse tricolore nonostante l’assenza della The Flexx alla Fiera di Rimini. Ma, come detto, le otto squadre in campo e i loro entourage sono solamente la parte lucente della luna a spicchi.

Innanzitutto, le chiediamo un giudizio su questa location inedita per le Final 8 della Serie A. La Fiera di Rimini sembra aver ampiamente rispettato le aspettative della vigilia. Il campo neutro, le novità tecnologiche che incrementano lo spettacolo, gli stand adiacenti che forniscono momenti di svago fra una partita e l’altra. Qual’è la sua opinione?

“Sono stato fin dall’inzio d’accordo su questa scelta visto che, dopo tanti anni, la LBA ha avuto l’opportunità di gestire in proprio l’evento. Conoscevo personalmente questa location perchè ero già stato presente nell’equivalente competizione del mondo LNP e avevo trovato nella Fiera di Rimini un posto interessante dove svolgere una competizione come questa. Al di là del fatto che tutto sia migliorabile e perfettibile, mi sembra però che fin dalla prima giornata i segnali siano positivi. Il campo è affascinante così come gli stand che fanno da contorno. Si respira finalmente un po’ di basket a differenza degli anni precedenti quando, pur essendo in impianti ben equipaggiati, i limiti cominciavano ad essere evidenti”.

Pistoia non sie è qualificata alle Final 8 ma lei è comunque presente a Rimini. Cosa trova un dirigente di una squadra non presente alla competizione in un ambiente come questo? E’ un momento di lavoro o di semplice svago?

“Non essendo presenti ma avendo comunque 20 punti in classifica direi che posso godermi serenamente quattro giorni di pallacanestro senza pensieri! Poter vedere sette partite di alto livello, di questa nostra fin troppo bistrattata pallacanestro italiana, rimane un’occasione unica. Sono dunque qui, innanzitutto, da spettatore poi ovviamente sfrutto l’occasione per parlare con i vari addetti ai lavori. E’ un momento d’incontro sia piacevole che costruttivo dove le squadre più lungimiranti o con maggiori disponibilità cominciano già ad intavolare trattative per l’anno futuro”.

Da dirigente del Pistoia Basket ha, in passato, ricoperto anche il ruolo di direttore sportivo occupandosi di mercato. Da questo punto di vista, pensando al ritorno di Kaukenas a Reggio Emilia e Sutton a Trento, sembrano essere di moda i “ritorni di fiamma”. E’ giusto per le squadre tornare su strade già battute in passato?

“Credo di sì anche se ciò non significa che Pistoia riprenderà Wanamaker! Battuta a parte, i giocatori che conoscono l’ambiente, la società e che hanno esperienza, anche se presi in corsa, possono essere un serio valore aggiunto. E anche chi, come nel caso di Kaukenas, non è più giovanissimo può però, nel breve periodo, fare la differenza nel sempre convulso finale di campionato”.

Da dirigente, partecipa attivamente alle riunioni della LBA. Ultimamente si è parlato molto della nuova formula di costruzione dei roster, la c.d. eleggibilità. Qual’è la sua posizione in merito?

“Il mio pensiero è che sia necessario adottare finalmente una formula unica. L’anno scorso la Lega aveva deliberato, al termine di una propria assemblea, come formula gradita il 6+6 ma la Federazione pensò bene di procrastinare la decisione. Quest’anno, per altro contraddicendo quello che avevamo deliberato lo scorso anno e questo fa capire anche quanto noi società di Serie A non sempre seguiamo la logica, abbiamo proposto il 7+5. Non so quale sarà il risultato finale ma penso che una formula unica sia la direzione più corretta. Personalmente, penso che optare fra 6+6 e 7+5 intercorra poca differenza, credo vadano bene entrambi. Se andiamo a vedere i regolamenti degli altri campionati europei, alcuni avanti anche anni luce al nostro, hanno più o meno queste formule quindi non andiamo ad inventare niente. Credo sia piuttosto un approdo necessario”.

E per quanto riguarda una futura Serie A a 18 squadre anzichè le attuali 16?

“Non sono assolutamente contrario e penso che lo spazio per giocare quattro partite in più ci sia. La cosa che mi torna poco è che la Federazione decida di passare ad una Serie A a 18 squadre per rimediare ad un errore fatto da loro creando una A2 a 32 squadre. Ci vuole logica. Se vogliamo ritirare su questo movimento bisogna programmare meglio, sedersi e discuterne tutti insieme per riuscire a prendere decisioni con tutti i soggetti protagonisti del movimento evitando decisioni che spesso risultano essere eccessivamente unilaterali”.

 

 

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