[ESCLUSIVA] Rayjon Tucker: “Ho ricevuto tanto nella vita e quindi tutte le persone meritano la mia generosità e il mio rispetto. Obiettivo? Io voglio solo vincere”

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Abbiamo avuto il piacere di fare una chiacchierata con Rayjon Tucker, guardia dell’Umana Reyer Venezia che sta trascinando gli orogranata in questo inizio di stagione. Tucker ci ha parlato di tutto, del suo impatto per la prima volta con l’ Europa, di come sia lavorare con coach Spahija e del suo modo di essere ed il rapportarsi con la gente.

Ciao Rayjon, grazie per il tempo che ci concedi, ti chiedo subito come stai e se mi puoi fare un primo bilancio di questo inizio di stagione

Bene, sto molto bene. Mi sto veramente godendo tutto di questa prima parte di stagione, dalla Lega alla fisicità, al talento che c’è, ma mi piace soprattutto la famiglia che siamo noi come squadra e poi di questa organizzazione non posso che dire cose belle.

Per te è la prima volta in Europa, quali sono le tue impressioni?

Decisamente è una delle migliori leghe in cui ho giocato, perché c’è una competitività altissima, ci sono squadre forti e ogni partita è difficile, che si tratti di campionato o di EuroCup. Avendo giocato nelle migliori leghe del mondo finora (NBA, G-League, e campionato Australiano), posso dire che anche la pallacanestro Italiana è di alto livello. Io comunque al momento sto ancora imparando, crescendo, e sto aggiungendo pezzi al mio gioco, per cui sicuramente presto per dare un giudizio complessivo.

Come ti stai ambientando in un paese come l’Italia, magari grazie anche al rapporto con Barry Brown Jr?

Il gruppo di giocatori è diventato per me quasi una famiglia, sono praticamente dei fratelli e facciamo tantissime cose insieme fuori dal campo, a partire da Barry Brown Jr con cui ci conosciamo dai tempi del College. Ho veramente legato con tutti: Jordan Parks, Aamir Simms e Alex O’Connell, ma anche tutti i ragazzi italiani. Sono innamorato della mia squadra, dell’Italia e della vita qui, ma soprattutto delle persone che condividono il loro amore e che sono sempre state buone con me.

So che c’è una storia particolare dietro al tuo numero maglia (59), ti va di raccontarmela?

Quando ero in NBA con i Philadelphia 76ers indossavo la numero 9. Lo stesso anno il mio “fratello” Terrence Clarke giocava in NCAA con il numero 5. Quell’anno Clarke sarebbe stato draftato per l’NBA, ma è morto improvvisamente in un incidente stradale e ho deciso quindi di combinare i due numeri, ma non sapevo se 95 o 59. Parlando con mia mamma mi ha fatto notare che mio nonno, a cui ero molto legato quand’ero piccolo, è morto a 59 anni. Ed ecco che così tutto ha avuto un senso. Per ricordare queste due persone, che ora spero siano in un posto migliore, non smetterò mai di indossare questo numero.

Hai un modo di giocare che trasmette tanta energia e positività sia in difesa che soprattutto in attacco, può essere considerato un modo per essere leader?

Sì, puoi dirlo. Sono un leader. Me lo sento, perché porto energia e cerco di trasmetterla ai miei compagni e a diffonderla anche al pubblico. Tutti hanno un ruolo nella squadra e questo è il mio, ovvero quello di portare energia, durezza fisica e mentale e di trasmettere desiderio di arrivare al successo. Ecco, questo sicuramente sono le mie caratteristiche, le sento decisamente mie.

Due parole su coach Spahija, come è lavorare con lui e se ti chiede qualcosa in particolare

Devo dire che mi trovo molto bene, ma me l’aspettavo perché coach Neven è grande amico di un allenatore che mi ha allenato in NBA (Mike Budenholzer .ndr) e condividono lo stesso stile di gioco. Motivo per cui mi aspettavo questa familiarità con il nostro sistema di gioco. Spahija mi dà grandi responsabilità difensive. Io ho avuto un dono della natura che è avere un grande fisico ed essere un grande atleta per cui questo lo devo mettere a disposizione della squadra. Dal punto di vista invece offensivo mi dice di fare il mio gioco, prendere i tiri aperti e prendermi la responsabilità. In sostanza mi chiede di essere un giocatore “team player”, cioè un giocatore che lavori per la squadra, come è di fatto il nostro sistema che è basato sull’altruismo. Però sicuramente tante responsabilità ce le ho in principalmente in difesa.

Ti sei fissato un obiettivo personale?

Non ho un obiettivo personale, io voglio solo vincere. Quello che posso fare come giocatore l’ho già dimostrato con la mia carriera. Adesso voglio solo vincere, perché l’obiettivo mio personale è quello della squadra. Voglio vincere, provare a vincere il campionato, EuroCup e la Coppa Italia. E per cui l’obiettivo…non ho obiettivi personali, non mi interessa il premio come miglior difensore, il premio di MVP…Ho un solo obiettivo: VINCERE.

Osservandoti dall’esterno appari sempre gentile, educato e soprattutto disponibile con tutti, sia dentro che fuori dal campo, da cosa deriva?

Deriva il tutto dalla mia fede in Dio, perché dalla Bibbia ho appreso che se tu dai amore, generosità e cose buone, ti tornano indietro solo cose buone. Tutte le persone, tutti gli esseri umani meritano rispetto, gioia, e di ricevere qualcosa di positivo, quindi questo mi viene naturale comportarmi così. Io ricevo tanto, ho ricevuto tanto nella vita e quindi tutte le persone meritano di essere trattate al meglio e meritano la mia generosità e il mio rispetto.

Grazie ad Rayjon per la piacevole chiacchierata e all’Umana Reyer Venezia per la disponibilità.