[ESCLUSIVA] Riccardo Moraschini: ”Mi sembra di essere qui da molto più tempo rispetto a tre mesi. La Nazionale? Pozzecco mi è stato molto vicino nell’ultimo anno”

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Abbiamo avuto il piacere di fare una chiacchierata con Riccardo Moraschini, ala dell’Umana Reyer Venezia,tornato finalmente in campo ad un anno dalla squalifica. Riccardo ci ha parlato di tutto, della sua eperienza, di come si trova a Venezia fino al suo ritorno in Nazionale.

Grazie Riccardo per il tempo che ci dedichi, volevo intanto voglio sapere come stai fisicamente e mentalmente

Va bene, sempre meglio, partita dopo partita, settimana dopo settimana. Sono contento di aver ripreso, sono contento comunque che stanno arrivando i risultati. Stiamo vincendo, partite a parte quella di Tortona, dove abbiamo avuto qualche problema, però ci può stare un passo falso. Però sono contento, mi sento bene. Ogni giorno sento di entrare sempre più nei meccanismi della squadra e capirmi sempre di più in campo con i miei compagni.
Grazie a Dio, la stagione è ancora lunga e quindi c’è tempo per migliorare.

Jeff Brooks - Riccardo Moraschini

Non voglio entrare nel merito di quanto è successo perché si sa già tutto, ma c’è stato almeno un momento in cui hai mai pensato basta, adesso mollo? E se si cosa ti ha “fermato” dal farlo?

Guarda ti dico, c’è stato un momento dove ho pensato mollo, ma smetto di dover pensare a quello che mi stava succedendo. Nel senso non ho mai pensato di “mollare gli allenamenti e il basket”, perché mi mancava talmente tanto che non non riuscivo a non andare anche in palestra da solo ad allenarmi. Ho pensato mollo nel senso come va va la mia storia. Penso di aver fatto tutto quello che potevo fare per riuscire a vincere la causa e tornare il prima possibile in campo già nella passata stagione, però, visto che i tempi erano talmente lunghi che a un certo punto ho detto è più lo sforzo mentale, lo stress, il nervoso che avevo nel seguire la vicenda, quindi ho proprio staccato mentalmente. Alla fine ho detto come va va, pensiamo ad allenarci, a tenermi in forma il più possibile e preparare il prossimo anno, se era qualche settimana o qualche mese già la passata stagione cercavo di essere pronto per quel momento lì, altrimenti per questa stagione qui.

Di fatto si può dire che è come se fosse ripartita una nuova carriera? Ti sei fissato un obiettivo a livello personale?

Guarda, ti dico, è una sensazione stranissima, veramente molto strana, perché rientrare da uno stop così lungo mentalmente, pensando che non è un infortunio, perché magari gli infortuni sai che possono capitare. È una cosa talmente strana e talmente inusuale che è veramente come se avessi ricominciato dopo troppo tempo, veramente tanto, ed è quindi è una sensazione strana.
Il mio obiettivo è quello di arrivare il prima possibile ad essere il Moraschini migliore, perché in questo modo posso aiutare la mia squadra, la Reyer, a ottenere quei risultati che un po’ tutti speriamo, vogliamo e cerchiamo di ottenere perché penso che quest’anno abbiamo fatto una bella squadra. Possiamo ambire a dei risultati importanti, senza pressione, ma con la voglia di arrivarci, perché credo che abbiamo il potenziale per poterlo fare.

Apro un piccolo capitolo su Milano. Cosa ti porti da quell’esperienza e cosa puoi portare a livello sia mentale nello spogliatoio che fisicamente alla squadra?

L’esperienza di Milano sicuramente mi è servita per capire cosa vuol dire giocare al massimo livello giocando in Eurolega minuti importanti contro squadre importanti a quel livello, sia fisico sia tecnico e soprattutto d’esperienza. Penso che queste siano le cose che posso portare qui, questo impatto fisico che ci deve essere, che posso dare anche nel capire magari determinate situazioni durante la partita e che cosa si può fare di meglio rispetto a quello che stiamo facendo per cercare di vincere la partita. A Milano ho trovato una mentalità sicuramente vincente ogni giorno e questo questo me lo porto dietro.

Moraschini

Com’è stato invece l’impatto con Walter De Raffaele, che sappiamo avere un sistema di gioco totalmente diverso da come eri abituato? E con l’ambiente di Venezia che hai vissuto sempre da avversario?

Mi trovo molto bene qui e mi trovo molto bene con Walter, parliamo tanto, esige tanto. Sicuramente è un sistema che bisogna meccanizzare allenamento dopo allenamento, settimana dopo settimana, soprattutto quando comunque c’è una squadra che è praticamente quasi tutta nuova. Gli anni scorsi erano rimasti 7 o 8, magari giocatori da passate stagioni, anche quattro cinque anni insieme e quindi metabolizzare un po’ in generale per tutti noi un sistema comunque nuovo e non facile c’è bisogno di tempo, chiaramente ci vuole pazienza. Però io mi trovo molto bene con con l’ambiente, con Walter, con i compagni, con la società. Mi sembra di essere qui da molto più tempo rispetto a tre mesi.
Può averti aiutato il fatto che c’erano già ragazzi con cui hai condiviso la Nazionale e non solo?
Si, sicuramente il fatto magari di aver già giocato in nazionale con gli italiani che ci sono, mentre quelli con cui non ho giocato li conoscevo comunque da tempo. Giocatori come Granger o come Willis ci avevo già giocato contro, so che tipo di giocatori sono e quindi sicuramente è più facile per il livello di giocatori che quest’anno abbiamo.

Capitolo nazionale, complimenti per la convocazione. Cosa rappresenta per te e volevo sapere se sei rimasto in contatto durante la squalifica?

Sì si assolutamente. Pozzecco mi è stato molto vicino in questi in questi mesi lontano dal campo, sia quando era ancora vice allenatore di Messina a Milano, sia quando è stato ufficializzato il passaggio ad allenatore della Nazionale. Ci siamo sentiti durante questi mesi, mi è stato molto vicino e sono molto contento.

Sono molto contento di essere già tornato subito, e onestamente dopo cinque partite non avevo alcuna aspettativa. Io ho cercato di allenarmi, di giocare il meglio possibile anche per riuscire a rientrare il prima possibile nel giro dopo dopo un anno.
Farlo subito sicuramente mi dà una grande voglia di continuare a fare quello che sto facendo, avere gli obiettivi che mi sono posto ormai da un po’ di anni, cioè quello di di essere parte dei dodici della Nazionale, giocare per l’Italia competizioni importanti come è stato alle Olimpiadi l’anno scorso.

Credits Fiba.com

Quest’anno si festeggiano i 150 anni della Reyer. De Raffaele in più di qualche occasione ha detto che si respira un’aria “leggera” nonostante l’importanza della ricorrenza e per la qualità della squadra che è stata allestita.
Sono qui da tre mesi, ma ho la sensazione di essere qui veramente da molto più tempo. Il clima è molto disteso, c’è la giusta pressione che ci deve essere. Penso che un po’ di pressione ci debba sempre essere perché ci teniamo a quello che facciamo e vogliamo vincere le partite, ottenere risultati importanti in un anno comunque importante anche per la storia di Venezia e della Reyer.
Però si lavora bene, c’è un clima disteso, un clima dove parliamo tanto. Ci alleniamo e affrontiamo le cose nella maniera giusta, e questo è molto importante.

Grazie a Riccardo per la piacevole chiacchierata e all’Umana Reyer Venezia per la disponibilità