[ESCLUSIVA]Neven Spahija: “Allenare la Reyer Venezia dopo 30 anni di carriera? Solo motivo d’orgoglio”. Rayjon Tucker non è solo spettacolo è una persona straordinaria

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Foto di Gioele Mason

Abbiamo avuto la fortuna e l’onore di fare una chiacchierata con Neven Spahija, attuale allenatore dell’Umana Reyer Venezia. Ci ha parlato del suo primo anno a Venezia, di Caboclo passando per il talento di Rajyon Tucker e la crescita di Davide Casarin e del suo rapporto speciale con i tifosi orogranata.

Buongiorno coach, intanto grazie per il tempo che ci concede. E’ da un anno che è arrivato in Italia, mi fa un bilancio non solo dal campo

Per quello che riguarda quello che abbiamo fatto sul campo lo lascio valutare qualcun altro e non a me. Io come allenatore penso sempre che bisogna fare di più. Non mi piacciono gli alibi, però è stato molto difficile giocare senza giocatori. Questo era una cosa che mi ha dato molto fastidio. Per gran parte dell’anno ci è mancato un giocatore importante come Jordan Parks. Tutta questa chimica che abbiamo avuto ultimamente, da quando sono arrivati Heidegger e Kabengele, prima non c’era. Non posso dire che Barry Brown jr non abbia fatto tanto belle cose per noi, però non era quello che questa squadra si aspettava. Abbiamo fatto invece tanti miglioramenti a livello individuale. Abbiamo firmato un ragazzo giovane (Davide Casarin ndr) che è l’unico giocatore di cresciuto qua e sappiamo quanto sia importante per questa società. Penso che Davide stia crescendo e che è una parte importante in un programma di un allenatore per una squadra seria come lo siamo noi. Anche altri giocatori hanno fatto un improvement individuale. A livello di squadra dopo il girone d’andata eravamo primi e adesso continuiamo a lottare per il primo posto e vediamo dove possiamo arrivare.

A proposito di Davide Casarin, qual è il suo livello di maturazione? Attualmente , non ci sono in Europa altri suoi coetanei con il minutaggio che ha lui, non può essere un caso

Lui è un investimento. Tu non puoi far crescere un giocatore mettendolo in campo solo sul meno venti o neanche più venti. Lui deve essere parte di questo progetto. Lui ha giocato contro Milano 27 minuti perché è parte integrante di questo gruppo che ha sbagliato quella partita. Il capire perché si ha sbagliato aiuta un giocatore a crescere per futuro. Abbiamo visto che abbiamo perso però è stata un’esperienza che è servita a capire perchè è andata cosi. La partita dopo ha fatto subito bene, però non solo questa ultima contro Scafati. In precedenza ha fatto tante partite molto molto mature. Io da Davide aspetto anche di più, ci sono tante cose dove su cui deve e può migliorare. Con questa attitudine che ha riesce a giocare contro tutti e con la pressione in questa città, essendo anche il figlio del Presidente. Davide è bravo, io l’ho aiutato tanto per capire tutte queste cose. Da quando è arrivato primo giorno e oggi non è la stessa persona, non è lo stesso giocatore. Quando sono arrivato qua ho parlato tanto con la società per sapere se c’erano giocatori da poter far crescere. Il Presidente non mi ha fatto nomi, ma io dopo la partita contro Verona e ho chiesto a lui se potevamo firmare Davide. Io sono contentissimo perché Davide è un giovane che è nato qua e gioca per questa squadra. Questa è la filosofia giusta.

Provo a strapparle una battuta, quanto può aver influito “l’incoscienza” di un ventenne?

Davide è un ragazzo che è molto più maturo e pronto per essere parte di questa società. E lo sta dimostrando giocando minuti importanti in una squadra che vince.

Foto di Gioele Mason

Vista la sua grande esperienza in Europa e non solo, dopo un anno dal suo arrivo, su cosa bisogna lavorare in Italia, strutture, infrastrutture e/o programmazione

Penso che la filosofia a livello di organizzazione di un club fuori campo e sul campo è la cosa più importante. Bisogna fare cose aggiornate e non cose che si facevano tanti anni fa. Bisogna in qualche modo essere sempre pronti ed aggiornati. Da quando sono arrivato qua insieme con il presidente e altre persone che lavorano in questa squadra abbiamo cambiato tanto a livello di organizzazione. Per migliorare il tutto ci vogliono più investimenti, per esempio il nuovo palazzetto che ci sarà. Secondo me la Reyer è una società giusta con giusta mentalità con un proprietario che riesce sempre a vedere oltre. Con questa mentalità la squadra continua a crescere e non importa a quel punto chi sia il coach.

Piccola parentesi su Caboclo, l’ha vissuto come più un torto a livello “personale” o più come un problema nella gestione delle gerarchie in campo?

Caboclo è un giocatore di alta classe. Non era possibile trovare un giocatore come lui, soprattutto a novembre. Io, insieme al mio staff e alla proprietà abbiamo sempre detto che non aveva senso firmare un giocatore tanto per firmare qualcuno. Purtroppo abbiamo pagato caro in Europa questa filosofia perché non c’era nessuno per poter aiutare Tessitori. Abbiamo dovuto adattare Simms da 5 e cosi facendo abbiamo perso la chimica. Allo stesso tempo però sono sicuro al 100% che se lui stava con noi fin dal primo giorno altri giocatori che abbiamo in squadra, sarebbero cresciuti molto.

So che non le piace parlare dei singoli, ma io volevo soffermarmi su Rayjon Tucker che, visto dall’esterno, dà l’idea di avere un potenziale offensivo infinito, ma comunque è uno che aspetta sempre la partita per poi aggredirla

Secondo me abbiamo preso non solo un giocatore giusto, ma abbiamo firmato una persona straordinaria. Rayjon ha tanto amore per gli altri, per la pallacanestro. Qui abbiamo tanta attenzione a livello indivuduale, sia come persona che come giocatore e quando quando i filmati individuali, non c’è mai stata una volta che ha detto ”no, non è colpa mia”. Ha una mentalità che guarda sempre avanti con tanta voglia di imparare. Penso che Tucker sia un giocatore importantissimo per noi.

Ho notato comunque che tanti vengono a palazzo per lo spettacolo, ma io ho in mente una difesa sua pazzesca sul più 34 contro Pistoia

E’ questa la mentalità giusta. Una delle cose che abbiamo fatto è stato cambiare il modo di giocare e abbiamo visto questo gioco piace tanto al pubblico.

Negli ultimi anni la pallacanestro sta cambiando, diventando molto più fisica e molto più atletica. Quanto conta quindi lavorare nella testa dei giocatori?

Tanto tantissimo. La pallacanestro è cambiata, fisicità e atletismo, però sempre alla fine vince talento o chi ha fisicità e quindi siamo sempre molto attenti a queste cose.

Le chiedo il rapporto speciale che ha con i tifosi. Da quando è arrivato ha portato energia, aria fresca e tanta fiducia da parte loro, lo percepisce questo calore?

Io mi sento bene, benissimo. Ti posso dire che dopo 30 anni di carriera essere l’allenatore della Reyer Venezia è motivo di orgoglio. Tutti ti danno un’energia extra, quando entri sul campo, quando ti vedono per strada. Tutto questo è stato creato da Brugnaro e Casarin. Per me è stata una bella sorpresa e adesso sono molto contento essere parte di questo.

Ho l’ultima curiosità, mi svela è il giocatore più forte o che l’ha più impressionato, uno in NBA e uno in Europa

In NBA Ja Morant è il talento più grande che ho visto in vita mia. In Europa invece sono tantissimi, ho allenato giocatori così importante come Splitter, Teletovic, Prigioni, Planinic, Rakocevic, Pete Mikael, Nicola Vujacic, Will Bynum e tanti altri. Non riesco a sceglierne uno. Ho allenato tantissimi giocatori, però il talento più grande che ho visto è Ja Morant mentre in Europa ho allenato gli ultimi 5 anni di carriera di Mahmoud Abdul-Rauf, che era una cosa che non si può spiegare.

Foto di Gioele Mason

Grazie a Neven Spahija per la piacevole chiacchierata e all’Umana Reyer Venezia per la disponibilità.