F8 2018 – Milano-Cantù, la sala stampa: le parole di Pianigiani e Sodini

I due allenatori hanno analizzato nella conferenza post gara la partita tra le due squadre lombarde, vinta da Cantù per 105-87

di Stefano Bartolotta

Simone Pianigiani (coach Milano): “vorrei avere qualcosa di intelligente da dire, ma prevale l’amarezza, ci tenevamo a fare una partita diversa, non c’è stato scarso impegno, complimenti a Cantù per averci mandato fuori giri, siamo arrivati qui senza la giusta tensione emotiva. Capita a tante squadre prime in classifica di arrivare alla partita secca con grande desiderio di fare bene senza riuscirci. Abbiamo provato ad accelerare sempre per provare a recuperare, il problema è stato all’inizio, con le perse e la rinuncia a prendersi qualche tiro, dovevamo fare di più nel primo quarto e lì si è decisa la partita, perché poi devi giocare una pallacanestro che chi gioca in Eurolega non può permettersi, con 5 piccoli e una sorta di street ball. È un momento di analisi che devo fare su questo gruppo, siamo a febbraio e mi rendo conto che per resistere con un gruppo di molti nuovi e guadagnarci rispetto abbiamo subito provato a spremerli, ma poi arrivi alla partita di oggi svuotato, perché quando giochi per l’Olimpia, ogni partita dev’essere una finale e siamo in difficoltà per questo motivo, proviamo a fare un passo sempre con fatica e capitano le partite come quella di oggi. Finora il gruppo ha sempre reagito, ma questo ci è anche costato tanto, a ogni difficoltà un passo è stato fatto, ma questa è la botta più grande. Dobbiamo trasformarla in una cicatrice che ci porti a un passo di solidità successivo. L’Eurolega non ci ha insegnato ancora abbastanza: con l’esperienza che ci siamo fatti lì, qui avremmo dovuto esserci costruiti una corazza, e non l’abbiamo fatto. Come responsabile della squadra, devo trovare il modo che si arrivi a partite come questa con un’energia diversa. Mi preoccupa il fatto che, dopo i primi canestri subiti, la fiducia vada giù”.

Marco Sodini (coach Cantù): “non credevo potesse succedere, che potesse essere giocata una partita come questa sui 40 minuti, ma credevo al mille per cento nei miei giocatori, e questo ha fatto la differenza, più che l’aspetto tecnico. Siamo stati bravissimi anche da questo punto di vista, e non ingannino le palle perse, eravamo senza il nostro miglior giocatore e senza il pivot titolare, più altri problemi dal punto di vista fisico. Stamattina cournooh ha vomitato sei volte per un problema virale, ma la scelta è stata quella di dare fiducia ai giocatori che normalmente non entrano nelle rotazioni. Noi ci siamo avvicinati alla nostra pallacanestro più di quanto Milano si è avvicinata alla propria. Nessuno di noi ha mollato, ho dovuto chiedere a Smith di non difendere a 35” dalla fine. Ci siamo regalati uno spettacolo molto bello. Avevo detto che Firenze è una città meravigliosa e meritava che giocassimo una partita meravigliosa, ma così non ce l’aspettavamo. Pianigiani comunque per me resta un maestro, ha vinto scudetti, è stato ct della Nazionale, deve gestire problematiche che io non posso nemmeno immaginare, per me Simone resta un mio modello di riferimento, e dovrebbe esserlo per tutti i giovani allenatori”.

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