Germani Basket Brescia, le pagelle della stagione 2018-19

Germani Basket Brescia, le pagelle della stagione 2018-19

I voti di una stagione complicata per la Leonessa, chiusasi anzitempo senza centrare la post season

di Fabio Rusconi

Una stagione travagliata, di rimpianti, quella della Germani. Per ciò che la squadra era a inizio anno, per ciò che ambiente e tifosi si aspettavano e che non è arrivato. Per ciò che sarebbe potuto essere se qualche episodio fosse girato per il verso giusto. Ma è inutile rammaricarsi: la stagione, in maniera molto apatica, è finita ormai da un po’, e sarebbe errato dire che in casa Brescia tutto sia da buttare. Come ogni cosa, anche questo fallimento è, e dovrebbe essere, un punto di un percorso, un nuovo inizio da cui ripartire a programmare la prossima stagione. E mentre dubbi attanagliano le menti dei dirigenti della Leonessa, chiamati a fare delle scelte sul destino dei singoli giocatori, dopo aver cambiato l’allenatore sostituendo Diana con Esposito, noi proviamo a tirare le somme dell’annata di questi ultimi.

BYRON ALLEN, 5.5: Il folletto del Maryland ha lasciato a Brescia una cattiva reputazione sul proprio conto. A lui era stato affidato il compito di sostituire un Lee Moore che nei due anni precedenti era stato pedina di capitale importanza per la Germani. Missione fallita per Allen, anche se il suo contributo è stato più che sufficiente in certe partite. Allen non è stato tuttavia in grado di aprire il campo come auspicato, tirando male da oltre l’arco, mostrando un’applicazione difensiva sul perimetro spesso latente e mancando di leadership nei momenti decisivi. Ma forse ci si aspettava da troppo da un giocatore che comunque non ha mai fatto mancare canestri e prestazioni talvolta molto buone nella metà campo offensiva.

JORDAN HAMILTON, 5: Il finale in crescendo nella stagione lo salva da un voto ancor più negativo. L’ala californiana è stata una delle principali delusioni dell’anno bresciano: passa mesi interi rifiutando di ambientarsi al sistema Diana (quando lo fa i risultati si vedono) giocando una pallacanestro da campetto talvolta insopportabile. Vero, facile per noi parlare col senno di poi, ma certi tiri forzati o li segni o non li prendi. Nervoso con arbitri e coach, chiude la stagione da miglior realizzatore della Germani, ma con percentuali da dimenticare dai 6.75m (30% abbondante in stagione), in quella che dovrebbe essere la sua specialità. Tolto ciò chiude comunque da miglior rimbalzista della squadra dimostrando di saper lottare.

MARCO CERON, 5.5: Gioca pochissime partite e si infortuna terminando la stagione. Fino a quel momento più ombre che luci soprattutto in campionato, dove viene usato poco e tira male. L’augurio è di vederlo al più presto in campo, magari su livelli più alti.

AWUDU ABASS, 6.5: Due stagioni in una per “Abi”. La prima in cui fatica, alternando prestazioni ottime ad altre inconsistenti, la seconda in cui domina, trascinando Brescia fuori dai guai e dandole una speranza playoff fino alle ultime giornate di campionato. Abass nella seconda parte della stagione ha ritrovato la forma ed è parso a tratti straripante, un vero fattore sia in attacco che in difesa, un giocatore in grado di tenere tutti e cinque i giocatori avversari. La crescita c’è, e se Abass sistema il proprio tiro a Brescia l’anno prossimo se ne vedranno delle belle. Sempre che resti alla corte del neo coach Esposito.

LUCA VITALI, 6: Chiude da miglior assist man del campionato una stagione per lui non semplicissima. L’infortunio avuto a Natale ha messo nei guai i propri compagni (orfani, forse in maniera prematura di Allen), ma una volta tornato il play bolognese ha dimostrato che a certi livelli ci deve stare ancora per diritto. Cresce anche lui assieme a tutta la squadra, confermandosi giocatore bivalente in fase offensiva e in grado di dirigere il gioco come pochissimi in Italia. Smazza 5.8 assist di media e alcune vittorie hanno il suo marchio, come quella con la “sua” Virtus nel girone di ritorno.

TOMMASO LAQUINTANA, 6.5: La crescita dell’ex Capo D’Orlando è evidente e l’annata bresciana può solo che fargli bene. Aver giocato molto a causa dell’infortunio di Vitali e delle rotazioni corte nel girone di ritorno ha permesso al playmaker pugliese di maturare a vista d’occhio. Regia, estro e buone percentuali dal campo completano il pacchetto di un giocatore che mostra limiti nella gestione dei falli e che perde qualche pallone di troppo. A quasi 24 anni è già un giocatore che esce dalla panchina di assoluto valore.

ERIC MIKA, 4.5: Sparare nuovamente sul centro mormone non ci fa piacere ma l’esperimento Mika è fallito su tutta la linea. Si presenta a settembre fuori forma, non dando mai l’impressione di poter mostrare quelle qualità che a Pesaro lo resero celebre. Si sono visti sprazzi a Trento, ma è davvero troppo poco per un giocatore finito a giocare pochissimo pur essendo arrivato per ricoprire lo spot da “cinque” titolare. Male le percentuali al tiro, male a rimbalzo, non si salva nulla insomma, doveva essere tagliato ben prima che a Natale.

GERALD BEVERLY, 5: Negativa la stagione del centro newyorchese, che colleziona una stagione fatta di pochissimi alti e molti bassi. Paga spesso sotto canestro con avversari più imponenti di lui, non riesce a chiudere al ferro con decisione e la sintonia in pick & roll con Luca Vitali non sboccia mai. Come rincalzo dalla panchina può essere un buon profilo, ma purtroppo nulla più, se Beverly non mostrerà si più i suoi muscoli in pitturato. Coach Diana ci ha messo poco a preferirgli Zerini.

ANDREA ZERINI, 6.5: Arrivato come terzo centro, finisce spesso e volentieri a giocare finali di partita punto a punto. Si intende in maniera ottima con Vitali, difende per davvero e si guardagna, settimana dopo settimana, la fiducia dello staff tecnico. A differenza di Beverly è una presenza nel pitturato sui due lati del campo. Peccato per qualche noia fisica sul finire di stagione che lo limitano in allenamento, ma il centro fiorentino si è guadagnato a pieno titolo la riconferma il prossimo anno.

DAVID MOSS, 7: Cuore di capitano. Moss è il miglior giocatore della stagione bresciana. Parte male e fuori forma, ma pian piano cresce, trova il suo posto all’interno del campo e sbaglia pochissimo. Sostituisce Vitali in un ruolo non suo durante l’infortunio di quest’ultimo, fornisce contributi importanti sia dal quintetto che in uscita dalla panchina. Arrivato a quasi 36 primavere, l’ala di Chicago ha dimostrato ancora una volta di essere un patrimonio del nostro campionato e di poter fare ancora la differenza se preservato fisicamente. Il match con Milano in cui ha centrato il suo career high (27 punti) ne è l’ennesima riprova.

BRIAN SACCHETTI, 6: Stagione complicata quella del figlio di Meo, il quale ha dovuto fare i conti con diverse noie fisiche. L’ex Sassari non riesce a entrare nelle pieghe della partita come ci ha abituato in passato, facendo fatica anche al tiro dal campo. Tuttavia non fa mai mancare la sua presenza, anche senza allenamento settimanale e attanagliato dai dolori. Non lascia mai soli i compagni e li guida con una leadership comportamentale che è per pochissimi. Per questo merita la sufficienza.

MATTEO CAROLI, s.v.: Per lui pochissime presenze (solo 3) e pochi minuti sul campo. Si è ambientato bene a Brescia e questo fuori dubbio, ma è troppo poco per giudicare.

JARED CUNNINGHAM, 5.5: Ci si aspettava di più dall’ex Cavaliers. Dopo l’ottima stagione al Bayern. il prodotto di Oregon State University alterna partite in cui è l’unico faro offensivo ad altre in cui fatica a incidere. L’impatto iniziale fa infatti ben sperare, ma presto Cunningham si perde, diventando prevedibile in attacco a causa dei suoi errori da oltre l’arco, dove spara spesso a salve. Sopperisce con le sue grandi doti atletiche e diventa un realizzatore importante per Brescia, venendo limitato da uno stop fisico sul finir di campionato. Può tornare utile alla Germani il prossimo anno, anche se è difficile rivederlo all’ombra del Cidneo.

ANDREA DIANA (Coach), 6: Parte male, non crea un gruppo coeso e subisce delle batoste, alcune dettate da sfortuna, altre ingiustificabili e che sono sintomo preoccupante di sfiducia dei giocatori nei suoi confronti. Ma è abile a rimettere in piedi una stagione che poteva mettersi ben peggio, arrivando anche a giocarsi i playoff fino al termine di aprile. Il tutto con gli stravolgimenti di roster, con soli quattro americani per buona parte del campionato (unica squadra in LBA) e senza un vero centro di ruolo di alto livello (ruolo su cui il coach livornese non è stato accontentato nelle richieste non solo quest’anno). Il suo addio si è ormai consumato, ma nonostante ciò noi non ci esimiamo dal constatare che, nonostante nessun obiettivo sia stato raggiunto, bisogna guardare il contesto nel suo insieme. E se lo si fa, la stagione di coach Diana è sufficiente.

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