Germani Brescia, stagione di rimpianti, ma il futuro è più roseo. E a guidarlo ci deve essere Andrea Diana.

Tiriamo le somme sulla stagione bresciana a margine della pirotecnica vittoria contro la Virtus Bologna, tra mercato e uno sguardo al prossimo anno.

di Fabio Rusconi

Quattro mesi fa eravamo qua, seduti a commentare il punto più basso raggiunto dal Basket Brescia Leonessa nella sua breve storia. Brescia, attorno alla fine del 2018, ha rischiato seriamente di complicare gravemente la propria stagione, arrivando vicina alle cinque sconfitte consecutive in partite ufficiali: mai, da quando il basket ha fatto ritorno a Brescia, è successa una cosa del genere all’interno della stessa stagione. Ci domandavamo se la Leonessa, che mostrava prestazioni piatte, senza gioco, voglia e determinazione, da quel punto più basso sarebbe risalita o sarebbe sprofondata in una palude difficile poi da affrontare per una piazza che l’anno prima si è ritrovata anche avanti nella serie di semifinale playoff contro l’Olimpia Milano.

Fortunatamente per Brescia, la squadra è tornata ad assaporare il successo: 8 vittorie su 13 contese nel girone di ritorno in campionato fanno sì che la Germani abbia pareggiato il suo record in LBA (14 vinte e 14 perse, un risultato difficilmente pronosticabile a dicembre) e che sia lì, in nona posizione, a lottare per un posto playoff che, per quanto quasi irraggiungibile, resta alla portata, a dare un senso al finale di stagione della squadra di coach Andrea Diana.

Già, coach Diana, il tanto chiacchierato. Le recenti parole della dirigenza hanno gettato ombra sul futuro del coach livornese a Brescia, il quale non ha ricevuto l’attestato di fiducia che dovrebbe essere naturale conseguenza per la stagione di Brescia. Lo asseriamo senza problemi: la stagione di Diana è pienamente sufficiente seppur abbia fallito (o quasi) tutti gli obiettivi che la squadra si era prefissata a inizio stagione: fuori ai gironi di EuroCup, fuori dalle Final Eight di Coppa Italia e, con ogni probabilità, fuori dalla post season. Se si aggiunge anche la fallimentare esperienza in SuperCoppa a settembre (giocata peraltro in casa) e si guardano solo questi risultati, parrebbe sacrosanto mettere in discussione il coach labronico, ma non è così. Se a dicembre Diana è stato davvero sulla graticola, complici alcune prestazioni orribili contro la Stella Rossa in trasferta, poi con Sassari e Ulm in casa, è altresì vero che Diana ha saputo recuperare la squadra in maniera sorprendente, dimostrando ancora una volta quella che è una delle sue più grandi qualità. Le vittorie a Cremona e poi con Venezia e Varese in casa hanno permesso alla Leonessa di togliersi fin da subito dai guai, e l’uscita in EuroCup ha reso più facile il lavoro allo staff tecnico, e i risultati non hanno tardato ad arrivare, con la squadra che se l’è sempre giocata con tutti, ha ritrovato fiducia e ritmo, concentrazione e applicazione difensiva.

La nota più lieta è senza dubbio Abass: vederlo giocare con il sorriso stampato in faccia è un piacere unico e “Abi” è uno dei migliori italiani attualmente in circolazione in LBA, un giocatore totale sui due lati del campo (con margini di miglioramenti dall’arco) da considerare seriamente per i mondiali in Cina e che deve essere, per Brescia, il punto fermo da cui ripartire l’anno prossimo, assieme allo zoccolo duro italiano, composto da Vitali, Sacchetti e Zerini. Il primo ha avuto una stagione complicata, caratterizzata da un infortunio alla mano che lo ha tenuto lontano dal campo in corrispondenza del periodo natalizio, quello più duro per la sua squadra. Tuttavia, una volta rientrato, il playmaker bolognese ha dimostrato che sul parquet, quando il gioco si fa duro, può starci eccome (e il canestro di ieri sera con la Virtus ne è l’ennesima conferma). Sacchetti ha avuto una stagione con più bassi che alti, convivendo anche lui con un fastidio alla schiena che lo tormenta da mesi, mentre Zerini è una vera e propria per questa stagione bresciana: arrivato come terzo centro, il lungo fiorentino si è ritrovato spesso e volentieri in campo nei momenti decisivi e i suoi minuti di gioco sono saliti, e in corrispondenza di ciò sono arrivate le vittorie. Da non scordarsi Moss, che ha ritrovato una forma fisica che non aveva da anni, siglando con Milano il suo massimo in carriera alla veneranda età di quasi 36 anni. Se preservato fisicamente, l’ala nativa di Chicago ha pochi rivali in quanto a talento in questo campionato.

La crescita di questi giocatori fa pensare alla costruzione della squadra a settembre, evidentemente non attrezzata per il doppio impegno italiano ed europeo, con un Mika la cui gestione è stata da dimenticare, con un Allen che, seppur con prestazioni talvolta oneste, è stato tagliato a dicembre in quanto poco incisivo nei momenti chiave dei match (anche se la sua presenza, in assenza di Vitali, male non avrebbe fatto). A ciò di aggiunge un Hamilton non all’altezza delle aspettative, che ha faticato non poco a trovare il feeling con il nostro campionato, con Diana e con i suoi compagni, mentre Beverly e Cunningham è difficile che restino, anche se una valutazione su entrambi andrebbe fatta. Il newyorchese come centro mobile in grado di cambiare sul perimetro rimane una buona idea di riserva nello spot da “cinque”, mentre Cunningham ha mostrato sprazzi di gran talento e trattenerlo sarebbe un grande affare per Brescia, che deve interrogarsi anche sul futuro di altri due giocatori. Il primo è Laquintana, che nella posizione di playmaker di riserva ha pochi rivali a livello italiano, a 24 anni è cresciuto molto e la cui dipartita può essere spiegata solo da ragioni puramente tecniche, mentre il secondo è Ceron, che ha disputato una stagione complicata chiusasi anzitempo causa un brutto infortunio alla testa.

Ma a tenere banco, come detto poc’anzi, è lui, Andrea Diana. Alla Germani sono stati proposti vari nomi, tra cui ad esempio quello di Vincenzo Esposito. Parlavamo di obiettivi falliti, quelli sotto gli occhi di tutti ma da cui è fondamentale distaccarsi per osservarne le cause in maniera completa. Diana ha certamente le sue colpe: sul piano del gioco il girone d’andata di Brescia è stato pessimo e molti giocatori mostravano insofferenza verso il proprio coach, il quale a sua volta non risparmiava frecciate ai suoi in sala stampa (celebre in questo senso l’abbandono della conferenza post partita dopo la disfatta contro Ulm costata l’uscita dall’EuroCup). In quel momento Diana era appeso a un filo e un suo allontanamento, se fossero arrivate altre sconfitte (e non subito a margine dei ko appena subiti, quando qualcuno millantava esoneri o dimissioni immediate), sarebbe stato più capibile. Vero il gioco e l’atteggiamento, ma anche il mercato del DG Sandro Santoro ha mostrato come visto delle lacune, come la gestione di Mika o il taglio prematuro di Allen. Succede, gli errori capitano e tutti dobbiamo confrontarci con essi, ma è comunque sbagliato affibbiare la totalità della responsabilità dei mancati obiettivi a Diana, con la sua squadra che si è vista scivolare via dalle mani svariate vittorie all’ultimo secondo: è successo a Trento, a Varese, a Ulma, perdendo punti con i quali oggi staremmo commentando una stagione diversa. Questo accresce i rimpianti per ciò che sarebbe potuta essere la stagione con una squadra a marce alte fin dall’inizio ma tant’è, è il basket, è ciò che lo rende il gioco più bello al mondo, lo stesso che nella serata di ieri ha restituito parte di questa sfortuna alla Germani, con il tiro della vittoria di Luca Vitali accolto nella retina dagli dei del basket. E tutti sul carro, perché la memoria è corta e va dove tira il vento. Ma il destino di coach Diana sarebbe dovuto essere lo stesso, indipendentemente dal successo ottenuto o meno con Bologna, con questa o quell’altra compagine.

Andrea Diana è riuscito a compattare una squadra sull’orlo del baratro, salvandola senza problemi e salvando di conseguenza sé stesso. E senza il doppio impegno si è visto anche il gioco, la grinta, l’orgoglio e il cuore. Certo, non mancano tutt’ora delle amnesie clamorose e più di qualche problema in difesa soprattutto contro avversari di un certo chilotaggio e fisicità, ma con i giusti americani il futuro per Brescia appare comunque roseo. Senza playoff? Sì, e pazienza, ma con coach Diana in panchina, anche l’anno prossimo. Diversamente sarebbe quantomeno spiazzante.

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