Goudelock a tutto campo: “Il cammino, dopo l’infortunio, è stato molto lungo con tanto lavoro e tanto sacrificio”

La guardia USA dell’Umana Reyer ha parlato del suo recupero in questi mesi e del suo ambientamento a Venezia

di Marco Muffatto

Ecco un estratto della prima conferenza stampa del “Mini Mamba” in maglia Umana Reyer:

“Il cammino, dopo l’infortunio, è stato molto lungo” racconta Goudelock, “con tanto lavoro e tanto sacrificio, ma soprattutto tanta pazienza. Anche quando sono arrivato a Venezia, è stato un percorso duro”.

IL RITORNO SUL CAMPO

“È stato bellissimo tornare sul parquet per giocare, dopo un anno di inattività. Ho avvertito sensazioni strane perché non mi sono mai trovato in una situazione simile. Ho cercato nei primi minuti di non pensare al ginocchio, a parte un paio di situazioni, non ho mai avuto pensieri che non fossero relativi al gioco”.

IL PROCESSO DI RECUPERO

“Non è questione di tempo, non ho paura di continuare a lavorare duro. Faccio il professionista da 13 anni e conosco le dinamiche di questo sport, ma già dai primi allenamenti con la squadra ho ripreso confidenza con il ritmo. Adesso l’obiettivo è ritrovare la condizione migliore, anche se non ho messo una data precisa, questa sta crescendo piano piano. Mi auguro di arrivare all’85% di condizione alla fine della regular season per poi essere al top nei playoff. Oltre alla condizione, voglio anche capire quale sarà il modo migliore per essere utile alla squadra, trovare la chimica con i nuovi compagni e il mio ruolo all’interno del gruppo”.

AMBIENTAMENTO

“Quello che mi ha aiutato di più è stato innanzitutto il modo in cui la Reyer ha creduto in me e sul fatto che potessi ritornare a giocare a basket, poi i compagni e lo staff hanno avuto un ruolo determinante, per come mi hanno accolto e per come mi hanno fatto sentire parte integrante del gruppo dentro e fuori dal campo. Ho iniziato stando fuori, ma la società ha sempre avuto fiducia in me, nelle mie possibilità di ritornare a giocare. L’atmosfera che si è creata attorno a me mi ha aiutato a rendere più facile l’inserimento e anche il mio recupero. L’ambiente della Reyer ha giocato un ruolo determinante“.

SUL PERIODO DELLA REYER

Questa è una società che ha una mentalità vincente, ha la caparbietà di conservare calma e lucidità anche nei momenti difficili, che nell’arco di una stagione capitano anche alle grandi squadre, Lakers e Clippers compresi. De Raffaele ha una grande capacità di gestione del gruppo“.

CAPITOLO KOBE BRYANT

Un evento molto triste, è stato strano tornare a giocare proprio dopo la scomparsa di Kobe, che ha toccato tutti. E’ stato bellissimo in questi giorni vedere tutti gli attestati in suo ricordo, tante maglie dei Lakers in tutti i palazzetti”.

LA SCELTA DEL NUMERO DI MAGLIA (15)

Lo ha scelto mio figlio, era il mio numero in D-League e poi è la somma delle lettere di nome e cognome”.

Fonte La Nuova Venezia

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