Il pagellone della finale: Reyer Venezia – Aquila Trento

Il pagellone della finale: Reyer Venezia – Aquila Trento

Le valutazioni dei singoli protagonisti e degli allenatori dell’Umana e della Dolomiti Energia.

di La Redazione

UMANA REYER VENEZIA (a cura di Andrea Ferronato)

Haynes 7,5 – Il play-guardia va in doppia cifra in 5 partite (unico neo i zero punti in Gara 4), risultando essere l’autentico trascinatore nella seconda sfida della serie con un impressionante scarica di triple (6/7). Classico esempio di “uomo di striscia”, in grado di accendersi da un momento all’altro e mitragliare la retina avversaria con estrema facilità.

Hagins s.v.

Ejim 7 – Premiato come “Mvp” delle Finals, il canadese ha macinato numeri importanti, regalando la consueta dose di atletismo ed energia nel pitturato. Ha vissuto dei playoff anomali in termini di percentuali dall’arco, ma il riscatto è avvenuto giusto in tempo nella decisiva Gara 6. Di sicuro uno tra i più positivi, ma non il migliore in assoluto degli orogranata.

Peric 6 – Inizio della serie con ben 19 punti (seppure inutili) a referto, poi cala con il passare delle partite. Paga, probabilmente, le fatiche della semifinale con Avellino dove aveva viaggiato a cifre davvero importanti, toccando e superando quota 18 punti in quattro partite. Con Trento, subisce in più di un’occasione la maggiore fisicità dei pariruolo avversari.

Stone 8 – Il tuttofare orogranata è, a nostro giudizio, il reale “Mvp” della serie scudetto. Ci limitassimo a commentare le statistiche, non riusciremmo mai a comprendere l’importanza di questo giocatore nei meccanismi della Reyer. Stone ha confermato ancora una volta di essere il miglior difensore del campionato, oltre ad essere fondamentale nella costruzione del gioco e nella lotta a rimbalzo dove fa valere la sua fisicità. Notevoli i progressi anche nel tiro da 3 punti, suo tallone d’achille nella prima avventura a Venezia (2014-2015). De Raffaele, questa volta, cercherà di trattenere con tutte le sue forze il suo #5, idolo indiscusso dei tifosi orogranata.

Bramos 7 – Come nel caso di Ejim, anche lo specialista greco dall’arco della Reyer ha faticato e non poco a trovare la quadra dai 6,75 nella serie con Trento. Al di là delle percentuali in ribasso, restano il consueto enorme apporto difensivo e soprattutto quella tripla che ha deciso Gara 5 (e non solo…), ribattezzata già da molti addetti ai lavori e supporters lagunari come il “tiro dello scudetto”.

Tonut 6 – Il giocatore triestino ha patito, con molta probabilità, la tensione e l’importanza di una finale che valeva il tricolore. Ci si poteva aspettare un impatto diverso dal #7 orogranata, ma resta fondamentale il suo apporto dato nella rimonta in Gara 5. Per qualità tecniche e fisiche, oltre che per l’età, Tonut resta uno dei pilastri per la prossima stagione: la finale è stata un’esperienza che contribuirà alla sua crescita di giocatore ad alti livelli.

Visconti s.v.

Filloy 7,5 – Parte a rilento, poi inizia a macinare punti e giocate importanti in uscita dalla panchina. Utile sia in fase di costruzione che di finalizzazione, l’italo-argentino è l’uomo al quale De Raffaele non può rinunciare mai nei momenti di difficoltà e negli ultimi minuti delle partite per la sua freddezza ed il killer instinct. In Gara 6, trascina la sua squadra nel break del 3° quarto che incanala la partita (ed il sogno tricolore) in direzione Venezia.

Ress 7 – Il prototipo del giocatore vincente resta sempre Tomas Ress. Già pluri-scudettato con la canotta di Siena, ha conquistato con la Reyer il suo 7° trionfo italiano in carriera. L’esperienza del capitano orogranata è stata di particolare importanza man mano che la serie si avvicinava alla conclusione: emblematici i 5 minuti nel 3° quarto di Gara 5 dove ha suonato la carica con quattro recuperi difensivi, oltre al fondamentale rendimento in Gara 6, dove in più di un’occasione ha sbarrato la strada agli avversari ed infilato due triple pesantissime.

Batista 6 – Sull’onda della convincente serie contro Avellino ed il duello personale con Fesenko, l’uruguayano parte con il piede sull’acceleratore anche in Gara 1 e Gara 2. Proprio durante la seconda sfida con Trento, l’ex Panathinaikos è costretto a lasciare il campo per un risentimento al polpaccio. Saltate le due sfide successive, Batista è tornato a referto nelle ultime due uscite ma senza lasciare il segno, evidentemente condizionato dal problema muscolare che già in passato lo aveva tormentato.

Ortner 6,5 – Lasciato in tribuna per oltre due settimane a causa del turnover degli stranieri, il lungo austriaco è stato il fattore decisivo nella partita del rientro in Gara 3. Il #16 orogranata è stato bravo ed efficace a farsi trovare pronto in un momento della serie che poteva creare difficoltà alla Reyer, vista l’importanza che aveva assunto ormai Batista nello scacchiere lagunare. De Raffaele, al termine della stessa sfida, gli ha regalato il giusto omaggio.

Viggiano s.v. – A differenza di Hagins e Visconti, l’ala oriunda guadagna qualche minuto nella serie ma il suo contributo non è valutabile. Partecipa anche lui alla festa scudetto.

McGee 7,5 – Probabilmente la sorpresa di questa serie e, più in generale, dei playoff dell’Umana Venezia. Dopo un finale di stagione in vistoso calo, l’ex Vanoli si è saputo riprendere il suo spazio e ritagliarsi un ruolo di importanza capitale: seppure usato con il contagocce, McGee è stato spesso e volentieri l’uomo che ha contribuito a cambiare il verso alle partite grazie all’energia ed all’atletismo impressi sul parquet, oltre ad una ritrovata precisione al tiro (64% da 2, 56% da 3, 92% ai liberi).

De Raffaele 8 – Lo Scudetto arriva al termine di una stagione magica, vissuta costantemente sul doppio filo italiano-europeo. Dopo la prestigiosa qualificazione alle Final Four di Champions League, ecco il successo tricolore: Venezia è partita con i fari spenti, ma con il passare delle settimane ha preso sempre più consapevolezza dei propri mezzi. Sia nella regular season che soprattutto nei playoff, il coach livornese ha saputo gestire in maniera egregia il roster che patron Brugnaro ed il presidente Casarin gli hanno messo a disposizione: lo Scudetto è stata la ciliegina sulla torta di una stagione che resterà indimenticabile.

Trento

DOLOMITI ENERGIA TRENTINO (a cura di Giulio Giovanazzi)

Craft 7.5: E’ lui uno dei trascinatori della squadra nella serie finale. Secondo realizzatore dopo Hogue è il vero e proprio regista dei trentini. Da segnalare i 4,7 assist di media a partita.

Sutton 7: costretto a saltare praticamente due delle sei partite finali, ogni volta che viene chiamato in causa è in grado di lavorare nell’ombra ma allo stesso tempo di prendersi la squadra sulle spalle nei momenti che contano. 10.4 punti di media e 5.4 rimbalzi tra le sue statistiche più interessanti.

Forray 7.5: ogni partita lo danno per morto eppure ogni partita fa capire a pubblico e giornalisti cosa vuol dire essere un capitano. Spara triple fondamentali nei momenti più caldi, inventa e cera gioco. Nei momenti difficili è la boa di Buscaglia. Chiude la serie con 10 punti di media ed il 43% da tre punti, il migliore dei suoi.

Flaccadori 6.5: Chiamato poco in causa, nei momenti in cui ha messo piede sul parquet ha sempre dimostrato di essere il miglior under 22 della Lega. Da un giovane non ci si aspettano certe sicurezze. Lui sembra avere la mente sempre lucida e sapere quando accelerare e quando il gioco non lo permette. 8 punti di media per lui e la seconda miglior percentuale da dietro l’arco (41.2%)

Gomes 6.5: un autentico guerriero. Dal portoghese ci si aspettava sicuramente di più in fase d’attacco ma in difesa ha dominato (6 rimbalzi di media) confermando quello che ci aveva fatto vedere nella seconda metà di stagione.

Hogue 7.5: Con un Sutton ai minimi termini ha dovuto fare lui il lavoro sporco in termini di fisicità. Ha fatto a sportellate tutta la serie chiudendo il suo personale score con la miglior media di punti fatti (12.3) ma soprattutto è stato il migliore dei trentini a rimbalzo (7.7 di cui 3.2 in attacco).

Lechthaler 5.5 – Buscaglia l’ha dosato con il contagocce pretendendo da lui però sempre il massimo soprattutto in fase difensiva. In gara 6 reggere Batista è stato davvero un problema ma bisogna ammettere che il centro di Mezzocorona nelle partite precedenti ha tirato fuori dal cilindro giocate a cui non ci aveva più abituati.

Shields 7 – Arrivato con la speranza di sostituire gli infortunati di Trento non ha disatteso le aspettative anzi, ha lavorato nell’ombra regalando all’Aquila minuti di qualità e canestri importanti. Sicuramente la più bella scoperta di Trento della serie finale con medie di 10.5 punti, 5 rimbalzi e 2 assist.

Buscaglia 8 – Far ruotare otto giocatori per un intero playoff non è cosa da pochi. Farli arrivare alla serie finale ancora in grado di reggere fisicamente il parquet è segno di un esperienza ed una capacità tattica fuori dal comune. Se su metà delle magliette del PalaTrento vi è la scritta: Buscaglia sindaco un motivo ci sarà. Onore a colui che fino all’ultima sirena non è mai indietreggiato di un passo, rendendo la vita complicata a Venezia fino all’ultimo.

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