Il pessimo avvio di stagione della Germani Brescia. Una crisi per certi versi inedita

La Leonessa sta deludendo in questo primo scampolo di stagione regolare.

di Fabio Rusconi

Nella Brescia cestistica non si è tanto abituati alla sconfitta. Basti pensare che, da quando il basket è tornato in città (anno 2009), non sono mai arrivate oltre quattro sconfitte consecutive ufficiali all’interno della stessa stagione. Non nei periodi difficili di Martelossi, non con Dell’Agnello, nemmeno l’anno della promozione in Serie A sotto la guida di Diana. Neppure quando lo stesso coach livornese, ormai due anni fa, sbatteva i pugni sul tavolo della sala stampa dicendo di vergognarsi di una larga sconfitta subita da Ulm.

Un record negativo che rischia seriamente di venir riscritto. Già perché Brescia, nella debacle dello scorso sabato sera contro la Virtus Roma, ha colto la quarta sconfitta di fila tra campionato e coppa. E se la gara contro il Buducnost Podgorica è stata rinviata causa COVID, all’orizzonte c’è una trasferta contro Milano (imbattuta quest’anno) che appare insormontabile: la banda di coach Esposito rischia di appuntarsi al petto una spilla di cui andare poco fieri, a dimostrazione delle grandissime difficoltà che la Leonessa sta incontrando in un avvio di stagione al di sotto delle aspettative.

Già, le aspettative. Iniziamo da queste per spiegare la delusione che ha investito ambiente, addetti ai lavori e tifosi, i quali stanno chiedendo a gran voce l’esonero di Esposito. Decisione che va ponderata dieci, cento, mille volte e su cui la società sta meditando in queste ore. Ed è giusto che sia così, perché un allenatore che porta la squadra dello scorso anno al terzo posto in campionato e a un passo dai playoff di EuroCup non può smettere di colpo di saper fare il mestiere che peraltro ha svolto egregiamente anche in altri lidi. Sia chiaro, non si vuole giustificare il coach casertano che ha le sue responsabilità come tutti, ma aspettative molto alte (dovute anche al cambio di proprietà) stanno semplificando e distorcendo una situazione che è invece complessa ed articolata. Uno scenario per certi versi simile a quello di due anni fa, quando arrivando da una annata galvanizzante e col il nuovo palazzetto, a Brescia si puntava molto in alto, venendo poi investiti da risultati mediocri. Allo stesso modo, in questa stagione, gli investimenti fatti dal presidente Mauro Ferrari per rilevare la società prima e per fare il mercato (per la prima volta in assoluto sei stranieri dall’inizio) poi hanno fatto lievitare le quotazioni di Brescia, data da tutti come candidata ai playoff, possibilmente col primo turno con fattore campo a favore.

E invece no. Brescia si schianta di testa contro uno scadente record di tre vittorie su undici uscite (2-4 in campionato, 1-5 in EuroCup). Un bottino magro, magrissimo, e se in Europa la cosa può anche essere giustificata dal valore degli avversari (detto che a Malaga la squadra non è scesa in campo e a Bar è stato anche peggio, mentre l’unica vittoria è arrivata all’overtime al termine di una sfida tiratissima con Ulm), in campionato la situazione è più preoccupante. Alla sconfitta onorevole contro la Virtus Bologna si affiancano gli insuccessi contro Varese (in piena tempesta post cambio allenatore), Reggio Emilia (con un parziale clamoroso subito nel secondo tempo) e Roma (le cui vicende societarie problematiche sono note). E anche qui le vittorie sono arrivate in modo rocambolesco, andando molto avanti su Treviso e Trieste e rischiando (in particolare con i veneti) la clamorosa rimonta. Tutti campanelli d’allarme che devono far riflettere lo staff tecnico e i giocatori, i quali paiono un gruppo comunque coeso.

Quando si parla di Brescia quest’anno si parla di povertà della fase difensiva. In realtà in campionato la Leonessa è sesta tra le squadre della LBA per defensive rating, davanti a squadre come Venezia e Sassari. Il vero appunto, che tornerà più avanti, è relativo alla mancanza di fisicità, che si traduce spesso in una posizione difensiva scorretta o nella perdita di ritmo di gioco in determinate situazioni, che porta i giocatori bresciani a reagire tardi agli schemi avversari. Le difficoltà di Ristic sono evidenti, sia nei giochi a due che a rimbalzo, ma sono comunque ben mascherate da una compagine che, soprattutto a difesa schierata, fa il suo.

I veri problemi, per la Germani, si hanno nella metà campo offensiva. L’offensive rating dei lombardi è il quarto peggiore del campionato: Brescia quando attacca è una squadra tremendamente lenta, prevedibile, con poche idee e in grado di costruirsi pochi vantaggi. Ricollegandosi alla mancanza di fisicità, in attacco spesso la si nota nei pick&roll, laddove i blocchi vengono portati non con la convinzione di sacrificare il proprio corpo per il portatore di palla. Altro dato che dimostra questa mancanza di energia nella metà campo avversaria sono i rimbalzi offensivi, dove Brescia è penultima (6.7 a partita) davanti alla sola Roma. Meno carambole in attacco non significano, purtroppo per Brescia, meno punti subiti in transizione, dove la Leonessa è stata strapazzata sia da Reggio che da Roma (subendo parziali incredibili, vedasi anche Levallois, nei momenti topici di gara, compromettendola) e dove ha anche perso la gara con Bologna. Poca circolazione e spazi alle volte coperti male portano a un alto dato nelle palle perse: Brescia è la seconda squadra del campionato per turnovers (14.8 a gara), dimostrazione che Esposito non ha impresso ai suoi ragazzi una idea chiara di gioco, che appare spesso fin troppo lezioso, per non dire improvvisato, oltre che desideroso di distribuire i tiri in maniera fin troppo “democratica” tra tutti i giocatori.

Questa caratteristica può essere un vantaggio in alcuni casi, ma non se disponi in rosa di giocatori del talento di Chery e Crawford, non riuscendo a sfruttarli. L’ex Cremona in particolare è uno dei flop principali di questa stagione, non tanto per gli errori ma per le pochissime responsabilità offensive che gli sono affidate. Lavorare più per lui in attacco e meno per effettivi con minori qualità offensive (Burns, Moss, Vitali, Cline) deve essere un imperativo dello staff tecnico. Questo ha un doppio effetto: oltre che dare la palla in mano in situazioni favorevoli a uno dei giocatori più talentuosi, lo responsabilizza. In questo senso le rotazioni di Brescia in questa stagione sono troppo ampie: dieci, undici, a volte dodici giocatori a referto, in contesti di equilibrio o in cui devi azzannare l’avversario e mandarlo al tappeto, è un lusso che Brescia al momento non può permettersi, non tanto per le qualità degli interpreti quanto proprio perché i violini di maggior pregio dell’orchestra devono essere liberi di suonare insieme per un numero sufficiente di minuti. In questo senso stabilire gerarchie e regolare minuti e rotazioni di conseguenza è indispensabile per Brescia, a prescindere dai problemi di roster che infortuni o COVID possono portare (e hanno portato).

Gli infortuni e la situazione contingente hanno sicuramente azzoppato la Leonessa, che si trova a dover fronteggiare anche il passare di anni di alcuni giocatori un tempo determinanti: Moss ha classe ma sul primo passo spesso pecca, Sacchetti fa il suo mentre Vitali non si è ancora calato con convinzione nel suo nuovo ruolo in uscita dalla panchina. Anche per Burns gli anni passano, e il giocatore esplosivo ammirato a Cantù sembra essersi perso a Milano dopo due stagioni senza giocare, peccando a volte nell’eseguire correttamente anche un semplice tagliafuori.

Concludendo, giocare in questo periodo non è facile per nessuno, specialmente per una squadra che quasi mai è stata al completo e lavora assieme da metà settembre. Ma Brescia non può essere questa, non può essere così brutta e triste, per rubare un termine utilizzato dalla presidentessa Bragaglio. Se continuerà ad esserlo starà alla dirigenza prendere i dovuti provvedimenti, perché sopra il PalaLeonessa aleggiano già i papabili nomi degli eventuali successori di Vincenzo Esposito. Il Diablo deve rispondere ora o mai più, imprimento un cambio di marcia tecnico e mentale a un gruppo che di talento non è privo. Se poi sarà sconfitta al cospetto dell’Olimpia, pace. Ma che sia un ko onorevole.

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