Jason Burnell, il guerriero dalla Terra dei Cachi

Il rookie di Cantù raccoglie i suoi pensieri sulla sua prima stagione da professionista e sulla pandemia che ne ha stoppato il finale con il nostro corrispondente Carlo Perotti

di Carlo Perotti

Jason Scott Burnell viene da DeLand piccola cittadina della Florida a metà strada fra Orlando e Daytona Beach fondata da mister Henry Addison DeLand magnate del bicarbonato di sodio e conosciuta per i cachi selvatici che crescono attorno alle sorgenti naturali del fiume St.John’s  “Stabilirmi in una piccola città come Cantù è stato qualcosa che mi è piaciuto. La mia città natale è pure piccola quindi mi sono sentito come a casa e i fan così appassionati di basket mi hanno fatto amare Cantù ancora di più: è stato molto più facile adattarmi” cosicché per il rookie da Jacksonville State scovato da Daniele Della Fiori la scorsa estate è iniziata la sua prima esperienza al di là dell’oceano “ Lo stile di vita europeo dentro e fuori dal campo è molto diverso da quello a cui sono abituato in America. Ci sono voluti alcuni aggiustamenti ma una volta che mi sono abituato poi sono stato bene. Il gioco di piedi e la fisicità del gioco sono diversi e sicuramente mi ci è voluto un po’ più di quanto avrei voluto per adattarmi a quegli aspetti del gioco. Adoro quanto puoi essere fisico in Europa perché mi piace esserlo sia nel gioco offensivo che difensivo”.

L’ala di Cantù è stato uno dei molti esordienti scelti da una San Bernardo-Cinelandia dal budget assai limitato che ha scelto di puntare su giovani affamati – sia italiani come Pecchia o Simioni che americani – invece che puntare su giocatori più esperti ma di basso livello e con minore upside, uno dei lavori iniziali di Cesare Pancotto è stato quello di fornire le giuste informazioni e motivazioni ad un gruppo così entusiasta ma pure inesperto “ Indipendentemente dall’età, tutti nella squadra avevano in mente un obiettivo ed era quello di vincere. Abbiamo giocato e lavorato tutti molto duramente in allenamento per cercare di raggiungere questo obiettivo. Coach Pancotto ci ha spinto a lavorare sodo ed a fare del nostro meglio ogni volta che abbiamo giocato. Essendo una squadra giovane avevamo una grande energia e giocavamo sempre molto duramente”.

Burnell consolato dopo la sconfitta con la Fortitudo

Nella stagione da esordiente di Burnell la svolta è stata la sfortunata gara casalinga con la Fortitudo Bologna – una gara molto sentita dei tifosi per via della rivalità con la Fossa dei Leoni – in cui l’ala ha giocato una gara straordinaria chiudendo con 29 punti, 7 su 9 da due e 5 su 5 da tre che però non riuscì ad evitare una sconfitta beffarda e cocente col giovane Jason che restava a metà capo in lacrime ed inconsolabile nell’abbraccio dei suoi compagni “L’unica cosa che ricordo di più di quella partita è stato perdere all’ultimo tiro. Mi sentivo come se avessi deluso i miei compagni di squadra alla fine della partita ma so di aver dato tutto ciò che avevo in attacco e difesa. Odio perdere e per me giocare una partita così bella e perderla mi spezzò il cuore. Quella partita però mi ha dato molta fiducia e sapevo che avrei continuato a giocare ad alto livello” ed in effetti da quel momento il livello di confidenza e la capacità di incidere sulle partite crebbe notevolmente in una squadra che non solo era in linea per raggiungere la salvezza – l’obbiettivo e fine ultimo della dirigenza – ma pure di poter lottare per i playoff quando, appena dopo la final eight di coppa Italia e la pusa er la Nazionale il mondo – e non solo quello del basket – si è come cristallizzato nel terrore di un nemico invisibile “Mi dà ancora fastidio e sono molto arrabbiato per non essere riuscito a finire la stagione, stavamo spingendo per entrare nei playoff e stavo vivendo un buon anno da esordiente. Non riuscire a finirlo fa davvero male, ma so che Dio ha un piano più grande e migliore e sto solo seguendo il suo percorso. Alla fine della giornata, la salute e il benessere degli altri è più importante del basket

Per Jason inizia un lungo periodo di lockdown prima in Italia e poi in Florida dove è tornato dopo aver ricevuto il permesso dalla società “Il blocco in Italia è stato molto noioso, sono rimasto chiuso nel mio appartamento a giocare ai videogiochi tutto il giorno. L’unica differenza tra il blocco in Italia e qui è che ora sono con la mia famiglia. Tutto è ancora chiuso e possiamo solo uscire di casa per andare a mangiare o per le emergenze ma invece di stare da solo come se fossi ancora in Italia almeno sono qui con la mia famiglia” ma il blocco dovuto al Covid-19 porterà nel futuro anche serie conseguenze economiche ed i budget delle squadre professionistiche saranno certamente più asfittici andando a colpire anche le offerte per i giocatori professionisti, inoltre il rischio della trasmissione della malattia potrebbe cambiare radicalmente anche l’approccio mentale degli sportivi “Cerco di non pensarci, la situazione è fuori dal mio controllo e cerco solo di pensare positivo e lavorare sodo. Questa pandemia è nelle mani di Dio e solo lui è la mia guida così confido nel suo piano in una crisi come questa. Tutto passerà e qualunque cosa accada lo accetterò e andrò avanti con una mentalità positiva. Questo è tutto ciò che posso fare: inutile arrabbiarmi per qualcosa che è completamente fuori dal mio controllo”.

Una carriera, quella di Jason Burnell, appena iniziata ma molto promettente per le sue doti fisiche – due metri per 100 chili – e tecniche che ne fanno un giocatore eclettico con la capacità di giocare in entrambi  ruoli di ala e poco appariscente ma estremamente efficace ed utile alla causa della squadra, nella sua stagione da rookie ha viaggiato a 11.7 punti, 5.2 rimbalzi a partita in quasi 27 minuti di impiego medio con il 61.8% da due, il 34% da tre e 72% dalla lunetta. Ottime statistiche che non spiegano a fondo la grande energia e positività che ha sempre messo in campo tanto che nei sogni dei tifosi un suo ritorno – così come quello di gran parte di questa squadra che con la sua passione ha convinto la tifoseria – sarebbe una ciliegina sulla torta per una società che con grande abnegazione e spirito del lavoro sta facendo gruppo per affrontare la tempesta che sta investendo la pallacanestro italiana e mondiale. Ma Burnell se la sentirebbe di fare una scelta di cuore e tornare a Cantù per finire il lavoro interrotto a metà da questa drammatica pandemia o farà una scelta razionale basata sulla sua carriera? “Tengo aperte tutte le mie opzioni, la cosa buona dopo il genere di stagione che ho avuto è che mi sono messo in una posizione in cui avrò diverse opzioni e delle decisioni difficili da prendere. Ho due agenti che lavorano duramente per me e mi fido completamente di loro. Ho adorato Cantù, specialmente i tifosi ma prenderò una decisione che sarà la cosa migliore per la mia famiglia e il mio futuro, sono grato che Dio mi abbia dato l’abilità di giocare a basket ad un livello così alto e questo sport mi ha portato in posti che non avrei mai immaginato. Continuerò a lavorare sodo e mi preparerò per la prossima stagione e ovunque andrò a giocare prometto che non otterranno altro che un vincente e qualcuno che lavorerà per migliorare ogni giorno e spingere i compagni di squadra a dare il massimo”.

Una cosa è certa: ovunque la carriera di Jason Burnell andrà a evolvere di sicuro a Cantù avrà un luogo che potrà chiamare per sempre “Home”.

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