Kulboka: “In Lituania il basket è una religione”

Kulboka: “In Lituania il basket è una religione”

Il prospetto NBA ex Orlandina parla a pochi giorni dal draft.

di La Redazione

Il prospetto NBA lituano Arnoldas Kulboka, visto recentemente in Italia con la maglia della Betaland Capo D’Orlando, ha parlato a Hoopshype a pochi giorni dal draft di giovedì notte.

Molti siti specializzati lo danno a metà del secondo giro ed è già stato visionato da Lakers e Nuggets che hanno, rispettivamente, le scelte al secondo giro n°47 (i gialloviola) e n°43 e n°58 (Denver).

“La pallacanestro è come una religione in Lituania”, ha esordito. “Quando avevo 2 o 3 anni già giocavo tirando nel canestrino dietro casa. A 6 anni i miei genitori mi hanno iscritto nella società del mio piccolo paese. Ora sono già un professionista e partendo da quel paesino con meno di mille anime non è stato così facile come sembra”.

Ovviamente chiamato in causa con un parere sui fratelli Ball in Lituania ha tuonato senza peli sulla lingua: “Sono arrivati nella squadra peggiore del campionato, ma non erano pronti per giocare né in difesa né contro un gioco fisico, tuttavia è stata una grande mossa mediatica per il Vytautas”.

Kulboka si era dichiarato al draft anche lo scorso anno, salvo poi togliersi dagli iscritti pochi giorni prima perché non si sentiva pronto. Poi ha scelto l’Orlandina: “Quest’anno giocato nella massima serie italiana mi ha permesso di mettere su muscoli e di migliorare in difesa dove ero assai in difficoltà. Giocare contro giocatori esperti ti permette di crescere in fretta, e ora mi sento maturo”, ha ammesso.

Ammira Joe Ingles e Bojan Bogdanovic con i quali condivide il passato di giocatore in Europa e, a detta sua, giocano anche in modo similare a lui.

Tornando alla sua esperienza siciliana, parla anche di Eric Maynor, altro ex giocatore NBA che ha voluto dargli consigli durante gli ultimi mesi passati assieme: “Mi ha detto di continuare a lavorare sul mio gioco. Sa che sono un buon tiratore, però non basta: devo continuare ad allenarmi e non perdermi d’animo se sbaglierò più tiri del previsto. E poi mi ha consigliato di rimanere concentrato sui miei obiettivi senza farmi distrarre dal resto”, ha ricordato Kulboka.

L’unica cosa che lo preoccupa dell’eventuale trasferimento negli States è il fuso orario, perché per il resto passerà molto del suo tempo in palestra per cercare di migliorare il più possibile. I viaggi in aereo in giro per gli States non lo impensieriscono, visto che per tutta la stagione con la Betaland doveva prendere l’aereo per qualsiasi trasferta sia italiana che, ovviamente, europea.

“Della stagione in Sicilia sono contento per il fatto di aver avuto un minutaggio alto, era ciò che volevo quand’ho deciso di firmare con Capo d’Orlando. La decisione è arrivata di comune accordo con Bamberg, che detiene il mio cartellino, perché il campionato italiano è solido e ha un buon livello di gioco. Inoltre ho potuto giocare anche la Champions League, cosa che mi ha permesso di confrontarmi con giocatori e squadre di alto livello”.

In conclusione il giornalista lo incalza chiedendogli come sia possibile che in una famiglia di gente di statura medio-bassa lui è oltre 2 metri, ma lui risponde ridendo: “I miei genitori spesso scherzano dicendo che probabilmente sono il figlio del vicino”.

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