La Virtus Bologna ai raggi X:obiettivo riscatto tra tradizione e futuro

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La Virtus 2013/2014 Il futuro è solo il ricordo di uno stupendo passato …. così afferma un misconosciuto poeta italiano e così si potrebbe motteggiare intorno a questa nuova stagione della Virtus Bologna .Mai come quest’anno pubblico, ambiente e società paiono orientate a recuperare quella Tradizione, che – senza scomodare Elèmire Zolla per quisquilie sportive – è identità e orgoglio di appartenenza a una storia gloriosa, il cui filo si era un po’ perso nei meandri di alcune stagioni infelici, su tutte quella disgraziata del 2012/2013. Chiuso il decennio di Claudio Sabatini, almeno a livello sportivo dato che la Fondazione è ancora nelle mani del salvatore del 2003, si riparte da Renato Villalta: la bandiera, la storia appunto;  oggi, uomo di successo anche in altri campi, il che ha portato qualche soldino in più nelle casse bianconere, su tutti quelli di Granarolo, sponsor storico e legato a tanti successi proprio quando il nuovo Presidente era sulla sua “mattonella” a vincere scudetti e coppe. In tutto questo c’è, ovviamente, il lato tecnico e sportivo, che è fatto di una squadra intrigante, giovane e votata all’attacco, costruita dalla logica e sapiente mano del nuovo DS Bruno Arrigoni. L’ex-numero uno di Cantù ha messo in mano al confermato Bechi una creatura tutta da scoprire, che ha sicuramente negli esterni i suoi punti di forza, tra Matt Walsh, leader emotivo designato, e gli ultimi due MVP della Legadue Hardy e Ware, e nei lunghi le scommesse. Da Motum, alla prima stagione pro dopo il college, ai due centri caraibici Shawn King e Jerome Jordan. Il collante, paradossalmente, sono chiamati a farlo i giovani: Gaddefors, Landi e soprattutto il neo capitano Imbrò, il più giovane della storia bianconera. Sperando che non gli tocchi la “maledizione del capitano”: dopo Pelussi, Di Bella e Koponen anche Poeta è stato vittima della scure sugli ingaggi ed è fuori squadra, in tipico stile sabatiniano. Ah no, scusate…qualcosa è cambiato. Non tutto però, ma per ora l’entusiasmo del pubblico premia Villalta, poi come sempre sarà il campo a determinare la consistenza del credito e delle ambizioni. PRONOSTICO BASKETINSIDE – best case scenario: tra terzo e quinto posto e mina vagante dei playoff. Worst case: ottavo-decimo posto e stagione di picchi e abissi.

PLAYMAKERS

Casper Ware (USA): 178 cm, 79 kg, nato il 17/10/1990 Statistiche: 35,4 minuti,  20,6 punti, 4,8 assist, 20,3 valutazione (Novipiù Casale Monferrato) Il “fantasma” è arrivato dopo un lungo tira e molla tra lui e Venezia che lo aveva pre-acquistato. Le doti sono note: carattere da riempirci Piazza Maggiore, sfuriate offensive e sinistra tendenza a mettere i canestri che contano. Al contempo il playmaking è quello classico dei tipini come lui: prima si vede se si può tirare, poi si passa. Il salto di categoria potrebbe punirlo, soprattutto sul lato fisico, ma compagni migliori ed ugualmente dotati potrebbero pure farlo crescere. Il precampionato lo ha visto sottotono, ma questo ne ha pur sempre messi 40 in faccia al Barba Harden e Metta World Peace. Basket d’estate e difese degne di quella del Bologna calcistico. Ma io non li avrei messi, non so voi. Metà del destino bianconero passa da lui. Se gira ci si diverte. Matteo Imbrò (ITA): 192 cm, 82 kg, nato il 12/02/1994 Statistiche: 18 minuti, 4,9 punti,  1,3 assist, 36,8 % da 3 punti Il neocapitano è uno dei pochi superstiti della disastrosa stagione passata. Ed è stato pure uno dei pochi a salvarsi, mostrando lampi di talento e maturità da giocatore di livello superiore. Lampi, però. Perché diventino una tempesta vera e propria quest’anno bisogna far qualcosa di più, evitando di proteggerlo eccessivamente dietro al paravento della giovinezza. Drazen Petrovic, per dirne uno, a 20 anni vinceva coppe europee da solo. Ora, non siamo nemmeno per sbaglio a quel livello, ma è il momento per il salto di qualità. Matteo ha le spalle larghe e una preseason non brillantissima gli è servita per lavorare sul versante atletico. Se ciò pagherà avremo un gran bel giocatore per l’oggi e per il futuro.

GUARDIE

Dwight Hardy (USA/CON): 186 cm, 89 kg, nato il 09/12/1986

Statistiche : 31,1 minuti, 16 punti, 58% da 2 punti,  1,6 recuperi (Avellino/Barcellona Pozzo di Gotto) Da Basketcity a Basketcity: ecco l’ideale percorso della guardia titolare designata delle V nere 2013. Newyorkese fino al midollo e una storia personale travagliata alle spalle, come tanti colleghi from the ghetto, ma soprattutto la capacità di segnare in tanti modi: forte e sicuro nel traffico, preciso da fuori. E buon difensore, a dispetto di una taglia ridotta. La sensazione, confermata anche in preseason, è che sarà il giocatore da cui andare per avere punti sicuri nell’arco dei quaranta minuti. Un tipo affidabile insomma, che in più vuol dimostrare che questo è il suo livello dopo il mezzo disastro di Avellino. E a Bologna come a NY, if u can make it here, u can make it everywhere. Matti Walsh (USA): 199 cm, 93 kg, nato il 02/12/1982

Fonte: wikipedia
Statistiche: 33.6 minuti, 18,9 punti, 9,7 rimbalzi, 4,1 assist (Brose Bamberg Basket/Spirou Charleroi) Senza dubbio Matt “il playboy” Walsh è il giocatore più talentuoso del lotto o almeno quello che nella sua carriera europea ha dimostrato di più, anche per ovvie ragioni anagrafiche. Tecnicamente sa fare tutto piuttosto bene specie in attacco, ovvero segnare da qualunque posizione, andare a rimbalzo e inventarsi assist immaginifici, anche se per quelli deve avere compagni svegli a riceverli, pena la palla in parterre. Ma il lato che conterà ancora di più sarà quello emotivo: sui compagni, sarà il “capitano ombra” e il collante tra americani ed europei, e sugli avversari. Non è infatti un mistero che ami la battaglia e gli ambienti caldi, in cui si esalta con sfuriate offensive che ha regalato anche nelle amichevoli estive. Da non sottovalutare il rapporto con Bechi, che lo ha fortemente voluto, dopo averlo allentato in Ucraina in passato.

ALI

Viktor Gaddefors (SVE): 201 cm, 91 kg, nato il 08/10/1992 Statistiche: 19,7 minuti, 5,6 punti, 3 rimbalzi, 67,2 % da 2  Per lo svedesino siamo giunti all’anno della verità. Sin qui infatti abbiamo visto una gazzella, tanto esplosiva, quanto timida. Quest’anno, in mezzo a tante personalità forti, dovrà definitivamente uscire dal guscio e trovare la continuità sin qui mancata. Questo non significa prendersi più tiri, anche perchè verosimilmente non gliene rimarranno molti con i compagni che avrà intorno, quanto piuttosto fare tutto con più sicurezza, magari assumendo un ruolo guida in difesa, dove attitudini e fisico gli possono aprire le porte di una carriera di ottimo livello come specialista. Bechi gli ha lasciato il quintetto e forse anche qualche minuto da ala forte. Ora tocca a lui. Simone Fontecchio (ITA) 201 cm, 93 kg, nato il 09/12/1995 Statistiche: 12,8 min, 2,7 punti, 42% da 2  C’è tantissima attesa intorno al cinno, prodotto del vivaio e firmato da professionista per 5 anni. Il perchè è presto detto: esordio in A a 17 anni, già capace di andare in doppia cifra e riconoscimenti internazionali che ne fanno il prospetto italiano migliore della sua annata, su cui già NBA ha gli occhi addosso. Da qui a vederlo subito pronto però ne passa. Sarà la terza scelta nel ruolo (dopo Gaddefors e Walsh), ma la faccia e le doti per conquistarsi minuti anche in un team ambizioso ci sono tutti. Senza fretta, ma si farà.

Brock Motum (AUS): 207 cm, 111 kg, nato il 16/10/1990

Statistiche: 35,3 min, 18,7 punti, 6,3 rimbalzi, 0,8 stoppate (Washington State University) Australiano, biondo, ala forte, rookie. Oltre dieci anni fa la stessa descrizione rispondeva al nome di David Andersen, oggi è questo ragazzone fresco di college, dove da ala forte titolare è apparso un giocatore un po’ lento e non troppo bello da vedere, ma efficace e intelligente. Le amichevoli lo hanno confermato: Brock (nomen non omen, almeno si spera) è dotato di bidimensionalità, mani morbide anche da 3 e senso della posizione. Da rivedere in difesa, ma sembra un duro e uno con tanta voglia di applicarsi e sbucciarsi le ginocchia. Scommessa dal cui esito dipenderà buona parte del destino della stagione bianconera. Aristide Landi (ITA): 203 cm, 103 kg, nato il 01/01/1994 Statistiche: 7,4 minuti, 2 punti, 70% da 2  Altro ventenne della giovane truppa bianconera, prodotto del vivaio. Passa da qualche apparizione dello scorso anno a quarto lungo. Salto triplo carpiato quindi, con tanti dubbi. Se è vero infatti che l’esperienza trionfale dell’europeo di categoria lo ha visto tra i più positivi, a livello senior dovrà mettersi a sedere basso e braccia alte a conquistarsi spazi e fiducia. Il talento c’è, deve dimostrare umiltà e voglia di sacrificarsi, magari rinunciando a qualche tiro da fuori per dedicarsi alle sportellate sotto canestro. Una bella sfida per il potentino che ha l’occasione della vita.

CENTRI

Shawn King (TRI/VIN): 207 cm, 100 kg, nato il 06/06/1982

Statistiche: 28,3 minuti, 15,1 punti, 6,9 rimbalzi, 2,1 stoppate (Sluc Nancy Basketball)  Il centro titolare designato è un giramondo del basket, alla prima esperienza italiana. Viene da un anno di semi-intattività a causa di un brutto infortunio e nelle amichevoli estive si è visto chiaramente, sia in attacco, che soprattutto in difesa, dove in salute sarebbe uno specialista. Lo staff sta lavorando per rimetterlo in condizioni atletiche decenti, ma se non vi dovessero riuscire si aprirebbe una grossa falla nel progetto tecnico bolognese. In caso positivo invece avremmo un giocatore non fenomenale, ma il tipico elemento sul cui impegno, specie nel lavoro sporco, non ci sarebbe mai nulla da dire. Jerome Jordan (JAM): 213 cm, 115 kg, nato il 29/09/1986 Statistiche: 29,8 minuti, 13 punti, 7,7 rimbalzi, 2,1 stoppate Quando vedi giocatori di questo tipo che a 27 anni con quel fisico e quelle doti giocano nella NBDL (la lega di sviluppo NBA), il dubbio che ci sia qualcosa di sbagliato sorge. Parliamo di un fisico da NBA (o da alta Eurolega se preferite), con mani educatissime, da pianista quale il buon Jerome è fuori dal parquet, atletismo e una sorprendente rapidità. Aggiungeteci una discreta tecnica, con tanti movimenti offensivi e tempismo per l’intimidazione difensiva, anche se ha la tendenza a fare qualche fallo di troppo. E quindi qual è il problema? Lo scopriremo solo vivendo pare, ma se sta lì con la testa (e con la linea) rischia di essere un tantino dominante in Italia. Ha preso il 23 come numero. Alzi la mano chi con quel cognome e un contratto pro da cestista ne sceglierebbe un altro.

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