[ESCLUSIVA] Massimo Raseni: “Servono ristori per il basket. Dalla Germania esempi di buona pianificazione”

Abbiamo fatto due chiacchiere con l’esperto di pallacanestro Massimo Raseni, affrontando un tema non facile, eppure d’obbligo in questo momento: la ricaduta economica dell’attuale crisi sulla palla a spicchi…

di Mitja Stefancic

Dopo appena un paio di squilli la voce di Massimo Raseni risponde prontamente al cellulare: “come dici di chiamarti? Telefoni da Trieste… beh, allora ti saluto in sloveno. Da vent’anni vivo a Biella, ma conosco molto bene la realtà triestina, dove all’inizio della mia carriera ho allenato le giovanili della squadra locale dello Jadran”.

Innanzitutto, come descriverebbe l’attuale situazione, tutto fuorché ordinaria, in cui si trova il basket?

La situazione è difficoltosa ovunque. Riguarda qualsiasi attività sportiva. Il calcio si trova in difficoltà, figuriamoci il basket. Per questo motivo, in assenza del pubblico nei palasport, è sensato chiedere dei ristori ovvero degli aiuti finanziari di sostentamento al Governo. Anche perché la copertura mediatica (televisiva, oppure quella dei siti sportivi su internet) non garantisce le entrate sufficienti ai singoli club.

Una situazione dunque complessa dal punto di vista finanziario…

Le difficoltà possono essere tamponate dai mecenati di turno, dai presidenti delle società, dai consorzi sportivi che si stringono attorno alle squadre. Ma sono sforzi che non possono durare in eterno. Per il momento la situazione sta in piedi, ma senza il pubblico pagante le società sono decurtate approssimativamente del 15 sino al 20% sulle entrate complessive ordinarie. Dal punto di vista economico sono numeri importanti. Pensiamo poi a società molto seguite come la Fortitudo Bologna, la Virtus Bologna oppure la Pallacanestro Trieste… Sono piazze che fanno tesoro della numerosa presenza dei tifosi durante le partite.

Ci sono altri problemi che stanno venendo a galla a seguito della crisi Covid-19, che ormai dura da mesi?

Se avessimo saputo puntare con lungimiranza sui settori giovanili e sulla valorizzazione dei giovani talenti nelle nostre società avremmo potuto certamente disporre di qualche risorsa in più, anche economica, in un momento così difficile. Faccio solo un esempio del passato, che ho potuto osservare da vicino: quando a metà degli anni Novanta l’Auxilium Torino vendette Alessandro Abbio alla Virtus Bologna ricevette un compenso economico che le ha permesso di finanziarsi per le seguenti due stagioni. Ma potrei citare altri esempi. Si pensi alla cessione redditizia di Rusconi quando da Varese passò a Treviso nei primi anni Novanta… Sono situazioni difficilmente ripetibili ai giorni nostri.

Mi sta dicendo che mancano anche allenatori capaci di azzardare mettendo giovani promesse in campo nei momenti clou delle partite… Torna in mente un certo Bogdan Tanjević dell’era Stefanel…

Purtroppo il tempo dei vari Tanjević è passato. E lo sottolineo dieci volte con rammarico: purtroppo! Da noi si fa in questo momento fatica a conseguire certi risultati con i giovani, che magari si possono vedere in altri Paesi. Non limiterei la mia riflessione solamente alla pallacanestro. Basterebbe considerare la vicina Slovenia. Ci meravigliamo che dalla Slovenia arrivino i vari Roglič, il portiere dell’Inter Handanović, e ovviamente tanti giovani talenti del basket nati e cresciuti in Slovenia. Sa qual è uno dei motivi alla base degli eccellenti risultati nell’ambito sportivo? Una buona educazione fisica, a partire dalle scuole.

Tornando al discorso economico, quanto pesa la situazione attuale sugli ingaggi dei giocatori?

Non poco. Già nella scorsa stagione la Lega basket, l’associazione dei giocatori e l’associazione dei procuratori hanno concordato una riduzione degli ingaggi, con una decurtazione più o meno del 20%. Tutti ci auguriamo che i campionati non si fermino, bensì proseguano, e che la situazione possa tornare quanto prima alla normalità. Eppure allo stesso tempo c’è da augurarsi che le società abbiano vagliato ogni possibile ipotesi, comprendendo queste tematiche all’interno della loro pianificazione.

Ciò vale altresì per i principali club europei, quelli economicamente più solidi?

Presumibilmente l’Armani Milano continuerà ad avere budget importanti. Lo stesso dicasi per altre realtà con mezzi economici poderosi, pensiamo al Cska delle risorse illimitate, all’Efes eccetera. In altri posti ci sono invece realtà non meno importanti nel panorama europeo, che nella pianificazione hanno però deciso di ridurre il loro budget. Il Bayern Monaco l’ha diminuito del 30%, l’Alba Berlino ancor di più. Eppure sono, queste, società che pianificano veramente bene. Fanno parte di una federazione cestistica – quella tedesca – che già in passato ha saputo unire tutte le componenti principali della pallacanestro, dandosi delle regole precise e seguendole a puntino. I buoni risultati ne sono la conseguenza.

Dovremmo prendere qualche lezione dai tedeschi?

In Germania hanno abbassato già in passato gli stipendi, che sono però garantiti per tutti coloro che giocano ed operano professionalmente nel settore. Già una quindicina d’anni fa hanno saputo investire negli impianti sportivi: adesso dispongono di impianti sportivi molto funzionali. Hanno capito l’importanza del marketing, assumendo tanti professionisti nel settore del marketing della pallacanestro. È così che si raggiungono la solidità e la continuità del sistema cestistico.

Viceversa, è triste pensare che da noi solo qualche settimane fa è fallita una realtà importante come la Virtus Roma. Anche questo caso ci fa capire l’importanza della programmazione nel medio-lungo termine e di poter disporre di un sistema veramente coeso, da cui tutti possono trarre beneficio, soprattutto nei momenti difficili.

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