Messina: “Non sarò un dittatore. I risultati sono figli dei comportamenti personali”

Messina: “Non sarò un dittatore. I risultati sono figli dei comportamenti personali”

Il nuovo coach e capo dell’area tecnica dell’Olimpia si presenta

di Stefano Bartolotta

Ettore Messina si è presentato alla stampa nella sede dell’Olimpia Milano d Assago. Ecco un sunto della sue parole”

“Ringrazio per questa enorme opportunità il Sig. Armani e il sig. Dell’Orco, è stata una richiesta importante da parte di una proorietà appassionata di una società con un grande passato e, speriamo, un miglior futuro. Si dice che ci sia stato interesse da parte loro anche in precedenza, ma io non sono mai stato contattato prima, avevo avuto solo dei brevi colloqui con Livio Proli nel 2011. Era arrivato un momento in cui mi sarebbe piaciuto di tornare ad allenare dopo aver fatto l’assistente di coach Popovich. Non nego che la cosa più importante sia stata la possibilità di portare avanti le cose nel modo in cui ritengo che vadano fatte con le persone in cui credo. Non è una questione di voler avere il controllo o di essere un dittatore coreano, ma è l’idea di poter lavorare con le persone di cui mi fido, in modo da discutere e arrivare a una posizione comune, anche in seguito a dei dissensi. Quando sono andato a lavorare con coach Popovich, l’ho fatto anche lì per lavorare con certe persone, e con un’organizzazione che è un esempio del fare le cose insieme e con valori alti. Vorrei da subito eliminare ogni collegamento tra il non aver fatto il capo allenatore lì e aver deciso di fare questa cosa qui, perché non sono cose collegate. Però insisto a dire che non avrei accettato solo di allenare, ma mi piaceva l’idea di poter scegliere le persone. Poi, però, quando le avrò scelte, io farò l’allenatore, come fa Popovich a San Antonio, dove ha le persone di sua fiducia che fanno le cose, salvo un suo diritto di veto, che io spero di non dover mai esercitare, perché avrò già abbastanza problemi ad allenare la squadra. Stiamo parlando con alcune persone e presto spero che avremo una persona operativa, fermo restando che ora la macchina sta camminando con le persone che ci sono ora. Stiamo anche valutando l’idea di portare un assistente americano, visto che c’è il posto libero lasciato da Cancellieri”.

“Ci sono dei passi fisiologici che andranno fatti, ma vorrei che fin dal primo giorno la squadra entrasse in campo e giocasse andando nella direzione giusta. Non credo che sia utile guardarsi indietro, questo è il giorno 1 e quello che bisogna fare è quello che va fatto in tutte le suadre del mondo: difendere come matti, passarsi la palla e prendersi le responsabilità. Non lo dico io, lo dice la storia, tutte le squadre che hanno vinto hanno avuto queste cose. I risultati sono una conseguenza dei comportamenti delle persone, come si allenano, come rispettano se stessi, gli avversari e il gioco, se certe cose non succedono, è un problema. Il campionato italiano è competitivo e se non sei preparato e non ci metti il massimo dell’impegno rischi di perdere con tutte le squadre. L’EuroLega è competitiva, anche se molti giovani preferiscono giocare in NBA o nella Lega di sviluppo, le arene sono piene e le Final Four sono una cosa bella. Nessuno in Europa studia abbastnza i cosiddetti performance group delle squadre NBA, ovvero chi studia i carichi di lavoro, l’alimentazione e cose collegate per far sì che i giocatori rendano al meglio in un calendario con un numero di partite molto elevato. Io cercherò di approfondire, coi contatti che ho ancora, questo aspetto che per me è importantissimo”.

“La mia idea sulla squadra è che, col budget che si ha, si possono ingaggiare più giocatori di medio livello, oppure pochi giocatori di alto livello. questa è una riflessione che stiamo ancora facendo. Io ho iniziato ieri a parlare coi giocatori, e oggi parlerò con altri, solo dopo che avrò parlato con tutti potrò farmi un’idea su cosa sarà utile per la squadra. Ovviamente con Della Valle avevo già parlato, prima che lui facesse il suo annuncio della permanenza per la prossima stagione. Non credo che comunue sia ipotizzabile arrivare qui e ribaltare tutto, ci sono anche delle situazioni favorevoli in essere, e poi, come dicevo, io non voglio dare giudizi su chi non conosco. L’importante, come dicevo, è giocare nella giusta maniera, difendendo, buttandosi per terra, e passandosi la palla. Lo dicono gli dei del basket, e se a noi non succederà fin dal primo momento, avremo un problema”.

“A San Antonio ho imparato che ci vuole equità, nel senso che tutti devono essere rispettati allo stesso modo, e che più bravo sei, più responsabilità ti devi prendere. Il rispetto per tutti deve andare al di là della forma, e questo ha arricchito me e la mia famiglia, proprio a livello di crescita personale. Avrei potuto stare lì ancora qualche anno, ma sono venuto qui perché vorrei che queste cose accedessero anche qui, e che queste cose venissero dette il giorno in cui io non dovessi essere più qui. E spero anche di riuscire ad avere la capacità di essere meno ossessivo e di godermi anche il percorso, e di mettere nella giusta prospettiva il risultato sportivo, per essere un miglior allenatore per i miei giocatori e per l’Olimpia Milano”.

“I social sono come le pistole, ovvero sono uno strumento che può essere buono o cattivo a seconda dell’uso che se ne fa. Non mi piace l’idea che, voendo, sia possibile esprimere opinioni mantenendo l’anominato, e non mi piace l’aggressività che c’è in Europa, che è diversa da quella che c’è negli Stati Uniti. Comunque spero che ci si possa parlare tra persone intelligenti e trovare un modo costruttivo di usarli”.

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