Milano: le voci dei protagonisti dopo la conquista dello scudetto

Milano: le voci dei protagonisti dopo la conquista dello scudetto

Riportiamo le dichiarazioni di Simone Pianigiani e di 5 diversi giocatori, rilasciate nel corso di una media session tra conferenze e brevi colloqui individuali

di Stefano Bartolotta

Nella sessione riservata alla stampa organizzata dall’Olimpia Milano il giorno dopo la conquista dello scudetto, erano previste conferenze stampa di Livio Proli e Simone Pianigiani e, successivamente, di Andrew Goudelock e Andrea Cinciarini. Al termine di questi momenti collettivi, ognuno di noi giornalisti ha avuto la possibilità di avvicinare tutti gli altri giocatori per brevi colloqui individuali, e noi abbiamo raccolto le impressioni di Pascolo, Gudaitis e Kuzminskas. Dopo aver pubblicato una selezione di ciò che ha detto Livio Proli, qui di seguito trovate alcuni stralci delle dichiarazioni di Pianigiani e dei giocatori sopra menzionati.

Simone Pianigiani
Per me è stato già importante vedere come si allenavano i giocatori in agosto, ho subito capito che erano tutti entusiasti di far parte di questo nuovo corso. In generale, ho capito di essere arrivato nel posto giusto perché non c’era un ambiente depresso per com’era finita l’anno scorso. Adesso c’è la soddisfazione di essere pienamente dentro questo progetto, per il quale ogni giorno si vuole fare qualcosa in più sotto tuti gli aspetti. Ci tengo a dire anche che in una stagione come questa, in cui si giocava ogni due giorni, con giocatori quasi tuti nuovi, la maggior parte dei quali non avevano mai giocato insieme, né tra loro, né con l’allenatore, e con infortuni che abbiamo avuto all’inizio, se fossimo arrivati a dicembre senza problemi, ci sarebbe stato qualcosa che non andava, e visto che qualcuno ha avuto voglia di far partire i processi già a ottobre-novembre, c’è stato qualcosa che non è andato. Se a dicembre non avessimo avuto problemi, io sarei stato preoccupato, perché ne avremmo avuti dopo. E immaginatevi tra un anno, con 18 squadre sia in Italia che in Eurolega, con 7 o 9 doppi turni settimanali. Anche il fatto di dare giudizi dopo la Coppa Italia, quello è un momento, un cogliere l’attimo, se lo vinci è un trofeo importante e dà soddisfazione, ma non può mai portare a giudizi, né se lo vinci, né se lo perdi. Avevo detto ai miei giocatori che quei finali punto a punto in Eurolega ci avrebbero dato il vissuto per vincere in trasferta in campionato, e infatti, nel girone di ritorno, abbiamo vinto a Bologna, ad Avellino, a Cantù. In questa fase della mia vita, più che della mia carriera, ho ancora tanta voglia di fare perché posso confrontarmi con chi gestisce un’azienda come questa, o con un genio come il Signor Armani. Il fatto è che, in altre Nazioni, i giornali evidenziano come sono state perse le partite, mentre qui no. Per l’anno prossimo, intanto vorremmo riuscire a vincere due volte di seguito in Italia, e ieri, quando ho visto 28, ho pensato che la terza stella non mi dispiacerebbe. Però non si può ridurre tutto a vincere o perdere: io sono molto felice di essere qui, delle persone con cui lavoro, dell’aria che si respira, e lo dice uno che quando perde si arrabbia, ma vincere è una conseguenza dei fattori di cui ho parlato ora.

Andrew Goudelock
Non penso che il mio rendimento dei playoff sia dovuto al cambio di assetto della squadra, ma credo che il motivo principale sia il fatto che, come gruppo, ci siamo finalmente conosciuti e abbiamo imparato a fidarci l’uno degli altri, sia in attacco che in difesa. Soprattutto la difesa non è una cosa che dipende dall’assetto della squadra, ma è una cosa che si deve sempre fare. Per il mio futuro, dovrò parlare con il mio agente e con la società, per capire che prospettive ho e quale sia la reale situazione di mercato della squadra. Ci sono state tante voci ma non so quale sia la situazione reale, io posso dire di essere contento di stare a Milano e lo stesso si può dire della mia famiglia, quindi mi piacerebbe rimanere, ma le cose si sapranno nei prossimi giorni, quando parlerò col mio agente e con la società, che, va ricordato, ha un’opzione su di me. Questa è stata sicuramente la stagione più difficile della mia carriera, ho dovuto aver a che fare con cose che non avevo mai dovuto affrontare, sia in attacco che in difesa, ad esempio, personalmente, non ho mai dovuto stare troppo attento a giocare in difesa… Da ora in poi, invece, non verrò più visto come il punto debole difensivo della squadra. Penso che tutto ciò che è successo quest’anno mi abbia reso un giocatore e una persona migliore. Io, poi, sono sempre stato un tipo di persona che, quando vede qualcosa che non va, lo dice, e in più di un’occasione non sono stato zitto e ho chiesto spiegazioni per arrivare quanto più possibile vicino alla verità. Ci sono state tante difficoltà, ma col tempo ci siamo uniti, e nella serie finale, per me i miei compagni di squadra erano come la mia famiglia, e solo tre o quattro mesi fa non potevo dire lo stesso. È stato incredibile. Aver vinto l’MVP della finale è stata giusto la ciliegina sulla torta, ma la torta era il campionato, ed era quello che volevo, l’MVP ha fatto molto più felice mio figlio che me.

Andrea Cinciarini
Per me questa è stata la stagione più bella della mia carriera, perché a Milano si hanno sempre maggiori responsabilità, poi all’inizio sono partito da dietro e, fino a gennaio, rispondevo quando venivo chiamato in causa, ma un conto è farlo quando hai 10-15 minuti a disposizione, un altro quando ne hai 25-30. Dal punto di vista personale, la cosa bella è stata che quando ho iniziato a giocare in un certo modo, la squadra ha iniziato a vincere, e si è cementato un gruppo che all’inizio non era così gruppo. Alla fine, ognuno ha dato qualcosa in più, qualcosa che prima non dava, e anche quando abbiamo perso gara 2 di semifinale, o siamo passati dal 2-0 al 2-2 in finale, eravamo tutti tranquilli e certi che avremmo vinto. Penso che il punto di svolta sia stato che, quando abbiamo toccato il fondo, e intendo Firenze, ci siamo rialzati, abbiamo fatto 20 giorni duri, in cui ci siamo picchiati in allenamento, nel senso positivo dell’espressione, dove era come resistere a quel momento lì, e successivamente, anche quando sono arrivate sconfitte, nessuno ha più avuto paura di non vincere lo scudetto. Ognuno ha capito di avere un certo ruolo, e si è sforzato di portare avanti il proprio ruolo fino in fondo. Noi sapevamo che, in finale, la chiave era vincere le prime due partite in casa, perché poi, anche quando abbiamo perso due volte lì, con parziali nei quali siamo andati completamente nel pallone, eravamo certi che tre volte non ci avrebbero battuti.

Davide Pascolo
Ho cercato di dare sempre il mio contributo, l’anno scorso ho giocato di più ma quest’anno ho avuto l’infortunio all’inizio, da cui ho fatto molta fatica a recuperare. L’importante è che tutti riuscissero a portare qualcosa e siamo riusciti a vincere questo scudetto che ci ripaga di tutto il lavoro. Pianigiani ha detto che rendo meglio con un centro tiratore che mi libera spazio vicino a canestro? Può essere una chiave di lettura, poi però in passato avevo anche giocato con giocatori molto interni, comunque il mio obiettivo è di rendere al meglio in ogni situazione. Non ho accordi con alcuna squadra per l’anno prossimo, ha detto bene il Presidente, settimana prossima ci confronteremo e poi si valuterà.

Arturas Gudaitis
Abbiamo vinto il campionato dopo una dura stagione, e ne sono molto felice. Personalmente cerco sempre di dare il meglio di me, ogni giorno, in partita o in allenamento. Sono contento del fatto che le mie prestazioni siano state d’aiuto per la squadra, questa è la cosa più importante, non le statistiche personali. Adesso so che giocherò qui per altri due anni, ma non intendo rilassarmi, cerco sempre di spingermi oltre i miei limiti, nella pallacanestro non puoi mai rilassarti. Anche il fatto di avere uno staff tecnico che crede molto in me, non mi spinge a rilassarmi, ma a cercare sempre di migliorare. Io e Tarczewski in campo insieme? Dipende anche dalla filosofia del coach, però siamo entrambi molto grossi, e in totale si gioca in cinque, quindi temo che non ci sia lo spazio per un esperimento del genere.

Mindaugas Kuzminskas
Per la prima volta nella mia vita sono andato in una squadra nuova e in un campionato nuovo nel bel mezzo della stagione, e non è stato facile, però questa è una grande società, quindi alla lunga questo mi ha aiutato a essere più paziente, ad aspettare che arrivassero i momenti giusti per me, a ritrovare fiducia in me steso, e quando hai queste cose, le partite buone arrivano. Penso ancora di poter essere utile a qualsiasi squadra sia da ala piccola che da ala forte, a seconda del sistema e degli avversari, mi piace giocare da ala piccola perché così posso sfruttare il mio gioco in post up, ma anche da ala forte, posso sfruttare la maggior velocità rispetto a chi di solito gioca in quel ruolo. Ovviamente, sono sempre disponibile a giocare in uno o nell’altro ruolo anche in base alla situazione degli infortuni nella squadra, o a determinate situazioni tattiche. Ho ancora un anno di contratto, ma in esso ci sono alcune opzioni, Milano è davvero un bel posto in cui giocare, e ora che la stagione è finita, ci siederemo a un tavolo e parleremo, loro mi diranno cosa vogliono in più da me e io dirò cosa vorrei io in più dalla squadra. Qui è molto facile parlare con chiunque, e sono tutti molto smart, quindi sono certo che troveremo la soluzione migliore, sia per me che per far sì che la squadra continui a vincere in modo da far contenti i tifosi.

Fotogallery a cura di Claudio Degaspari

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