Paolo Galbiati, non chiamatelo novellino

Ecco chi è l’allenatore che ha condotto la Fiat Torino alla finale di Coppa Italia.

di Lucia Montanari, @LuciMonta15

Ieri, durante la semifinale tra Torino e Cremona, quando ho sentito i telecronisti dire che Paolo Galbiati non era abituato e non aveva mai giocato partite di questo calibro, mi è venuto un sorriso spontaneo, perchè la storia e la carriera dell’attuale coach della Fiat Torino, dice tutt’altro.

Certo, questo è il suo primo vero impegno in una squadra senior di Serie A, ma dire che Galbiati non sia abituato a palcoscenici di carattere nazionale, è assolutamente errato.

Galbiati infatti, vanta una lunga storia nel settore giovanile dell’Armani Milano, sicuramente non l’ultima squadra di provincia, con cui ha vissuto tantissime finali nazionali giovanili, conquistato podi e vinto uno scudetto giovanile, oltre al successo nel Trofeo delle Regioni nell’anno 2015 con la Lombardia. Ha imparato poi il mestiere, in ambito senior, da un certo Jasmin Repesa sulla panchina di Milano, prima di rispondere presente alla chiamata di Torino che nella scorsa estate lo ha inserito nello staff di Luca Banchi, per poi, qualche settimana nominarlo head coach della squadra piemontese, dopo le varie vicissitudini successe sulla panchina gialloblù.

Un pedigree di tutto rispetto, per un ragazzo che, non solo ha già trofei in bacheca, ma che ha cresciuto tanti giocatori che ora vediamo militare nelle nostre leghe di Serie A, A2 e serie minori.

Insomma, stiamo parlando di un ragazzo abituato a far giocare e crescere dei ragazzi. E forse era questo di cui aveva bisogno Torino e il suo spogliatoio, di un po di sfrontatezza, incoscienza e di occhi diversi. Perchè, se una cosa è certa, è che gli occhi di Galbiati, non sono sicuramente gli stessi degli allenatori ben più navigati che lo hanno preceduto (senza nulla togliere a questi ultimi, che si sono dimessi per altri motivi). Sono gli occhi di chi ha fame, fame di vincere, ma sopratutto fame di dimostrare che lassù, tra i “grandi”, lui può starci e può anche fare qualcosa di grande e la Torino che abbiamo visto, prima contro Pesaro e poi in queste due partite delle Final Eight, ha proprio gli stessi occhi del suo coach. Credo che da qualche gara i tifosi torinesi non vedevano i propri giocatori avere quella faccia, quella voglia di giocare, buttarsi su ogni pallone e vincere, che hanno ora quei ragazzi.

Paolo Galbiati ha cambiato la faccia di Torino, dandogli quello che forse è mancato in questa seconda parte della stagione. Ora, dopo l’iniezione motivazionale e di novità a livello di atteggiamento, lo aspetterà la sfida più difficile, mantenere questo entusiasmo e questa serenità, fuori e dentro il campo. Una grande sfida, per uno che si prospetta essere un grande allenatore.

Probabilmente quella di questa sera sarà la partita più importante della sua carriera, fino a questo momento, anche se già di finali ne ha giocate e vinte.

Oggi, il primo vero atto tra i “grandi” di un allenatore di casa nostra, un allenatore del futuro che ha tutte le carte in regola per diventare un grande, tra i grandi. Ma non chiamatelo novellino, perchè sia la sua storia che le sue Final Eight, hanno già abbondantemente certificato che non lo è.

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