Playoff LBA 2018 – Il pagellone di Basketinside

Playoff LBA 2018 – Il pagellone di Basketinside

Conclusa la post-season, con il 28° scudetto dell’Olimpia Milano, è tempo di pagellone su quanto offerto dai Playoff di LBA 2018

di Marco Arcari

Milano conquista il ventottesimo scudetto della sua storia e lo fa spazzando via le critiche che erano maturate sulla gestione Pianigiani. Trento lotta, getta il cuore oltre l’ostacolo e prova in tutti i modi a evitare “l’inevitabile”, ma deve poi inchinarsi al collettivo biancorosso, sicuramente più ampio e talentuoso: la seconda sconfitta consecutiva in Finale scudetto, tuttavia, deve rappresentare un altro punto di partenza per la società del presidente Longhi, anche perché la continuità tecnica di coach Buscaglia rappresenta una certezza assoluta in termini di risultati sportivi. Non solo Olimpia e Aquila, però, perché per ognuna delle partecipanti ai Playoff andremo ad analizzare un aspetto – particolare o generale – cui associare un voto.

Voto 9.5 a Shavon Shields – Può un giocatore che ha perso lo scudetto meritare un voto maggiore rispetto a quello che è stato riconosciuto come MVP delle Finali? Sì, a nostro avviso. Shields non sarà stato perfetto in tutta la post-season, ma nelle sei sfide contro Milano ha letteralmente dominato, in lungo e in largo, il gioco: 21.0 punti, 3.2 rimbalzi, 3.5 assist di media nella serie contro i biancorossi, numeri da capogiro per un giocatore che non avrà ancora calcato i parquet di EuroLeague ma che vale tranquillamente il massimo livello della pallacanestro continentale. Lo show offensivo, puntualmente offerto in ogni ultimo quarto della partita fino a gara-6, è stato un qualcosa di unico, che ha riconciliato molti appassionati alla Serie A e che era necessario per ricolorare, almeno un pochino, l’immagine sbiadita della pallacanestro italiana.

Voto 9 ad Andrew Goudelock – Se Milano conquista lo scudetto lo deve, anzitutto, alle prestazioni offerte dal Mini-Mamba in questi Playoff. L’ex-Maccabi è l’indiscusso MVP delle Finali e protagonista del gesto atletico che, nell’immaginario collettivo milanese, rimarrà indelebilmente impresso come “The Block” (per fare il paio col “The Shot” di jerrellsiana memoria di qualche stagione fa, contro Siena). Goudelock, però, è anche protagonista di una post-season che ne riabilita la condizione, facendolo passare da nobile perdente e giocatore “svogliato” a professionista esemplare e finalmente vincente: certo, il lettore potrà sempre obiettare che, fino ad aprile, il numero zero aveva bivaccato in un’Olimpia caratterizzata dall’incostanza e dall’incoerenza tecnica, ma è altrettanto vero che i grandi giocatori si vedono nel momento in cui si devono alzare trofei. L’EuroLeague, a Milano, fa storia a sé: questo è bene ricordarlo a tutti.

Voto 8 alla Leonessa Brescia – I tifosi sognavano di vendicare l’annata 1981-82, quando il Billy Milano eliminò il Cidneo tra mille polemiche negli ottavi di finale per 2-1, ma si sono dovuti “accontentare” di una stagione ben oltre le aspettative. Sulla Germani abbiamo già composto molti elogi, ma nessuno di questi basterà probabilmente a dare la misura di una società che si è distinta per chiarezza di obiettivi e per capacità di non disunirsi nei momenti di difficoltà. I rinnovi di Alessandro Magro e Luca Vitali testimoniano la scelta nella linea della continuità, l’inaugurazione del nuovo PalaLeonessa rappresenta invece l’innovazione (per quanto l’inferiata al secondo anello sia abbastanza anacronistica). Replicare questa stagione non sarà affatto semplice, ma la scelta di partecipare alla prossima EuroCup rivela una certezza di fondo: la lungimiranza bresciana.

Voto 7.5 al cuore varesino – Avere la possibilità di vincere tre partite e uscire 0-3 in una serie playoff lascerebbe l’amaro in bocca a qualsiasi tifoso; Varese, tuttavia, aveva già compiuto un vero e proprio miracolo centrando la post-season con un girone di ritorno irreale per numeri e quantità di vittorie. La serie con Brescia va rapportata a come era nata la stagione della Openjobmetis e a quali erano le risorse a disposizione per poter assemblare una squadra capace di lottare per rimanere in Serie A. Il resto, magicamente, l’ha fatto coach Caja, prendendosi molte rivincite su quella parte di addetti ai lavori che l’ha sempre qualificato come l’allenatore più adatto a fare il compitino per evitare la retrocessione. Vista quest’ultima stagione, speriamo che il futuro in quel di Masnago possa essere un po’ più roseo, anche se l’addio di Coldebella – si parla di un forte interessamento da parte dell’Unics Kazan – potrebbe avere un peso importante.

Voto 7 all’orgoglio canturino – Arrivare ai playoff è stato un vero e proprio miracolo sportivo, raggiunto da un gruppo in cui ogni esponente della ciurma sapeva benissimo cosa fare per soddisfare il proprio capitano di vascello, ovvero coach Sodini. Cantù sembrava aver trovato il nuovo allenatore-filosofo trent’anni dopo il Vate Bianchini, capace di strutturare un’incredibile annata: Milano si è presa la rivincita, con un netto 3-0 nella serie coi canturini, sul successo biancoblu maturato in Coppa Italia, ma Cantù ha dimostrato di essere squadra vera, coriacea e mai doma. In Brianza l’annata appena conclusa non sarà dimenticata tanto facilmente; si spera, però, che il futuro possa essere limpido e certo.

Voto 6.5 alla post-season della Reyer Venezia – Parlare di stagione straordinaria è legittimo, se la si è costruita dall’interno e si conoscono dinamiche altrimenti non conoscibili. Difficile, tuttavia, concordare con coach De Raffaele – fresco di firma triennale con la squadra lagunare – se si guarda unicamente ai playoff di LBA; la storica vittoria in FIBA Europe Cup (primo successo europeo per la Reyer) fa il paio con un’eliminazione in semifinale scudetto che lascia un po’ di amaro in bocca per come Venezia si era presentata ai playoff (primo posto e record societario di punti in Stagione Regolare). Concordiamo, invece, sull’inadeguatezza del Taliercio come palazzetto per una realtà che ha ormai esportato il marchio Reyer ben oltre i confini italiani: se la programmazione tecnica è già certezza – coi rinnovi di Haynes, Watt e gli interessamenti per Washington – la necessità di trovare una nuova casa è quanto mai impellente.

Voto 6.5 a Travis Diener – Al suo ritorno in Italia si era detto di tutto e di più, non certo in chiave positiva. Coach Sacchetti, ancora una volta, ha dimostrato di essere qualche giro avanti a tutti nel comprendere uomini, prima che giocatori: rivitalizzato sotto le cure del coach che ne permise la consacrazione a Sassari, Diener ha disputato dei playoff sopra la media e si è salvato nel naufragio Vanoli in Laguna (un 3-0 comunque pronosticabile). I limiti tecnici e l’età (36 anni compiuti a marzo) non hanno rappresentato un ostacolo nella stagione di un giocatore che può ancora dire la sua in Serie A. La domanda, più che lecita, diventa allora: qual è oggi il livello del massimo campionato italiano maschile di pallacanestro? Ai posteri l’ardua “risposta”, ma è certo che Travis Diener continui a stupire.

Voto 5 a coach Pino Sacripanti – Nel pagellone di Stagione Regolare avevamo premiato il g.m. Alberani con un 8 pieno per le solite mosse azzeccate sul mercato, ma stavolta ci tocca “bocciare” l’allenatore che si è ormai accasato sulla panchina della Virtus Bologna. Contro Trento, nei quarti di finale, Sacripanti non è riuscito a toccare le giuste corde e ha visto la sua Avellino soccombere sotto i colpi di Hogue e Flaccadori senza dare mai l’impressione di potersela giocare quanto meno fino in fondo nelle due sfide della BLM Group Arena. Dopo il flop in Coppa Italia, l’ambiente irpino ha più volte indicato in Sacripanti l’indiziato numero uno quanto a colpe, pertanto l’uscita dai playoff ha rappresentato solo l’ulteriore conferma di una separazione che farà bene a entrambe le parti. Il rimpianto è quello di aver visto una Avellino capace di giocare, a tratti, una grandissima pallacanestro, senza però riuscire a conquistare nemmeno un’affermazione importante.

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