Reyer Venezia al via, coach De Raffaele: ”Cercheremo di far divertire il pubblico. Vogliamo costruire un gruppo che possa andare avanti nel tempo”

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E’ ufficialmente iniziatala nuova stagione dell’Umana Reyer Venezia con la rituale conferenza stampa del Presidente Casarin e coach De Raffaele.

Eccone un estratto

Quest’anno il roster sembra versatile e molto fisico, con esperienza e giocatori giovani?

“Come sempre, cercherò di adattare il gioco alle caratteriste dei giocatori che si hanno a disposizione. E’ naturale che ci sia una filosofia di base che mi ha sempre contraddistinto. Chiaramente, solo quando hai i giocatori a disposizione, li alleni continuamente e capisci le varie sfaccettature di ognuno. Quest’anno più di altri anni, sarà importantissima questa fase di studio per mettere a proprio agio i giocatori. Sicuramente, sarà una pallacanestro più di ritmo, di contropiede e situazioni in campo aperto, perché le caratteriste dei nuovi arrivati si prestano molto a questo gioco. Ma la squadra dovrà compenetrarsi anche con la necessità di avere una matrice difensiva importante che unita ad una fisicità che si è alzata molto, sono elementi fondamentali per competere fino alla fine. Perché come si è visto nelle finali dello scorso anno il livello fisico è stato altissimo.”

In questa stagione avete cambiato tanto. La scelta degli italiani è ricaduta su giocatori che conoscono molto bene il campionato italiano. Questo può aiutare il gruppo nel trovare la giusta amalgama per raggiungere gli obiettivi?

“Sono stati scelti giocatori italiani di qualità per rimpiazzare quei giocatori che sono andati via e per cercare di costruire un gruppo che possa andare avanti nel tempo. Nel campionato italiano si è visto quanto avere degli italiani di qualità sia fondamentale. Abbiamo costruito una squadra equilibrata con caratteristiche che si integrano bene a livello di coppia nello stesso ruolo. Quindi, dovrebbe essere il gruppo a compattarsi per portare avanti un’identità di squadra comune.”

Bramos, De Nicolao e Watt sono alla Reyer da moltissimo tempo. Quanto sarà importante il loro apporto per creare da subito un clima interno alla squadra positivo e comune?

“Credo che quelli che possano rimasti possano identificare e impersonificare la cultura del lavoro che in questi anni abbiamo creato. Ciò significa: umiltà, che ci ha contraddistinto in questi anni e portandoci a grandi risultati; compattezza di squadra, che ci ha permesso di porci come gruppo. Chi è rimasto avrà il compito di far capire come funzionano il nostro metodo di lavoro, la nostra mentalità non sia cambiata. Bramos, De Nicolao e Watt sono perfettamente in grado di veicolare questo messaggio fondamentale che non so se basterà per vincere, ma come dico spesso, una stagione vincente è una stagione che può avere un percorso vincente e non per forza vincere il titolo. Creare un percorso vincente significa creare un gruppo che possa far divertire, possa competere fino alla fine, che dia il massimo e faccia entusiasmare ed identificare le persone”.

Questa è la squadra più forte e profonda che ha mai avuto?

“Credo che questa sia una squadra con un tasso di atletismo e fisicità nei vari ruoli che non abbiamo avuto. E’ una squadra equilibrata e profonda ma solo il campo ci dirà se la squadra sarà efficace o meno. Se le motivazioni dei singoli si fonderanno con quelle delle della squadra allora il percorso sarà più semplice. Certamente la squadra ha qualità tecniche, mi viene in mente la coppia Bramos-Parks, che sono due giocatori opposti ma perfettamente intercambiabili che possono muoversi in due ruoli e stare in campo insieme. Anche i tre playmaker hanno caratteristiche, qualità, personalità ed esperienza diverse che ci fanno sperare di avere un diverso controllo delle situazioni che si verificheranno sul campo. Credo sia una squadra con idee di grande equilibrio ed intercambiabilità. Certamente sono molto soddisfatto e curioso di conoscere la squadra. La mia percezione del roster è che sia formato da tanti giocatori con motivazione da mettere a servizio del gruppo.”

Quest’anno come pensi di gestire gli stranieri, visto che sui 7 disponibili, potrai schierarne solo 6 in Serie A?

“Sicuramente, prima di tutto vedremo le condizioni fisiche di ognuno perché nella scorsa stagione siamo stati pesantemente condizionati dagli infortuni. Credo che la gestione sia con Yankuba Sima, giocatore giovane e di grandi prospettiva, che farà lo straniero di coppa ma avrà le sue chance anche in campionato se dimostrerà di essere in grande forma. Comunque, decideremo di volta in volta senza alcun tipo di preclusione. Sappiamo che abbiamo 7 stranieri e nella rotazione può andare chiunque perché durante la stagione ci possono essere mille problemi che possono condizionare le scelte”.

Cosa provi ad essere l’allenatore della Reyer nell’anno del 150esimo anniversario?

“Provo un senso di soddisfazione e gratitudine perché non sono cose che succedono a caso. Sono piccole cose che rimarranno sempre nella storia. Sono quelle cose che in futuro sarà bello ricordare perché queste sono le cose che restano e non una partita vinta o persa.”

Questa squadra può essere pericolosa sia dall’arco ma anche numerose soluzioni da 2 punti. Questo può essere un fattore decisivo nelle partite più ruvide o in quelle a basso punteggio?

“E’ una squadra con giocatori con caratteristiche che si amalgamano molto bene fra loro. Il tiro da 3 è un’arma che ormai hanno quasi tutte le squadre, ma a differenza degli scorsi anni abbiamo un 3 atletico, Parks, che sa giocare anche spalle a canestro. Abbiamo un centro italiano importante in area insieme a Watt e abbiamo un saltatore sopra al ferro come Sima. Queste sono tutte caratteristiche diverse rispetto alle scorse stagioni, che ci permetteranno di esplorare soluzioni diverse e soprattutto, nel momento in cui si affrontano squadre con caratteristiche non congeniali alle nostre, avere la possibilità di metterle in difficoltà nel miglior modo possibile”.

Quest’anno vi aspetta un precampionato di alto livello. Affronterete avversari come l’Efes Istanbul, bi-campione d’Europa in carica, la Virtus Bologna per due volte. Potranno già essere test importanti?

“Saranno sfide di alto prestigio, ma come sempre nel precampionato, credo che non saranno indicative in senso lato. A quel punto della stagione tutte le squadre sono dei cantieri in opera, basta vedere noi che non avremmo a disposizione alcuni giocatori perché saranno impegnati con le nazionali. Arriveremo certamente con una faccia diversa rispetto a quella che dovremmo avere in campionato. Però sono tutti test molto importanti. Quella con l’Efes sarà una bellissima occasione per festeggiare i 150 anni e avere la possibilità di vedere la squadra bi-campione d’Europa. Gli altri saranno test che ci permetteranno di avere ampio spazio di manovra nelle soluzioni di gioco e capire su quali situazioni dovremmo ancora lavorare. Il precampionato serve per fare dei piccoli test che hanno un significato molto relativo”.

Potreste avere un uomo in più nel pubblico del Palasport Taliercio?

“Nelle scorse stagioni è stato difficile giocare con pochi spettatori perché non si sentiva quella spinta del pubblico che in alcune partite fa la differenza. La presenza del pubblico sarà di grande aiuto”.

Cambierà qualcosa nella preparazione dei ragazzi, visto che come hai detto poco fa, avrei dei giocatori che si riuniranno al gruppo più avanti?

“Negli anni passati abbiamo già avuto dei giocatori che si sono aggregati al roster solo successivamente, per impegni con le nazionali. Lo staff ha programmato un inserimento progressivo in base al loro arrivo in squadra. Ci sarà anche un periodo di riposo prima di poterli reinserire perché arrivano da un’estate senza riposo e quindi avranno bisogno di un piccolo periodo di stop prima di cominciare ad iniziare la preparazione. Ci vorrà un po’ di tempo, chiaro che allenarsi insieme fin da subito sarebbe stato molto utile ma questa è la situazione e si agisce di conseguenza”.

Qui la conferenza integrale