Roberto Brunamonti: “A Belgrado l’Italia non parte battuta. E con questo Tonut…”

La leggenda italiana di Rieti, della Virtus e della nazionale italiana ha parlato a Sport-Lab.it

di La Redazione

Roberto Brunamonti, pluripremiato cestista della Virtus Bologna e della Nazionale Italiana, è stato ospite del 42esimo appuntamento con #SportLabLive, trasmissione in onda sulla pagina Facebook di Sport-Lab.it.

 

 

Salve sig. Brunamonti. Cominciamo con una domanda ‘facile’: come giudica l’impatto di Belinelli alla Virtus Bologna?

Sono molto contento: poter avere Belinelli qui in Italia dà prestigio sia alla Virtus Bologna che alla Nazionale. Per chi ama il basket avere Marco e Datome nel nostro Paese è simbolo di un qualcosa di molto importante.

 

Qual è, secondo lei, il giocatore più forte del campionato italiano?

Si stanno mettendo in evidenza tanti giocatori italiani, nonostante i palazzi vuoti per la pandemia. Fare un nome non è semplice, ma sicuramente ci sono dei giocatori che all’interno delle loro squadre sono fondamentali è uno su tutti è Stefano Tonut: sta facendo benissimo e nei meccanismi di Venezia si ritrova a giocare palloni importanti e a gestire azioni decisive; tali qualità poi si ritrovano ‘utili’ per la Nazionale. Agli altri italiani capita raramente questo: per dare un futuro roseo ai nostri Azzurri bisogna fargli giocare i finali di partita e le azioni importante delle partite, anche sbagliando. È così che si cresce.

 

Chi vede favorita per le prossime Final Eight?

Le squadre favorite sono quelle che conosciamo, non scopro l’acqua calda. La Coppa Italia è una manifestazione che ha grande importanza e, per questo, possono esserci delle sorprese: i quarti sono fondamentali, non si può sbagliare come ci si può permettere nei playoff Scudetto. Non mi meraviglierei se ci fosse qualche sorpresa… Risposta secca? Giocando a Milano e vedendo come sta giocando Milano mi viene da dire Milano, ma non lo darei assolutamente per scontato.

 

Come vede l’Olimpia Milano tra Italia ed Europa?

La vedo molto bene. È una squadra che, in questo momento, gioca con grande confidenza: si vede la mano di Messina, bravo a sfruttare un attacco di prim’ordine e una difesa sempre più importante; queste caratteristiche sono fondamentali per raggiungere i traguardi prefissati sia in Italia che in Europa.

 

Dopo la solita regular season ‘irregolare’, Venezia troverà la consueta forza nelle F8 e poi nei playoff?

Sono stati penalizzati dal Covid, ma De Raffaele ora ha tutto l’organico a disposizione. Ha cambiato poco negli ultimi anni, inserendo solo alcuni elementi di valore: indubbiamente c’è uno zoccolo duro di giocatori, unito alle capacità dei nuovi, che può fare la differenza. Venezia è tra le favorite, assieme a Milano, Virtus Bologna, Sassari e Brindisi, che sta facendo una stagione straordinaria.

 

Che ricordo ha della Virtus Roma?

La Virtus Roma, anche per me, è una ferita; ho ricordi bellissimi, sia del posto che dei tifosi che della società. Roma dava lustro al basket e alla città.

 

Teodosic, playmaker fisicamente atipico, può essere il Brunamonti attuale della Virtus Bologna?

Quando io venni messo nel ruolo di 1 erano anni in cui il playmaker aveva delle caratteristiche simili a quelle attuali, ma doveva essere morfologicamente essere non alto; mi sento un po’ precursore – lo dico modestamente – di queste generazioni di giocatori: la capacità non la dà l’altezza, ma quella di saper coinvolgere i propri compagni e di essere un buon realizzatore. Teodosic è poesia: essere un compagno di Teodosic è una fortuna, sia che tu sia un tiratore o un pivot la palla ti arriva perfetta; ha una velocità di pensiero e di esecuzione pazzesca. Con lui ti diverti.

 

Che differenze ci sono tra il campionato italiano dei suoi anni e quello attuale?

Il campionato italiano, negli anni novanta, era tra i primissimi campionati europei, quindi tante stelle venivano in Italia a giocare. Credo che, nei corsi e ricorsi della storia, questo posso ritornare. D’altronde già questa stagione si sta rivelando molto interessante e di alto livello…

 

Su cosa deve lavorare la LBA per arrivare ai livelli tecnici e commerciali delle altre leghe europee?

Se avessimo una copertura televisiva con un ritorno economico importante unita a qualche partita più in chiaro in diretta si farebbe il salto di qualità. So di dire una banalità, ma se il calcio non fagocitasse tutti i diritti televisivi dal punto di vista economico sarebbe una grandissima cosa per gli altri sport. Una copertura maggiore darebbe alto respiro alle società, richiamando più sponsor e investendo quei soldi, magari, per i settori giovanili. È un sogno, ma tante volte i sogni si avverano.

 

E sul nuovo protocollo?

La FIP sta facendo di tutto per far tornare le squadre giovanili a giocare: sono il cuore della nostra pallacanestro ed è chiaro che è importante che si allenino e gareggino.

 

Come vede l’Italia verso Tokyo passando dal Preolimpico di Belgrado?

Intanto speriamo di arrivarci con tutti gli effettivi in salute; sono convinto che tutti daranno la disponibilità di poter giocare, fermo restando che auguro agli azzurri in NBA di arrivare alle finali. Se riuscissimo ad avere anche Gallinari & Co. nel gruppo abbiamo qualche possibilità in più: la Nazionale si è sempre battuta alla grande. Possiamo mettere in difficoltà la Serbia così come fatto con la Spagna, poi campione, al Mondiale: dobbiamo arrivarci convinti delle nostre capacità, con umiltà. La Serbia è straordinariamente forte, ma questo non vuol dire che noi non possiamo batterli a casa loro.

 

Qual è, secondo lei sig. Brunamonti, l’evento sportivo o il personaggio sportivo che hanno in qualche modo cambiato la storia dell’umanità?

Olimpiadi di Città del Messico, 1968: il pugno alzato dei due americani e, soprattutto, dell’australiano che arrivò secondo che appoggiò il tutto.

Brunamonti

 

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