Sandro De Pol: “Milano rivale di se stessa. Covid? Si potrebbero creare delle mini-bolle”

Il commentatore tecnico di RaiSport ed ex giocatore della nazionale italiana Sandro De Pol è intervenuto durante #SportLabLive, il format web di sport-lab.it

di La Redazione

Sandro De Pol, ex cestista di Varese, Milano e Trieste e Campione d’Europa con l’Italbasket all’Europeo del 1999 e attuale commentatore tecnico per RaiSport, è stato ospite del 26esimo appuntamento con #SportLabLive, il format web di sport-lab.it.

Salve sig. De Pol. Cominciamo da quello che è stato l’evento per eccellenza del basket mondiale: Los Angeles Lakers campioni in NBA.

È stata una stagione extra-ordinaria. L’NBA ha avuto le risorse, i mezzi e le capacità di continuare il suo campionato in una bolla perfetta e di portare a termine la stagione. Non è stata una sorpresa la vittoria dei Lakers. L’eredità di Kobe poteva essere raccolta solo da LeBron James; dentro di sé gliel’aveva promesso ed è riuscito a compiere ciò che si era prefissato.

Quale sarà il futuro di Davis?

Lo chiamano “Il Fratellone”. Ha avuto un’uscita un po’ infelice quando c’era solamente da gioire per il titolo vinto, ma credo che resterà a Los Angeles perché può garantirgli dei trofei e, sopratutto, di entrare nella leggenda.

Restando in tema mercato NBA, come qualifichi le voci di un possibile arrivo di Gallinari ai Milwaukee Bucks?

Credo che Gallinari stia cercando un club che gli permetta di vincere. Ha firmato un enorme contratto triennale, ma in carriera non è mai riuscito a portare a casa un titolo. Non so se il posto giusto sia Milwaukee, ma è importante che faccia questo passo.

Potrebbe essere replicabile in Europa e in Italia il modello “Bolla NBA”?

In Italia non è un modello replicabile, ci sono tanti costi da sostenere; si potrebbero fare, però, delle mini-bolle (come in Sardegna in Supercoppa). Anche in Eurolega si deve pensare a qualcosa di diverso: la situazione sta peggiorando sempre di più; non si può andare avanti a suon di 0-20!

Come valuta l’operato del governo nei confronti della pallacanestro?

Non ho gli strumenti per poter valutare l’operato del Governo. In un mondo dove tutti hanno una risposta, io non ce l’ho. Chiaro che tutti quanti quanti vorrebbero andare a vedere le partite, però in questo momento la salute ha la priorità e tutte le decisioni prese devono essere tese alla sicurezza del popolo e alla salvaguardia delle società sportive.

De Pol sul basket italiano

L’Olimpia Milano in Italia ha dei rivali?

L’unico rivale di Milano è la stessa Olimpia: per come è stata costruita solo lei può perdere il titolo italiano. Occhio, però, anche alla Virtus Bologna e a Venezia, squadre che hanno cambiato pochissimo e che sono forti nel roster e che, come Venezia, si accendono ai play-off. È certo che la favorita assoluta sia Milano.

Ci potrebbero essere in LBA possibili outsider?

Guardando i roster ci sono squadre, secondo me, costruite molto bene. A Trento non manca nulla, idem per Brescia, Brindisi ha cambiato tanti giocatori, ma non ha cambiato filosofia, non abbiamo ancora visto il vero potenziale di Sassari. Ci sarà sicuramente qualche mina vagante che finirà tra le prime quattro.

Che ricordi ha di Pozzecco giocatore e come commenta il Pozzecco allenatore?

Dico solo quello che si può raccontare eh (ride, ndr). Gianmarco è un ragazzo strepitoso, sensibile, intelligente e molto leale. Ha mantenuto la stessa caratteristica che aveva da giocatore: non è stato uguale a nessuno quando giocava e non è omologato ad altri quando allena; il suo modo di allenare a Sassari è diverso rispetto agli altri, ha un’altra idea che sta garantendo risultati. Come esaltava i compagni che giocavano con lui, adesso riesce a farlo con i panni del coach, tirandone fuori il meglio.

Che ricordi ha di quello straordinario 1999?

Avevo 21 anni di meno… (ride, ndr). È stato un anno magico, vinsi sia il campionato italiano che l’Europeo con un gruppo di compagni strepitoso. Vi racconto un aneddoto: in questo tipo di partite i giocatori hanno la sensazione di vincere, della gara da non poter perdere, che la vinci senza sapere perché e come. Prima della finale, andai in bagno portandomi la settimana enigmistica e, tra le parole da cercare, c’era: “Può essere massiccio, tre lettere”. Non poteva essere una coincidenza, era un segno che non avremmo potuto perdere quell’oro!

È replicabile quel trionfo?

Mi dispiace, ma adesso no. Con la situazione attuale dei giocatori è molto difficile. Il gruppo del 1999 era molto competitivo in tutti i reparti, abituato alle competizioni europee e che giocavano da tempo insieme: c’era grande chimica e grande affiatamento. Adesso serve che i giovani si facciano il culo in allenamento, pretendendo che gli allenatori si fermino di più con loro, oltre alle esperienze con i club nelle competizioni continentali.

Attualmente lei è commentatore tecnico per Rai Sport: qual è il giocatore in attività in Italia che, dalla tribuna, ti è parso più forte?

Andrei su quelli arrivati l’anno scorso: da Rodriguez, che a me piace moltissimo, a Teodosic. Il vero fenomeno, però, è Scola: a 40 anni spiega basket a tutti, prendendo i rimbalzi, partendo in palleggio e segnando più di 20 punti a partita.

Qual è, secondo lei, sig. De Pol, un personaggio o un evento sportivo che ha cambiato, in qualche modo, la storia dell’umanità?

Mohamed Alì, perché per primo tra i grandissimi riuscì ad unire lo sport di altissimo livello con i temi politico-sociali, dando un senso diverso a tale binomio.

 

 

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