Simone Zanotti si racconta: “I famosi schiaffoni di Repesa sono dati dalla sua passione. Delfino è un leader con un fisico da venticinquenne “

Il giocatore della VL Pesaro è intervenuto nella rubrica di Andrea Zerini & Co. Ha svelato i segreti della sua gavetta e il rapporto “speciale” con Repesa.

di Marco Muffatto
zanotti

Simone Zanotti, centro della VL Pesaro, ha partecipato ad una chiacchierata su Little Talks, pagina gestita dal cestista di Napoli Andrea Zerini, Raffaele Camerini e Stefano Strillò, abbiamo raccolto per voi le parti interessanti dell’ intervista.

A inizio anno qual era l’obiettivo?

L’obiettivo è sempre stato la salvezza, ma quest’anno il progetto si è fatto più importante, con più investimenti da parte della società, tutto ciò che va oltre alla salvezza è guadagnato.

Parlando del tuo passato minori, come ti sei trovato a Ruvo di Puglia?

Ho affrontato un’annata particolarmente difficile, purtroppo quell’anno la società è fallita, abbiamo avuto ritardi nel pagamento degli stipendi, mettendo in difficoltà il gruppo squadra.

Hai avuto anche trascorsi a Lucca, ci racconti la tua esperienza?

Ho girato l’Italia in serie B e a Lucca abbiamo fatto una stagione sottotono, non riuscendo ad agguantare i PlayOff, pur avendo una squadra forte.

Qual è stata la città che ti è piaciuta di più?

Lucca, ma perché amo tutta la Toscana, ci sono tante città vicine da visitare come Viareggio…

Com’è stata la transizione da essere un minors ad essere un professionista?

Secondo me già in serie B sei un professionista, perché il tempo che dedicavo in serie B alla pallacanestro, è lo stesso che dedico ora che sono in serie A. Ti devi abituare a un ritmo più alto, ad altre intensità, bisogna guadagnarsi la fiducia dei compagni che è fondamentale.

Gli aspetti positivi di essere in serie A e non più nelle serie cadette

Allenarti con persone più forti di te, ti stimola a dare il meglio, anche il discorso di allenarti insieme a ex giocatori NBA o giocarci contro è una cosa molto eccitante.

Com’è giocare con Carlos Delfino?

Lui è un trascinatore, sa essere un leader e ha un fisico da venticinquenne, tanti aspetti in allenamento mi fanno capire che lui ha un’altra mentalità, si vede che ha un trascorso importante alle spalle.

Carlos Delfino

Per quale motivo giochi con il numero 41?

Uno tra i motivi principali è il fatto che ho sempre portato i numeri bassi, e quando hanno sbloccato la regola di avere i numeri fino al 20, ho cambiato e ho preso il 41, con dedica a Dirk
Nowitzki.

Il tuo giocatore preferito?

Giannis Antetokounmpo, perché fa delle cose senza senso. In Europa è Jan Vesely, perché ha un modo di giocare molto aggressivo, è molto atletico.

Ci parli di Tyler Cain?

È un ragazzo molto bravo, è quell’americano non americano, uno con cui ci puoi dialogare e a cui chiedere consigli. In allenamento è incontenibile, è un muro insormontabile.

Quest’anno sei allenato da un grande coach, quale Jasmin Repesa. Ce ne parli?

Già l’accento incute quel giusto timore, quando ti urla contro scappa qualche parolina nella sua lingua. I famosi schiaffoni sono dati dalla sua passione, e perché vuole davvero bene ai suoi
giocatori, si affeziona a noi. Io lo definisco un sergente, però fa qualche mattutina dunque passa per essere un sergente divertente. Esige massima concentrazione e responsabilità da noi
giocatori. Io in questo momento sto giocando da 5, che non è il mio ruolo, ma grazie ai suoi consigli riesce a farmi sentire a mio agio.

Parlando di Repesa, tratta tutti i giocatori nella stessa maniera?

Se deve urlare a qualcuno lo fa sia che il giocatore si chiami Carlos Delfino, sia che si chiami Simone Zanotti, si rapporta tanto con Delfino, perché sono due uomini di grande esperienza ed
è piacevole che si confrontino.

Ci parli del tuo compagno di squadra, Ariel Filloy?

Con Ariel mi trovo molto bene, purtroppo in questa situazione non si può andare a cena fuori, trascorrere del tempo insieme, dunque non si riesce tanto a conoscere i compagni al di fuori del
campo.

Sono già usciti gli accoppiamenti delle Final Eight di Coppa Italia e siete contro Sassari, parere?

Sassari è una gran bella squadra, in più con l’innesto di Ethan Happ, sono ancora più forti.

Ci sono squadre con le quali sei più gasato?

Giocare contro Milano o contro la Virtus, comporta giocare contro giocatori di un certo livello e dunque ti spinge a dare il meglio di te. Giocare contro Teodosic ad esempio è molto bello e hai sempre paura che faccia una delle sue magate.

Per noi al giorno d’oggi il trofeo MVP se lo contendono Miro Bilan, D’Angelo Harrison e Zach LeDay, tu a chi lo daresti di loro tre?

Ti direi Bilan perché è molto costante, sarebbe un giocatore che prenderei se dovessi costruire una squadra.

Il livello del campionato italiano sta crescendo?

Indubbiamente si, sono arrivati tanti nomi buoni e tutte le squadre si sono rafforzate. Secondo me non c’è una squadra come Pesaro dell’anno scorso, la lotta alla salvezza è più dura.

Il tuo obiettivo principale? Nazionale?

Si mi piacerebbe tantissimo, ma non lo vedo come obiettivo, lo vedo come una conseguenza. Mi interessa il bene della squadra, mi interessa vincere, andare ai PO. Mi piacerebbe tantissimo andare in nazionale, ma la vedrei più come una conseguenza di ciò che si fa in campionato.

Hai passioni oltre il basket?

Quattro cinque anni fa ti avrei detto: fare serata, fare serata, fare serata. Ora leggo tantissimo, soprattutto il genere informativo!

Zanotti

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