Umana Reyer Venezia, l’addio di Stone: “Siamo stati una grande famiglia, persone eccezionali prima che giocatori”

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E’ stato uno dei pretoriani di Walter De Raffaele e allo stesso tempo uno dei giocatori che più è entrato nel cuore dei tifosi orogranata.

“Mi dispiace non aver regalato un’altra gioia ai nostri tifosi. La Reyer ha sempre giocato un particolare tipo di basket, basato sulla difesa, sulla lotta, sull’aiutarci reciprocamente. Sapevamo che poteva essere una delle ultime partite che giocavamo insieme, volevamo di più da noi stessi per chi siamo stati in questi anni. Avevo molta rabbia alla fine perché non siamo riusciti a esprimerci come volevamo. Si è creata tra di un noi una sorta di fratellanza, siamo stati una grande famiglia, persone eccezionali prima che giocatori. E’ raro per un gruppo durare così tanti anni ed è altrettanto raro vedere giocatori che si sacrificano l’uno per l’altro per il bene del gruppo. Abbiamo vissuto insieme anche tante esperienze fuori dal parquet, anche più importanti della pallacanestro. Porterò sempre dentro di me questi anni e lo faranno anche i miei compagni”

Fin dal primo giorno qui, il mio obiettivo era lasciare un’eredità. Ho lavorato tanto per contribuire a gettare le fondamenta per creare un grande club. Tornerò in Italia, magari come tifoso. Cosa mi porto dietro? La gente. Ho avuto la fortuna di conoscere persone fantastiche, in questi anni a Venezia ho anche perso persone importanti, come Cameron Moore, che consideravo un “fratello”, sentire cantare dai tifosi il suo nome dopo il primo scudetto, è stato commovente. Come la loro vicinanza quando è scomparso mio padre, persone che si sono strette a me nei momenti belli e in quelli brutti. Non credo che questo sia un salutarsi perché continueremo ad avere per sempre un legame speciale. Ho trascorso 7 anni straordinari, e 7 anni nella carriera di un giocatore sono tanti”.

Fonte: La Nuova Venezia